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Berluscopoli enciclopledia arcorianaIL BERLUSCONISMO E' VERAMENTE LA FECCIA CHE RISALE IL POZZO (Indro Montanelli 26 marzo 2001 ) |
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(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
La vera storia della telefonata segreta che fa tremare Silvio di Marco Lillo Le comunicazioni tra Berlusconi ed Evelina Manna. La vicenda dell'indagine di Napoli e della legge su misura fatta per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni. Anche se i giornali continuano a parlare di corruzione e rinvio a giudizio, quella che si è giocata in questi sei mesi nei palazzi di giustizia di Napoli e Roma è una delicatissima partita a scacchi che non ha avuto come posta il destino dell'indagine ma quello dell'immagine del premier. La storia dell'inchiesta di Napoli, del suo trasferimento a Roma e ora della sua richiesta di archiviazione deve essere raccontata proprio da questo angolo di visuale. L'unico che conta davvero. Tenendo a mente che la posta in gioco di questa partita disperata per il Cavaliere non era l'assoluzione o il rinvio a giudizio ma la pubblicazione delle telefonate o la loro distruzione. Berlusconi ieri si è aggiudicato, grazie alla Procura di Roma, un round molto importante di questa partita ma non ha ancora in tasca la vittoria finale. Proviamo a partire per una volta non dai codici ma dalle bobine. Le intercettazioni del procedimento si distinguono in tre gruppi: le prime sono le 10 mila telefonate dell'utenza di Saccà (circa 8 mila) e del produttore che piazzava le attricette care al premier, Guido De Angelis (circa duemila). Queste e telefonate sono state depositate dai pm di Napoli nel fascicolo principale (quello per il quale ieri è stata resa pubblica la richiesta di archiviazione) e sono dal luglio scorso conosciute dagli italiani grazie a ''L'espresso'' che le ha pubblicate anche in audio. Tra queste ci sono le sette telefonate di Silvio Berlusconi (quattro con Saccà e tre con De Angelis) che tutti possono ascoltare on line dall'estate scorsa. Poi ci sono un gruppo ristretto di telefonate che sono state depositate nel fascicolo sulla compravendita dei senatori del centrosinistra da parte di Berlusconi e Saccà attualmente in attesa della decisione del Gip sulla richiesta di archiviazione della Procura. Infine, e questo è il punto dolente per Berlusconi, esistono decine e decine di telefonate intercettate sulle utenze di due ragazze care a Berlusconi, Evelina Manna ed Elena Russo, nelle quali si sente più volte la voce del presidente del consiglio. E soprattutto si sentono le ragazze discettare con le loro amiche dei loro rapporti con il premier, delle sue promesse, delle loro delusioni che talvolta sconfinano nel risentimento. Una parte di queste telefonate, secondo la Procura di Napoli, avrebbe meritato da parte dei pm di Roma un'attenta analisi per verificare addirittura se non si potesse configurare in capo a Silvio Berlusconi il ruolo di vittima. Questo intreccio malmostoso è sempre stato il lato B dell'indagine. Quello che anche la Procura di Napoli ha cercato di sterilizzare per evitare l'accusa di avere voluto frugare nell'intimità del premier. La Procura di Napoli voleva portare a giudizio Berlusconi perché aveva corrotto Saccà e non perché aveva rapporti con quelle ragazze. I due temi però restavano e restano obiettivamente inseparabili. I pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli, per tutelare la privacy del presidente, avevano elaborato uno stratagemma che aveva l'indubbio pregio del buon senso ma che non era certamente sorretto da solide basi giuridiche. Le intercettazioni delle ragazze, quelle nelle quali si sentiva la voce di Berlusconi e quelle nelle quali le sue amiche parlavano dei rapporti con il premier, erano state stralciate e posizionate in un fascicolo a parte. Per farne cosa? I pm napoletani avevano rimandato la decisione sul punto al termine dell'inchiesta. Fu allora, nel luglio del 2008, che per la prima volta il destino di queste telefonate e il faticoso iter del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni incrociarono le loro strade. LA CONSEGNA DEL SILENZIO Il presidente del consiglio, dopo la pubblicazione della copertina de ''L'espresso'' (''Pronto Rai'', 26 giugno 2008) sul caso Saccà con l'audio delle prime telefonate (depositate e a disposizione delle parti, non più segrete) teme che anche le altre telefonate possano essere pubblicate. I suoi legali si precipitano a Napoli e alla vigilia dell'uscita del nuovo numero de L'espresso, con i palazzi romani che diffondono la voce di imminenti rivelazioni piccanti sul premier e le sue ragazze, Berlusconi tira giù l'asso: il 3 luglio minaccia un decreto legge per impedire la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali. Il presidente del consiglio inoltre annuncia che sarà ospite a Matrix e spiegherà al popolo italiano la sua posizione e le sue misure contro questa barbarie, che per inciso lo riguarda in prima persona. Oggi, con il disegno di legge sulle intercettazioni in votazione, è bene ricordare come nacque in quei giorni la grande voglia del presidente del consiglio di imbavagliare la stampa. In quelle calde giornate di luglio si svolge una partita nascosta alle spalle dei cittadini. La minaccia del premier sortisce effetto. Quando i suoi legali ottengono dalla Procura di Napoli rassicurazioni sulla distruzione delle telefonate ''imbarazzanti'', Silvio Berlusconi allenta la presa sulle norme per le intercettazioni. I pm presentano la richiesta di distruzione delle conversazioni delle ragazze al Gip Luigi Giordano e Mentana resta a bocca asciutta. Silvio Berlusconi non si presenta in tv. Niente decreto, non serve più. Purtroppo però il Gip di Napoli fa saltare la tregua bilaterale. L'8 luglio si dichiara incompetente e non rinvia a Roma solo il fascicolo principale su Saccà ma anche quello ''scottante'' contenente le telefonate delle ragazze. A questo punto il timer del disegno di legge Alfano riprende a ticchettare all'impazzata. E subisce una nuova accelerazione quando la Procura di Roma a novembre del 2008 presenta la richiesta di archiviazione (anche quella segreta e anche quella distribuita alla stampa dalla Procura, solo nella parte meno imbarazzante per Berlusconi) contro Berlusconi e Saccà per il procedimento riguardante la corruzione dei senatori Nino Randazzo e Piero Fuda, eletti con il centrosinistra e corteggiati dal Cavaliere a suon di promesse, di poltrone e altro. Perché Berlusconi entra in ansia quando un altro procedimento si avvia verso la chiusura a suo favore? l fatto è che nelle carte dell'inchiesta sulla tentata compravendita dei senatori Randazzo e Fuda sono finite le telefonate che documentano i rapporti tra Silvio Berlusconi e una bellissima attrice trentenne che somiglia a Veronica Lario giovane: Evelina Manna. Berlusconi la raccomandava a Saccà e si giustificava dicendo che non lo faceva per sé ma perché aveva in animo di di usarla come moneta di scambio per convincere un senatore del centrosinistra a passare con il Popolo delle Libertà. Secondo i pm quel senatore, nelle parole di Berlusconi, poteva essere Fuda. Teoricamente la povera e inconsapevole Evelina Manna sarebbe stata raccomandata per una particina in Rai ? secondo quello che lo stesso Berlusconi dice nelle telefonate con Saccà - non perché legata al Cavaliere ma perché sarebbe stata lo zuccherino per addolcire il senatore calabrese in bilico. Per smentire questa ricostruzione dei fatti, i pm hanno dovuto accertare i rapporti tra il senatore Fuda e Evelina Manna (inesistenti) ma soprattutto quelli (ben più stretti) tra Berlusconi e la Manna medesima. Nella richiesta di archiviazione depositata a novembre si chiarisce che la Manna era raccomandata perché interessava a Berlusconi, altro che Fuda. Proprio per documentare questa amicizia e per scagionare Berlusconi i pm hanno depositato alcune telefonate con la Manna. E, sarà un caso ma poco dopo la richiesta di archiviazione e l'uscita delle prime indiscrezioni sul suo contenuto, Silvio Berlusconi è rientrato in fibrillazione. ''Se pubblicano le mie telefonate'', dichiarava a dicembre sulle prime pagine dei giornali, ''io vado via dall'Italia''. Messaggi precisi agli investigatori che quelle telefonate non avevano ancora distrutto. Infatti i mesi passavano e la Procura di Roma continuava a tenersi questa patata bollente sul tavolo.Che fare? Se il procuratore capo Ferrara avesse inoltrato la richiesta di rinvio a giudizio già formulata a Napoli per Saccà e Berlusconi (evitando così di sconfessare i colleghi), il rischio della pubblicazione sui giornali del materiale ''scottante'' sarebbe stato molto elevato. TRA PRIVACY E LEGGE La toppa messa dalla Procura di Napoli a tutela della privacy del Cavaliere non era delle più solide. La distruzione delle telefonate tra Silvio Berlusconi e le ragazze era difficile da argomentare. La Procura proprio nel momento in cui chiedeva di processare il presidente del consiglio perché aveva chiesto a Saccà di violare i suoi doveri per fare avere alle sue protette un posto al sole, chiedeva di distruggere le telefonate delle medesime ragazze raccomandate?. Certo, lo scambio corruttivo, come sosteneva la procura di Napoli si perfezionava con la promessa dell'aiuto a Saccà in cambio della spintarella. Certo, non contava nulla - come spiegavano i pm napoletani- la ragione della raccomandazione. Certo, il movente del Cavaliere, la causale del suo afflato doveva restare fuori dal processo. Che lui le raccomandasse (come sosteneva con scarsa convinzione con Saccà) perché avevano il padre malato, perché erano in uno stato di profonda prostrazione, o per altri motivi, ai pm non interessava. Purtroppo però poteva interessare ai giudici. Questa tesi, formulata per stendere un velo sulle motivazioni profonde del Cavaliere, alla fine non reggeva. Nella corruzione il movente non è importante per stabilire se c'è il reato, ma diventa fondamentale per determinare l'entità della pena. Se corrompo un funzionario pubblico per aiutare una ragazza che ha il padre malato avrò diritto a tutte le attenuanti del mondo. Se corrompo un incaricato di pubblico servizio per piazzare la mia amichetta, no. Ecco perché, in caso di richiesta di rinvio a giudizio, il gip avrebbe potuto e forse dovuto ordinare alla Procura di depositare tutte le telefonate dalle quali si poteva evincere il movente della raccomandazione di Silvio Berlusconi. In particolare il velo era sottilissimo e anzi si era già strappato per Evelina Manna. Dei reali rapporti tra questa ragazza e Berlusconi, in fondo i pm romani erano stati costretti ad occuparsi per la vicenda Fuda. Cosa ostava a depositare le sue telefonate per dimostrare il vero movente della corruzione di Berlusconi verso Saccà? Per garantire la distruzione delle telefonate, insomma, non bastava chiedere al Gip il rinvio a giudizio per Saccà-Berlusocni e contestualmente la cancellazione del temibilissimo fascicolo delle ragazze. Solo una richiesta di archiviazione per il fascicolo principale avrebbe permesso di mandare al macero tutto. Ed è esattamente quello che è accaduto. La Procura di Roma ha chiesto di distruggere tutto. Non solo le telefonate delle ragazze. Ma proprio tutte, anche quelle di Saccà con gli altri politici o con i membri del cda della Rai. Anche quelle nelle quali si parla dei contratti da sbloccare per Ida di Benedetto, compagna del membro del cda Rai Giuliano Urbani. Anche quelle nelle quali Saccà si impegna per aiutare la società di produzione del la moglie del capogruppo della Pdl Italo Bocchino. Anche quelle nelle quali Saccà discute con il membro dell'Autorità Garante delle Comunicazioni Giancarlo Innocenzi delle mosse da fare per convincere il senatore del centrosinistra Willer Bordon a lasciare la sua maggioranza. Tutte queste telefonate, che L'espresso aveva segnalato nei suoi articoli, e che avrebbero meritato un attento esame, finiranno al macero. Tutte irrilevanti. L'ennesima dimostrazione di cosa significherà l'applicazione del bavaglio del disegno di legge Alfano (che vieta la pubblicazione degli atti ritenuti irrilevanti dalla Procura) quando si ha a che fare con pm, come quelli romani, così attenti a non pestare i piedi dei potenti. Tutte le vicende scandalose relative alla Rai e all'Autorità Garante delle Comunicazioni agli intrecci perversi tra le attività politiche e aziendali di Saccà e di Innocenzi, raccontate da L'espresso, non sarebbero state mai pubblicate. Gli italiani non ne saprebbero nulla. Per ottenere questo mostro giuridico: l'azzeramento dell'indagine napoletana, la distruzione di tutte le intercettazioni, i pm Colaiocco e Racanelli hanno dovuto sostenere oltre alla mancanza della qualifica di incaricato di pubblico servizio per Saccà (nonostante la Cassazione dicesse il contrario), oltre alla mancanza del ''do ut des'' (nonostante la professione di ''contraccambio'' registrata sul telefono di Berlusconi) anche la mancanza di un atto contrario ai doveri di ufficio. In questo la Procura scavalca a destra anche la Rai, che pure era stata criticata per il suo lassismo. Per l'azienda pubblica Saccà aveva violato i suoi doveri e il codice etico. Per i pm nulla da obiettare. FUTURO RACCOMANDATO Secondo i magistrati capitolini l'attività di selezione delle attrici delle fiction non è ''normativizzata''. La discrezionalità in questo campo sembra non trovare alcun limite. «L'assenza di una qualsiasi disciplina relativa all'attività di scelta delle attrici da sottoporre a provino nella produzione di una fiction unitamente all'esito negativo delle segnalazioni rendono incerta la natura dell'atto posto in essere dal Saccà». Pur di salvare Saccà e Berlusconi i pm Colaiocco e Racanelli arrivano a sostenere che le segnalazioni hanno avuto esito negativo, dimenticando il caso della fiction "Incantesimo". Dove la Procura di Napoli aveva provato senza ombra di dubbio che un'attrice raccomandata da Berlusconi aveva preso la parte della povera Sara Zanier, una ragazza considerata più brava e bella da tutti i dirigenti, i produttori e i consulenti. Finché non era arrivata la telefonata da Arcore. Per la Procura di Roma, non c'è nulla di male. La scelta si fa in ''assenza di disciplina''. Se in futuro un alto dirigente volesse selezionare le attrici con in mano la lista delle raccomandate dei politici, sembra di capire che i pm romani non ci troverebbero nulla di male. Questo provvedimento spalanca davanti ai dirigenti della Rai e delle altre aziende privatizzzate una prateria di abusi. Il Giudice per le Indagini Preliminari deve ancora pronunciarsi e potrebbe cancellare l'atto di Colaiocco e Racanelli. Le intercettazioni delle ragazze non possono ancora essere distrutte. Poco male. Il disegno di legge Alfano continua la sua strada. Deborah Bergamini, una parlamentare del Pdl molto vicina a Berlusconi, ha presentato un emendamento che prevede la galera per chiunque pubblichi le telefonate irrilevanti (secondo la Procura, non secondo il giudizio dei giornalisti e dell'opinione pubblica). Proprio come quelle che non fanno dormire Berlusconi. continua su Società Civile
__________________________________________________________________________________________________Tabacci: Berlusconi ha sventrato la Costituzione Intervista di Sandra Bonsanti, testo raccolto da Olga Piscitelli Quella che segue è la trascrizione dell'intervista che Sandra Bonsanti ha fatto a Bruno Tabacci, vicepresidente della commissione bilancio alla Camera, ospite della scuola di formazione politica di LeG a Pavia, sabato 21 febbraio. Sandra Bonsanti: Cosa ne pensi di Franceschini nuovo segretario Pd? Già, approfittiamo della crisi, dicono in molti. Che vuol dire? Non ha creduto fin dall’inizio nel progetto Pd, ma adesso prevedi che questi riusciranno prima o poi a mantenere la fisionomia del pd o vedi un nuovo dividersi, uno staccarsi di una parte che magari può avvicinarsi a voi? Il federalismo è da sempre uno dei tuoi cavalli di battaglia, a che punto siamo, pensi che la situazione sia raddrizzabile o che si vada verso lo sfascio del Paese, anche dal punto di vista finanziario? Ci sono due voci su cui riflettere: il 28-29 per cento dell’economia italiana è in nero; per l’Istat il 18,5 per cento è economia non censita, irregolare. Se considerate 1600 miliardi di euro il dato complessivo del pil, il 18,5 è una somma vicino ai 300. Poi l’Istat aggiunge di non aver indagato l’economia informale, quella minuta, che sfugge ad ogni controllo che dovrebbe essere, secondo me, quella parte tollerata della nostra economia, quasi un elemento di flessibilità, e che sono altri 90, in più ci sono quasi 100-120 miliardi che è il fatturato della malavita spa. Se sommate queste tre voci, trovate che tutti gli anni c’è una riduzione della base imponibile enorme, per cui chi paga le tasse trova le aliquote insopportabili e chi non le paga, non gliene frega niente. da e continua su Libertà e Giustizia
Il discredito dell’Italia di Carlos Nadal - para La Vanguardia, Barcelona (traduzione dallo spagnolo di José F. Padova) L’Italia va male. Le cifre della disoccupazione, della produzione, del deficit sono negative. Si attivano invece i bassi istinti della xenofobia. In compenso, per Berlusconi le cose vanno bene. Questo visibile contrasto dà la misura di un evidente degrado nazionale. Non soltanto economico, ma ugualmente politico. E, in fondo, morale. È una significativa coincidenza che nello stesso mercoledì scorso, mentre la stampa pubblicava la rinuncia di Walter Veltroni come capo del Partito Democratico, e quindi dell’opposizione, sui media compariva la notizia che un tribunale di Milano ha condannato l’avvocato britannico David Mills a quattro anni e sei mesi di carcere per aver accettato una mazzetta di 600.000 dollari allo scopo di prestare falsa testimonianza a favore di Berlusconi per atti commessi negli anni ’90. da e continua su Liberacittadinanza
__________________________________________________________________________________________________di Barbara Fois – Liberacittadinanza Il cavaliere sta tirando fuori strategie “tridimensionali”… cosa voglio dire? Che con un solo dl riesce a raggiungere numerosi obiettivi, come sparando una rosa di pallettoni. http://www.corriereromano.it/news/5070/tuttenews/Dl-Cdm-ecco-il-decreto-contro-gli-stupri.html se volete sentire uno dei volontari , guardate il video http://roma.repubblica.it/multimedia/home/4875172
L’Italia non merita di essere parte dell’Unione Europea Di Sabra Dahhan da de Volkskrant Olanda L’ipocrisia con cui l’UE sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ ad un paese come la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, toglie credibilità all’UE stessa. Bisognerebbe provare ad essere immigrato in Italia. Ogni anno questo Paese xenofobo dell’UE attua una strategia del terrore quando si tratta di immigrati: viene impiegato l’esercito per continuare a tenere in pugno gli immigrati, vengono deportati gli immigrati in regola senza lavoro, e a tutti i rom (anche ai bambini!) verranno in futuro prese le impronte digitali dando per scontato che questi inevitabilmente compiranno (prima o poi) atti criminali. Non si lesina sulla violenza quando si tratta di immigrati, che spesso sono bersaglio di omicidi e maltrattamenti a sfondo razzista. Quindi al momento l’Italia è probabilmente il Paese più razzista dell’UE. Un Paese in cui i partiti al governo flirtano apertamente con il fascismo e in cui ad ogni angolo della strada si può comprare un calendario di Mussolini non si addice a quell’immagine civile, moderna e progressista di cui l’Europa va tanto fiera. Anzi, un futuro Paese dell’UE deve poter garantire la sicurezza alle proprie minoranze per poter essere ammesso all’Unione. Ma allora neanche quest’Italia fascistoide, con le sue politiche d’immigrazione tanto disumane, potrebbe diventarne membro. Un farabutto da caricatura D’altronde un Paese, secondo gli stessi criteri di ammissione, deve avere un sistema giudiziario funzionante. Eppure la corrotta Italia, che per premier ha un farabutto da caricatura che è dovuto comparire davanti ai giudici per così tante questioni di frode, che ha dovuto inventarsi una legge per non essere più processato, soddisfa dunque tale criterio in modo inspiegabile. Se Berlusconi stesso chiama la giustizia italiana ’un tumore’, soprattutto perché essa ostacola lui ed i suoi amici mafiosi, e non perché la voglia migliorare, allora in quanto europei dobbiamo concludere che l’Italia ha un sistema giudiziario malfunzionante. Anche la libertà d’espressione lascia a desiderare in Italia: il Premier è proprietario di quasi tutte le televisioni, mentre giornalisti e comici che hanno espresso critiche nei confronti di Berlusconi adesso sono disoccupati. Paese del G8 Eppure l’Italia riceve poche critiche dagli altri Paesi, potendo annoverarsi con orgoglio tra i paesi del G8. L’ipocrisia con cui l’UE puntando un dito accusatore sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ a Paesi come ad esempio la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, dà all’UE stessa un’immagine di scarsa credibilità. Che l’Italia sia tra i paesi fondatori dell’attuale UE, mentre per quanto riguarda valori e norme assomiglia sempre più ad una repubblica delle banane, è paradossale e dovrebbe portare perlomeno ad una revisione dei valori e delle norme europei o ad un ripensamento sulla presenza stessa dell’Italia come membro nell’UE. tradotto e continua su Italia Dall'Estero Berlusconi si deve dimettere da Pres. del Consiglio e dalla politica! di Gaetano Stella L’avvocato David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione . E’ stato riconosciuto colpevole di “false testimonianze”, per le quali ha ricevuto , come da lui stesso dichiarato , 600.000 dollari dalla Fininvest di Silvio Berlusconi IL CORRUTTORE è stato Silvio Berlusconi , che , come ha ripetutamente fatto in questi anni con diverse “leggi-VERGOGNA” , si è dato L’IMPUNITA’ con il “decreto-Alfano” fatto approvare dai parlamentari da lui “nominati” con la legge-porca . Il DECRETO-ALFANO ( che rende impunibili le prime 4 cariche dello Stato) è manifestamente incostituzionale . Ma se Mills è IL CORROTTO Silvio Berlusconi è IL CORRUTTORE ! Tutti lo sanno. Silvio Berlusconi SI DEVE DIMETTERE da Pres. del Consiglio e DALLA POLITICA . Per indegnità politica e morale . E perché manifestamente colpevole . Silvio Berlusconi è stato (è!) iscritto alla P2 (associazione eversiva!) con la tessera 1846 , ha pagato con tangenti acclarate i decreti-Craxi che gli permisero di trasmettere con le sue TV su tutto il territorio nazionale aggirando una sentenza ; ha “ospitato” nella sua villa di Arcore il mafioso-MANGANO che in campagna elettorale ha chiamato EROE ; è stato “eletto” al Parlamento contro una legge del 57 che ne impediva “l’eleggibilità”; ha pagato i giudici della sentenza MONDADORI con una tangente come provato dalla condanna del suo “amico” Previti ; il suo braccio “sinistro” Dell’Utri fondatore di F. I. è stato già condannato come mediatore tra Fininvest e mafia ; S. B. è stato ripetutamente legittimato e salvato da Violante D’Alema e c. che in 4 governi non hanno mai legiferato su TV e conflitto di interessi …e dallo SCEMO (come lo chiama Beppe Grillo) Veltroni che in tutta la campagna elettorale non l’ha mai attaccato né nominato e che in tutti questi mesi l’ha inseguito con l’inciucio la subordinazione e la legittimazione . da Liberacittadinanza __________________________________________________________________________________________________![]() Berlusconi si deve dimettere da Pres. del Consiglio e dalla politica!
Se il caso Mills fosse scoppiato in Usa di Alexander Stille «Allora, fammi capire - mi ha scritto un mio collega giornalista americano - viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell´opposizione. Che strano Paese, l´Italia». Poi, mi chiama più tardi un´altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?». «Dopo tutto - aggiunge - se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?». Processo Mills: la stampa estera sottolinea il coinvolgimento di Berlusconi
Il Millsgate, saperlo dal «New York Times» di Lorenza Gesualdi – Megachip
La lettera di David Mills al commercialistaPubblicato martedì 17 febbraio [The Guardian] tradotto Da Italia Dall’Estero Il testo integrale della lettera dell’avvocato inglese a Bob Drennan, che descrive una delle tangenti ricevute.
Caro Bob, in breve, i fatti rilevanti sono questi. Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci. Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso. Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi. Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni. Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare. Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione. Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo. Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.) Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo. Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata). Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione. Ti allego i documenti chiave. Tuo, David Mills continua su Italia Dall’Estero L’Italia contro se stessa di Alexander Stille (giovedì 4 dicembre 2008) Gianni Alemanno, con un passato neofascista alle spalle, è stato eletto sindaco di Roma a fine aprile, due settimane dopo il ritorno al potere di Silvio Berlusconi e della sua coalizione con una consistente maggioranza ottenuta alle elezioni politiche nazionali. In seguito la stampa internazionale ha dato molta importanza alla folla di giovani neofascisti che ha fatto il saluto romano sui gradini del Campidoglio. Ma forse ancor più importante è stata la contemporanea parata di tassisti romani che suonavano trionfalmente il clacson, in giubilo non tanto per l’elezione dell’ex “bullo di quartiere” quanto per la sconfitta dell’amministrazione di centro-sinistra che aveva proposto di ampliare il numero delle licenze dei taxi. E’ risaputo che i taxi sono difficili da trovare a Roma. Il tentativo di migliorare i trasporti in città però andava contro gli interessi dei possessori delle licenze, che per i tassisti rappresentano un qualcosa di sicuro in un mondo incerto. La celebrazione dei tassisti ci mostra un paese in conflitto con se stesso, paralizzato, malfunzionante, arrabbiato, pauroso, intensamente insoddisfatto. ma che non vuole intraprendere la via di un qualsivoglia cambiamento che minaccerebbe il delicato tessuto di privilegi di questo o quel gruppo protetto. Un paese come l’Italia che è allo stremo a causa di un’imposizione fiscale pesante, ma che rimane in silenzio quando Berlusconi blocca la vendita della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, nonostante questa versi, come contribuente, in stato finanziario addirittura emorragico; un paese che detesta il governo, ma che si aspetta di avere un’educazione e un’assistenza sanitaria gratuita e che cerca vantaggi dalle opportunità offerte da un vasto sistema di patronato politico; un paese che si aggrappa al suo alto standard di vita e al suo welfare generoso, ma che fantastica di cacciare milioni di lavoratori stranieri che oggi producono qualcosa come il 10% del Prodotto Interno Lordo. La presenza lavorativa dei lavoratori stranieri è tuttavia la sola realistica speranza per il mantenimento del sistema pensionistico italiano in un paese in cui la popolazione diventa di anno in anno sempre più anziana. Che gli italiani potessero rieleggere Silvio Berlusconi precedente Presidente del Consiglio, bocciato solo due anni prima, non è così sorprendente come potrebbe sembrare. Il governo di centro-sinistra di Romano Prodi si è insediato nel 2006 dopo che l’Italia aveva vissuto cinque anni di crescita economica e produttiva quasi pari a zero. La continua autocelebrazione di Berlusconi andava di pari passo con la miriade di conflitti di interesse in cui è coinvolto come persona più ricca d’Italia e più grande proprietario di media, nonché più famoso imputato per reati di corruzione. Paralizzato il paese, erano in molti a ritenere che, con Berlusconi fuori gioco, l’economia sarebbe ripartita. Tuttavia, dal governo Prodi, che approdava nuovamente al potere con una sottile maggioranza di appena un voto al senato, ed una coalizione litigiosa ed eterodossa, era difficile aspettarsi di meglio. Non appena Prodi tentava di introdurre le riforme nell’economia, i membri di parte comunista della sua coalizione minacciavano di fare una rivolta. Poco tempo dopo, in risposta al tentativo di far passare una legge che permettesse le unioni civili di coppie gay (e non gay), il partito cattolico alla sua destra si ammutinava. Una delle poche cose che Prodi è riuscito a far passare è stata un’amnistia per i criminali, che era stata fortemente voluta da Berlusconi e che era stata disegnata in modo abbastanza chiaro per mantenere fuori di prigione Cesare Previti, l’importante avvocato d’azienda di Berlusconi, che era stato imputato per tangenti ai giudici. E così dopo poco tempo dall’entrata in carica, il pubblico italiano ha dovuto assistere allo spettacolo poco edificante di vedere liberati 26.000 criminali, molti dei quali sono rapidamente tornati a rubare, stuprare e uccidere, mentre un gruppo di criminali con i colletti bianchi, come Previti, è stato messo nella condizione di poter tornare a godere dei propri guadagni illeciti. In modo simile, il governo Prodi ha fatto passare un’altra legge, nuovamente con l’aiuto entusiasta di Berlusconi e della destra, per rendere illegale il reperimento e l’uso da parte dei Pubblici Ministeri di prove contro membri del Parlamento per mezzo di intercettazioni telefoniche della polizia. In altre parole, se la polizia seguisse le tracce di un pericoloso criminale e a questi capiti di chiamare il suo buon amico in parlamento, gli investigatori non potrebbero indagare sulle malefatte del potenziale criminale in parlamento, né tantomeno usare le intercettazioni contro di lui. In questo modo un’amministrazione che aveva promesso un governo alternativo e pulito rispetto a quello precedente di Berlusconi, è parsa all’elettorato come non più decisa del precedente nell’affrontare la corruzione, il sistema clientelare e l’infiltrazione della mafia nelle istituzioni. Le montagne di spazzatura seminate qua e là a Napoli e dintorni hanno continuato ad accumularsi sotto il governo Prodi così come sotto il governo Berlusconi. Ma ancor più importante per gli elettori, l’economia manteneva la situazione di stallo, unita ad un ancora maggiore instabilità politica. Disillusi, molti elettori italiani sono arrivati alla conclusione che c’era poca differenza tra i politici di sinistra e quelli di destra e che presi insieme erano semplicemente una casta corrotta, che da sé si perpetuava. Non si tratta solo di godere di straordinari privilegi e salari assurdamente alti, i politici rappresentano anche un vistoso buco per le risorse pubbliche. Il libro “La casta” riporta un tale stato delle cose. In cima alle classifiche di vendita tra i saggi per gran parte dell’anno, nel libro viene ci si chiede: perché l’Italia, con 1/5 della popolazione degli Stati Uniti, debba avere in Parlamento il doppio dei membri dei rappresentanti del Congresso americano? E perché i politici devono guadagnare il doppio, girare in automobili con autista, avere telefonini, viaggi in aereo e treno gratuiti, ottenere una pensione a vita anche dopo solo due mandati, oltretutto se molti di loro mantengono attività di lucro private e nemmeno si presentano sul posto di lavoro quando dovuto? La rabbia dell’elettorato italiano va molto oltre la delusione verso il governo Prodi che non ha pienamente meritato una tale, dura condanna pubblica. I problemi italiani, purtroppo, sono molto più profondi, più strutturali, e non facili da risolvere. Dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1990 l’economia italiana è stata una della più forti del mondo, non molto inferiore a quelle di Germania Ovest e Giappone, crescendo ad una media del circa 5% negli anni ‘50 e ‘60 e con un salutare 3% negli anni ‘70 e ‘80, disseminando prosperità, alfabetizzazione ed un generoso sistema di servizi e benefici in una terra come l’Italia con una lunga storia di avversità e miseria. Per gli studenti di politica contemporanea ciò offriva un affascinante paradosso. L’Italia restituiva l’immagine di un paese con un terribile sistema politico caratterizzato da un continuo vai e vieni di governi insieme a scandali, crisi di governo, livelli alti di corruzione, una burocrazia dispendiosa e inefficiente. Eppure, anno dopo anno, l’economia continuava a crescere. Nel 1989 il prodotto interno lordo dell’Italia era quasi uguale a quello della Gran Bretagna. Ma, negli ultimi 15 anni, questa combinazione precaria - di corruzione, malgoverno e crescita economica alta - si è bloccata. Il prodotto interno lordo è cresciuto ad una media dell’1,1% rispetto al 2,3% del Regno Unito, al 2,8% della Spagna, all’1,7% della media dell’intera UE. L’economia italiana, come conseguenza, è ora più piccola di quella inglese del 20% e, secondo recenti calcoli, è stata superata da quella spagnola. Le entrate disponibili sono state praticamente stagnate negli ultimi 15 anni, e il disequilibrio nei redditi è il più alto della UE, dal cui dato si ricava che lo standard di vita di molti è nei fatti diminuito. Due libri recentemente pubblicati offrono diagnosi radicalmente differenti l’una dall’altra riguardo a cosa starebbe non funzionando. Il primo “La deriva: perché l’Italia rischia il naufragio” del giornalista Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è il seguito del loro best-seller “La casta”. Si tratta di una graffiante accusa nei confronti del sistema politico italiano e dei suoi devastanti effetti sul Paese. Il secondo “La paura e la speranza” è opera del Ministro delle Finanze di Berlusconi, Giulio Tremonti. Più che in qualsiasi altro Paese in Europa, argomentano Stella e Rizzo piuttosto persuasivamente, l’Italia ha un’elite prettamente maschile che sta invecchiando, che soffoca iniziative e cambiamenti in modo da perpetuare il proprio potere. Circa il 60% dei politici e dei sindacalisti italiani ha più di 70 anni. In Francia, al contrario, la percentuale è del 20%. Nei Paesi scandinavi circa del 38%. L’Italia ha anche i livelli più bassi di partecipazione femminile in politica e nei posti di lavoro fra i paesi europei. Quando i politici affermati non riescono a vincere le elezioni, riescono a farsi riciclare nelle posizioni di clientele locali, oppure nella sanità o nel parlamento europeo. Il risultato è una deprimente mancanza di ricambio nelle istituzioni italiane. Del resto, ciò non è vero solo in politica. Le Università, per esempio, che dovrebbero essere una parte essenziale nell’economia dell’informazione in quanto centri di innovazione, ricerca e meritocrazia, sono invece dei bastioni del privilegio e delle clientele in cui le decisioni riguardanti le assunzioni non sono aperte e corrette, ma sono continuamente truccate a favore di amici, relazioni o portaborse dei cosiddetti “baroni” (docenti ordinari universitari). Stella e Rizzo raccontano la storia del sistema delle assunzioni truccato nella facoltà di medicina dell’Università di Napoli, in cui i baroni locali falsificarono documenti in modo da garantire che i loro candidati favoriti, incluso il figlio del barone-capo, vincessero quello che si presumeva essere un bando di concorso aperto a tutti. Ma nonostante siano stati per l’ennesima volta ritenuti colpevoli, dopo una serie di contese legali durata 18 anni, i querelati hanno continuato a tenere il proprio posto che avevano vinto illegalmente. Addirittura dopo che i docenti malfattori hanno perso la causa all’ultimo grado di appello, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di lasciar loro gli incarichi con un un atto scritto in perfetto burocratese: “Annullare un atto ministeriale non può essere eseguito in base alla sola necessità di restaurare la legalità”. La traduzione è: “Solo perché qualcuno è sottoqualificato ed è stato condannato non significa che non possa mantenere la sua cattedra universitaria”. La decisione, presa da Antonello Masia, direttore generale del Ministero, era abbastanza prevedibile da parte dei membri della casta per proteggere se stessi. Masia ha prestato servizio per 37 anni e ripete con piacere questa frase: “I ministri vanno e vengono, ma il direttore generale rimane”, vero e proprio mantra della burocrazia permanente che vede se stessa come immune dal controllo politico e dall’opinione pubblica. In questo sistema, i più brillanti e ambiziosi studenti, che hanno vinto borse di studio nelle maggiori Università negli USA, Gran Bretagna ed altrove, sono spesso trattati come se gli anni spesi all’estero siano da buttare dal momento che non sono rimasti in Italia aspettando in fila per ottenere l’appoggio dei baroni. Il risultato è stato una gran fuga di cervelli fuori dell’Italia. Università americane, francesi, inglesi, laboratori di ricerca, ospedali, compagnie sono pieni di giovani talenti italiani che si sono scocciati dell’Italia e l’hanno lasciata. Sempre più si ritrova in Italia una burocrazia egoista che mantiene il suo potere attraverso una giungla di regole e regolamenti ultracomplicati che rendono qualsiasi cosa estremamente difficoltosa, che fanno consumare tempo, e sono costose. Aprire un’attività in Italia in media costa 5.012 euro per i permessi necessari, e richiede 62 giorni in cui bisogna superare 16 diversi ostacoli burocratici. Nel Regno Unito costa 381 euro, 4 giorni e 5 procedure. Negli USA, costa 167 euro, 4 giorni e 4 procedure. Portare a termine un grosso incarico pubblico in Italia (ad esempio della cifra di 50 milioni di euro o più) richiede una media di 2.137 giorni che significa quasi 6 anni. In Spagna ci sono voluti solo 3 anni per estendere la metropolitana di Madrid di circa 56 km con 8 stazioni di cambio e 28 stazioni ordinarie. Creare la rete dell’Alta Velocità in Italia costa più di 4 volte quanto speso in Francia o Spagna e quella esistente è lenta. Un treno che va da Madrid a Barcellona ci mette solo 2 ore e 20 minuti, mentre a viaggiare tra Milano e Roma si impiega il doppio del tempo, anche se la distanza è leggermente inferiore. Stella e Rizzo sono sono nel giusto quando percepiscono che un tale fallimento sia pervasivo tanto da creare una potente sinergia negativa in quasi tutti gli aspetti della vita italiana. La paralisi del sistema giudiziario mette in pericolo il ruolo di base della legge, uno dei pilastri del funzionamento del sistema economico. La lunghezza media per risolvere una vertenza su di un contratto non rispettato è di 1.210 giorni (quasi 4 anni), mentre in Spagna (il secondo peggiore Paese in lista) è di soli 515 giorni; in Francia è di 331 giorni; in Gran Bretagna di 217 giorni. In Italia ci si mette la durata astronomica di 90 mesi (quasi 8 anni) per impedire il riscatto di un’ipoteca di una persona che non paga più il mutuo. In Spagna dura mediamente 11 mesi, in Danimarca 6. Un sistema così lento e farraginoso sembrerebbe pura follia, ma ci sono delle ragioni che lo spiegano. La moltiplicazione delle procedure, dei permessi, delle regole e delle strettoie burocratiche crea un numero straordinario di punti di pressione nei quali l’amministrazione può controllare, eliminare, ritardare o accelerare un progetto. Ognuno di questi è per un burocrate o un politico un’opportunità in più per esercitare il potere e sfruttare il sistema di clientele per la concessione e richiesta di favori. Un’autostrada che costa il doppio di quanto stabilito in partenza ha i suoi vantaggi (non solo per i politici che ottengono tangenti, ma per tutti coloro che vi lavorano attorno). Non ha gli stessi vantaggi il resto del paese, che deve avere a che fare con infrastrutture di second’ordine - da porti, autostrade e ferrovie maltenuti o malfunzionanti, a cellulari ed elettricità molto cari - uniti ad una pesante imposizione fiscale, servizi scarsi ed un sistema di promozione che è diventato l’esatto opposto della meritocrazia. Non sorprende che l’Italia a partire dal 2001 sia scivolata dal 24esimo al 41esimo posto nella lista dell’indice di competizione globale (GCI). Non è una pura questione di corruzione istituzionalizzata. Purtroppo, il problema va ancora più in profondità. In un capitolo Stella e Rizzo parlano della tendenza di ogni gruppo italiano a formare un “ordine” o “gilda”; la lealtà ad un gruppo spesso vince ogni senso di bene comune. Perciò il direttore generale del Ministero dell’Istruzione che rifiuta di licenziare i professori che sono entrati in modo irregolare nell’Università si comporta come se non stesse compiendo un atto di corruzione al livello personale, ma agisce per fedeltà ad una gilda, non favorendone pertanto un’altra, ad esempio, in tal caso quella dei magistrati, che potrebbe interferire negli interessi di quella propria. A causa delle differenti ideologie ci sono gruppi di pressione di tutti i tipi che cospirano per rendere l’efficienza impossibile. Come molte altre nazioni europee l’Italia ha delle risorse energetiche naturali molto scarse e deve importare quasi tutto il petrolio ed il gas (un ulteriore peso sull’economia). Altri paesi europei hanno investito seriamente nell’energia alternativa. La Spagna ottiene il 7,5% della sua energia dall’eolico, mentre l’Italia non produce che l’1%. La Germania utilizza 75 volte di più l’energia solare rispetto all’Italia sebbene quest’ultima abbia ovviamente molta più energia solare da sfruttare. La Francia genera il 68% della propria elettricità dal nucleare, che l’Italia non possiede affatto. L’Italia, semplicemente, non ha una politica energetica. Mentre Stella e Rizzo restituiscono una descrizione del problema tanto convincente quanto sconvolgente, essi non spiegano perché le cose sono peggiorate. Il sistema italiano non era di certo un modello di efficienza e virtù tra la fine della II Guerra Mondiale e gli anni ’80, durante i quali il paese comunque era tra quelli che mostravano una crescita tra le più veloci del mondo. Cosa è cambiato che ha reso il sistema italiano quel peso morto che dà l’impressione di essere diventato? Il declino economico dell’Italia è divenuto visibile negli anni ’90, un periodo che coincideva con l’unificazione economica dell’Europa, l’adozione dell’euro e lo smantellamento di un regime tariffario che proteggeva molte merci italiane dalla competizione straniera, specialmente dall’Asia. L’Italia è stata colpita più fortemente che altri paesi da tali cambiamenti. In un regime di mercato vecchio e protetto pesantemente, la connessione con l’establishment politico conferiva vantaggi notevoli: il governo italiano comprava macchine Fiat e computer Olivetti, sussidiava la costruzione di nuovi stabilimenti e teneva fuori la competizione giapponese. Durante periodi di rallentamento economico, la lira veniva svalutata per rendere più economici i prodotti italiani e quindi più competitivi all’estero. Ma dopo il 1992, gli italiani iniziarono a competere all’improvviso con il mondo intero e il governo italiano, unendosi al regime monetario europeo, aveva perso il suo potere di utilizzare la svalutazione della lira quando le cose andavano male. Più che in altri Paesi europei l’Italia è stata sensibile alla competizione da parte delle economie asiatiche a basso costo. L’economia italiana è composta da uno straordinario tessuto di aziende a conduzione familiare che producono articoli nel campo del tessile, dell’abbigliamento, delle scarpe, dei mobili, che generalmente non richiedono grandi quantità di capitale da investire e di tecnologia da utilizzare e che pertanto sono vulnerabili a concorrenti che pagano salari bassi. L’Italia è presente in misura minima nel campo dell’industria basata sulla conoscenza (biotecnologie, finanza, aerospaziale, alta velocità, hardware e software dei computer) che è meno condizionata dai mutamenti del mercato rispetto alle economie a basso salario. Sotto questo aspetto, la miopia dei leader politici italiani porta con sé più d’una responsabilità. Il Paese investe molto meno degli altri paesi europei nella ricerca e nella tecnologia; l’Italia offre i dati peggiori del continente per quanto riguarda i ricercatori scientifici, la percentuale di laureati universitari e il numero di brevetti rilasciati ogni anno. La corruzione e l’inefficienza pare essere diventata ancora peggio negli ultimi anni. Negli anni ’50, Stella e Rizzo scrivono, il paese ha costruito in 8 anni la sua autostrada principale, l’Autostrada del Sole, da Milano a Napoli. Ma riparare la più breve autostrada Salerno-Reggio Calabria, un progetto non ancora finito, ha già richiesto più di 25 anni ed è costato 5 volte di più per chilometro rispetto alla costruzione dell’Autostrada del Sole. Un altro problema che ha caratterizzato il periodo dopoguerra è stato l’effetto virtuale di un solo partito al potere. Il dominio ininterrotto della Democrazia Cristiana e la serie di partiti satellite, dal 1946 al 1993, sono serviti da terreno fertile per la corruzione, mentre i governi si sono accollati debiti che solo ora appaiono gravosi. Nonostante il proprio dominio, la DC era abbastanza cooperativa in questi anni con l’opposizione politica, specialmente con il Partito Comunista Italiano. I movimenti di protesta della fine degli anni ’60 e ’70 spinsero la DC ad allargare il welfare italiano in modo da affievolire la tensione sociale, creando molti dei sistemi che sono ora cresciuti incontrollatamente. Gli altri paesi europei hanno creato programmi sociali simili, ma il debito italiano è oggi il doppio della media europea. Interessando più del 100% del PIL, il debito pubblico rende il governo poco propenso a tagliare le tasse o a spendere utilmente per educazione, ricerca e sviluppo. Alcune industrie hanno in passato istituito ciò che si chiamano le “baby-pensioni”, che permettono a centinaia di migliaia di italiani di andare in pensione con quasi il massimo nonostante abbiano ancora tra i 30 e i 50 anni. L’Italia ha quasi mezzo milione di persone che sono andate in pensione secondo questa modalità e che lo sono da 40 anni. E’ in gran parte per coprire tali costi che si è creato questo enorme buco di debiti che inghiotte il 10% del PIL. A danneggiare l’Italia è stato in particolar modo l’influenza del leader del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi, che era determinato ad ottenere accesso al denaro e al patronato politico per espandere il potere del suo piccolo partito. “Porta dentro voti e soldi” Craxi disse ad uno dei suoi uomini nominandolo all’assemblea della compagnia nazionale dell’elettricità (ENEL). Ansioso di diventare un grande partito capace di competere con la DC e con i comunisti, Craxi e i suoi uomini sono riusciti a codificare la corruzione per un sistema ad un livello e ad un tipo di rapacità che era di fatto nuova. Il risultato fu una corsa sfrenata nella corruzione che progressivamente è uscita fuori controllo: il sistema giudiziario era lento e inefficiente, i parlamentari godevano di impunità da indagini, i politici non andavano mai realmente in prigione. I politici che rubavano avanzavano più rapidamente. Craxi stesso è divenuto il ministro italiano che ha servito più a lungo la carica di Presidente del Consiglio (1983-1987) prima di Berlusconi. E’ fuggito poi in Tunisia nel 1994, una volta divenuto chiaro che le condanne lo avrebbero portato in galera. La lunga permanenza al potere dello stesso gruppo di partiti in Italia significa, più che altrove, che il sistema politico non è stato ripulito e che i partiti di governo sono in grado di orchestrare un sistema dove i politici mettevano le dita sui punti nodali dell’economia. Ogni progetto, dalla costruzione di un ponte all’apertura di un negozio, all’aggiunta di un bagno in casa, dipende da un amico al potere. Oltretutto, il potere del crimine organizzato in Italia è molto maggiore rispetto agli altri grandi stati europei, rappresentando circa il 7% del PIL, facendone quindi uno dei settori di affari più prolifici nel Paese. Nell’Italia meridionale, in cui il crimine organizzato è maggiormente radicato, si pilotano i contratti dei lavori pubblici, rallentando i progetti in modo da spremere lo Stato quanto più possibile e mettendo in fuga gli affari legali anche di investitori stranieri, che non vogliono essere soggetti a estorsione. In 8 delle 20 regioni italiane – l’intero Sud dell’Italia comprese Sicilia e Sardegna – non c’è praticamente nessun investimento di capitale straniero. Non è quindi un caso che il maggiore vincitore delle recenti elezioni sia stata la Lega Nord, un partito di destra che ha indirizzato molta della sua rabbia verso il sistema di patronato dell’Italia meridionale e verso lo Stato centralizzato e corrotto che lo mantiene al potere. La domanda chiave della Lega è quella di un federalismo fiscale che permetterebbe alle comunità locali di mantenere una parte significativa delle entrate e di limitare massicciamente il flusso di soldi da nord a sud. Il partito della Lega ha raddoppiato i propri voti a livello nazionale (dal 4 all’8,2%), ottenendo più del 21% dei voti in Lombardia e più del 27% per cento in Veneto, le più alte percentuali in un sistema elettorale proporzionale con più partiti. Un elettorato arrabbiato ha scelto il partito italiano più arrabbiato. Allo stesso modo, le elezioni di aprile hanno eliminato molti piccoli partiti del paese. Gli elettori sono sembrati volerli decisamente punire per aver ostacolato i lavori. Il Partito Comunista Italiano (Rifondazione Comunista), presente dall’inizio del secondo dopoguerra, è scomparso così come altri partiti della sinistra. Questi ultimi sono stati percepiti, non senza verità, come “partiti del no” determinati a bloccare qualsiasi iniziativa di riforma strutturale dell’Italia negli ultimi anni. Le cose andranno meglio per gli italiani con il nuovo governo Berlusconi? C’è una profonda contraddizione nella sua coalizione che raggruppa la Lega Nord e il Popolo delle Libertà di Berlusconi, quest’ultima una fusione del suo vecchio partito, Forza Italia, ed un partito di destra, Alleanza Nazionale. I sostenitori della coalizione provengono da due aree molto differenti, il nord e il sud, ed è debole solo nella “cintura rossa” nel centro, che tradizionalmente votava sinistra. Ma nel nord, dove la Lega Nord è forte, gli elettori non si fidano dello Stato centrale e della sua dipendenza dalla corruzione e dal sistema di patronato mafioso; mentre nel sud, la base del potere di Berlusconi deriva precisamente da questo sistema con tutta la corruzione e i legami con la criminalità organizzata che lo caratterizzano. Uno dei libri più divertenti e più di successo dell’anno sulle elezioni “Se li conosci li eviti” di Peter Gomez e Marco Travaglio, è una specie di almanacco dei peggiori candidati in lista per le elezioni lo scorso aprile, corredato di lunghi schedari contenenti i trascorsi criminali di molti di loro. Nel caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, agli autori servono letteralmente un centinaio di pagine per documentare il numero di candidati che sono stati arrestati o investigati con accuse che vanno dalla collusione mafiosa all’estorsione e alla frode. Credere che queste persone ripristineranno il ruolo della legge ed elimineranno il sistema di patronato, corruzione e infiltrazione di organizzazioni criminali nello stato, è ai limiti del credibile. Berlusconi è il principale erede politico del suo amico Bettino Craxi ed è riuscito ad evitare la campagna anticorruzione conosciuta come Mani Pulite - che ha condannato Craxi per corruzione – che minacciava lui e le sue varie aziende. Più che qualsiasi altro italiano, egli è responsabile per il blocco del sistema giudiziario italiano. Un indizio rivelatore di quello che potrebbe riservare il nuovo governo Berlusconi ce lo dà “La paura e la speranza” di Giulio Tremonti, che è diventato un bestseller a sorpresa. Tremonti, ex uomo di sinistra che ha trovato fama e fortuna nella destra, è l’attuale (e precedente) Ministro delle Finanze di Berlusconi. Il suo libro sembra più una polemica antiglobalizzazione alla Naomi Klein piuttosto che l’analisi del Ministro delle Finanze di un governo conservatore. Tremonti attacca quello che egli definisce “marketism” - la feticizzazione del mercato, la riduzione di tutti i valori umani a dollari e centesimi - e denuncia l’apertura dei mercati europei alla competizione asiatica, che a suo parere è stata catastrofica per la produzione italiana. Tremonti si augura una politica “d’identità”, con la quale il Ministro intende un qualche tipo di politica industriale disegnata per rafforzare le istituzioni italiane e i loro valori. Questo è un messaggio invitante lanciato agli italiani a cui non dispiace imputare i propri problemi a qualche minaccia esterna o a lavoratori stranieri. Quale identità politica intenda Tremonti per la gestione dell’economia, comunque, risulta evidente dalla difesa a tutti i costi della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, anche se la questione rappresenta il punto forse più saliente di cosa non va in Italia. L’Alitalia perde centinaia di milioni di dollari ogni anno ed è tenuta a galla solo grazie ai contribuenti. Alitalia ha i costi più alti e la più bassa efficienza rispetto ai suoi principali concorrenti ed il suo sostegno da parte del governo italiano è in diretta violazione delle direttive UE in materia di prevenzione della concorrenza sleale. Nella prima parte dell’anno, il Governo Prodi, malgrado l’opposizione da parte dei suoi sostenitori nel sindacato, si è adoperato per vendere Alitalia ad Air France, a condizioni estremamente vantaggiose. Ma Berlusconi, il cosiddetto liberista, ha obiettato, dichiarando che l’Alitalia doveva rimanere italiana, accennando al fatto che i suoi due figli, che gestiscono gli affari mentre lui occupa di politica, sarebbero potuti venire in aiuto comprando la compagnia aerea nazionale e avanzando poi la proposta di un gruppo di uomini d’affari italiani che potrebbero essere stati interessati all’acquisto, se ben informati sui possibili vantaggi. Va notato che i leader della Lega Nord si sono opposti alla vendita, asserendo che la cosa sarebbe equivalsa all’invasione medioevale di Federico Barbarossa nell’Italia settentrionale. Si sono dichiarati preoccupati in particolar modo del fatto che la prima mossa di Air France sarebbe stata di eliminare Malpensa come “hub” principale per via delle sue consistenti perdite. La Lega ha dimostrato in tal modo di non volere staccarsi dal sistema clientelare italiano. Ora che Alitalia è sull’orlo della bancarotta, Berlusconi si sta organizzando per vendere la compagnia ad un consorzio italiano in modo da guadagnare così fiducia e contratti. L’affare finale sarà molto più costoso per i contribuenti italiani che non la vendita ad Air France e comporterà maggiori tagli del personale (ed anche questa possibilità pare di nuovo essere in dubbio). Difficilmente ci si aspetterebbe una cosa del genere da un Presidente del Consiglio che dice di tenere sul comò la foto di Margareth Thatcher. Così come con le sue due precedenti incarnazioni da Primo Ministro nel 1994 e nel 2001, Berlusconi non è nuovamente riuscito a mostrare di saper gestire i problemi nodali e di fare scelte decisive. Al contrario, ha fatto passare leggi che permettono ad uno dei suoi canali televisivi di mantenere la frequenza che avrebbe dovuto invece cedere - secondo il regolamento europeo e secondo le leggi italiane - ad un concorrente o, in alternativa, passare al satellite. Berlusconi ha anche proposto una legge per impedire le intercettazioni della polizia in qualsiasi caso eccetto in quelli riguardanti terrorismo o crimine organizzato - dunque in caso di tangenti, corruzione e frode non si possono effettuare intercettazioni – ed una legge e per condannare fino a 5 anni i giornalisti che pubblicano intercettazioni. Soprattutto, la nuova coalizione, in particolare la Lega Nord, ha puntato molto sulla paura verso l’immigrazione straniera. Uno dei leader della Lega, ora Ministro, ha chiesto di indire la “giornata del maiale” a Bologna dal momento che la città stava per far erigere una nuova moschea per i concittadini musulmani. Lo scopo era quello di inquinare il posto con maiale e prosciutto in modo da renderlo inutilizzabile per una moschea. Uno dei poster per la campagna della Lega Nord mostrava un’immagine di un indiano americano con una lacrima che gli scorreva sulla guancia con su scritto lo slogan “hanno subìto l’immigrazione e ora vivono in riserve”. Il nuovo governo ha guadagnato popolarità attraverso le retate di immigranti clandestini e l’imposizione di impronte digitali a bambini zingari. Gli immigrati pagano per una percentuale di crimine non proporzionata, ma la criminalità è molto bassa tra gli immigrati legali. La semplice realtà tuttavia è che gli immigrati sono diventati il pilastro dell’economia italiana. Sebbene rappresentino il 6% della popolazione, essi da soli producono il 10% del prodotto interno lordo. Generalmente gli immigrati appartengono ad una fascia produttiva in età lavorativa, mentre l’Italia intera è un Paese in cui vi sono sempre più anziani ed in cui 1/5 della popolazione è in pensione. I lavoratori stranieri rappresentano qualcosa come il 20% della forza lavoro nelle industrie in settori di edilizia e agricoltura, anche in Lombardia, il nucleo del sentimento anti immigrati della Lega Nord. Una retorica dura anti-immigrati sarà pure ottima per fare della propaganda efficace, ma è un controsenso se si osserva la realtà economica e demografica del Paese. C’è più di un motivo per poter credere che il terzo governo Berlusconi possa far più dei due precedenti. Berlusconi è ritornato al potere con una grande maggioranza in parlamento e una più forte coalizione con un numero inferiore di partner di governo con cui dividere il potere. Molti governi italiani, come lo scorso governo Prodi, sono stati indeboliti da negoziazioni senza fine con partner che hanno reso quasi impossibile una linea politica decisa e trasparente. All’età di 71 anni, con due amministrazioni senza successo alle spalle, Berlusconi sta pensando alla sua eredità e gli farebbe piacere mantenere la sua promessa di lasciare l’immagine di uomo che ha salvato l’Italia dai suoi problemi. Inoltre, la Lega Nord, ha puntato tutto sull’idea di federalismo fiscale, conosciuta in Italia come “devolution”, ossia un consistente aumento dell’autonomia regionale e locale. Si sta tentando di elaborare i dettagli di questa linea politica; se fatta intelligentemente, potrebbe dare un salutare scossone al Paese; se fatta malamente, potrebbe destabilizzare il sistema politico italiano e rendere l’attuale crisi ancora peggiore. Ma vista la profonda paralisi del Paese - e in assenza di altre idee migliori - potrebbe valer la pena provare. Eppure il federalismo fiscale incontrerà il problema della dura opposizione da parte del sistema clientelare dell’Italia meridionale, fonte dalla quale Berlusconi riceve molti dei suoi voti. Dal canto suo, Berlusconi ha mostrato poco coraggio nell’affrontare il rischio dell’impopolarità su questioni prettamente politiche. Ad esempio, ha recentemente ritirato la proposta di riforma della scuola che ha suscitato proteste nelle strade. La riforma era di dubbio valore - concerneva in particolar modo tagli alle spese - ma intraprendeva anche azioni contro interessi radicati, per esempio, attraverso la chiusura di servizi sottoutilizzati in aree isolate. L’esperienza non è di buon auspicio per Berlusconi e la sua volontà di cambiare il sistema italiano. da The New York Review of Books Tradotto da ITALIA DALL'ESTERO __________________________________________________________________________________________________Il blog non è a favore di nessun movimento politico religioso sportivo
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(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
"Il patto tra Stato e mafia é molto stretto". Intervista ad Andrea Camilleri di Irene Hernandez Velasco da Che Dicono Di Noi ROMA.- Andrea Camilleri (Sicilia, 1925) é un caso degno di studio scientifico. Il venerato scrittore italiano, creatore del famoso commissario Montalbano, confessa di fumare circa 60 sigarette al giorno. Ed eccolo qui, ad 83 anni, in discreto stato di salute, e con una invidiabile luciditá mentale. a lavorare freneticamente. La prova sta nei cinque nuovi libri, cinque, che ha giá pubblicato quest'anno: "Il bacio della sirena", "L'opera di Vigata", "La pensione Eva" e "Voi non sapete". L'ultimo si chiama "La morte di Amalia Sacerdote", sará pubblicato domani e, curiosamente, prima in spagnolo che in italiano. Il motivo: ha vinto il premio per novella noir che concede la casa editrice RBA. Ma, nonostante sia un libro con il solito omicidio, le investigazioni della polizia e tutti gli ingredienti del genere noir, é molto di piú. "La morte di Amalia Sacerdote" é un ritratto da far venire i brividi dell'Italia odierna, l'Italia di Berlusconi. Domanda.- Nel libro, ambientato in Sicilia, lei parla di raccomandazioni, scambi di favori, censura nella televisione pubblica, politici locali che fanno il bello e il cattivo tempo e che sono in relazione con la mafia..E' un ritratto della sola Sicilia o di tutta l'Italia? Risposta.- Aveva ragione chi diceva che senza la Sicilia non si puó capire l'Italia. La Sicilia enfatizza sempre i problemi italiani, ma i problemi italiani non sono diversi da quelli della Sicilia. Fino a pochi mesi fa abbiamo avuto come presidente regionale un signore chiamato Totó Cuffaro che é stato condannato a cinque anni di carcere per avere avuto relazioni con la mafia, e che ha festeggiato con i cannoli (dolce tipico siciliano) la condanna a cinque anni perché se ne aspettava 10. E abbiamo un ex-presidente del consiglio come Giulio Andreotti di cui il Tribunale Supremo, la maggior autoritá nella giustizia italiana, ha sentenziato che fino al 1980 abbia mantenuto relazioni con la mafia, anche se non l'hanno potuto condannare per decorrenza dei termini. E questo stesso signore domenica leggeva la Bibbia vicino al Papa in una chiesa di Roma. Non sto scoprendo nulla di nuovo quando scrivo romanzi cosí. D.- Il ministro italiano dell'Interno, Roberto Maroni, ha assicurato recentemente che la Camorra é in guerra civile con lo Stato. Condivide questa opinione? R.- No, e mi disturba moltissimo questo paragone. In Italia non c'é mai stata una guerra civile. Alcuni chiamano guerra civile la Resistenza, ma la Resistenza era inizialmente contro i tedeschi, non contro i fascisti. In Spagna avete avuto una guerra civile, e per 30 anni non ne avete voluto sentir parlare, perché é una cosa terribile e tremenda. Quello che c'é in Italia é una guerra di bande mafiose contro lo Stato, ma guerra civile é una parola troppo grossa per essere utilizzada per quattro camorristi contro i quali basterebbe un pó meno di compiacenza politica per vederli distrutti. D.- A che si riferisce? R.- La collusione tra Stato e forze mafiose é molto stretta. Come si puó combattere la mafia se abbiamo in parlamento 10 deputati che hanno relazioni con la mafia? La mafia é un tumore la cui metastasi é arrivata dappertutto, parlamento incluso, dove sono coloro che si suppone debbano fare leggi contro la mafia. D.- Il suo libro é molto critico con i mezzi di comunicazione, specialmente con le informazioni date in televisione... R.- Sí, perché manipolano la realtá. E in vari modi. Mi interessava sottolineare l'importanza della televisione in Italia. Questo é un paese che legge pochissimi giornali. L'italiano medio si informa solo attraverso la televisione. D.- E ritiene che questo faccia dell'Italia un paese manipolabile? R.- Sí, come si é giá visto. Perché altrimenti non si spiegherebbero alcuni fenomeni. D.- Si riferisce al fenomeno Berlusconi? R.- È uno che possiede tre televisioni nazionali e che ha influenza in altre due statali, cosí che me lo dica lei! Berlusconi preparó il suo sbarco al potere non quando irruppe nella scena politica nel 1993, bensí 20 anni prima, quando inizió con la televisione privata e si occupó di abbassare il livello medio degli italiani. Non é un caso che l'Italia sia al 33° o al 34° posto nella classifica mondiale dell'informazione veritiera e indipendente. D.- Considera Berlusconi la reincarnazione del fascismo, come ritiene qualalcuno? R.- Berlusconi non é il fascismo. Berlusconi é superficiale. Ma ció che é vero é che non riusciamo a scrollarci il fascismo di dosso. Porca miseria...nel 1945 lessi un articolo del giornalista Herbert Matthews intitolato: "Non l'avete ucciso". Voleva dire che noi italiani pensavamo che per avere appeso Mussolini a Piazzale Loreto avevamo finito con il fascimo, ma che non era cosí e che questo sarebbe durato per decadi. Aveva ragione: ancora oggi il fascismo vive fra noi. D.- Quando dice che Berlusconi é superficiale, vuole dire che é carente in ideologia? R.- Esattamente. Ma non mi interpreti male: Berlusconi é il nemico. É un marziano, viene da un altro mondo. Non é un politico. Non é nemmeno un essere umano... É un tipo ridicolo. Non é ridicolo che dobbiamo pagargli le amanti che lui fa ministro? Non é incredibile che gli paghiamo gli avvocati, perché li ha messi tutti in parlamento e hanno lo stipendio da deputati? Non é ridicolo che dice di dormire tre ore a notte e che ne dedica altre tre a fare l'amore? Ha 72 anni, etá che io ho avuto diverso tempo fa, e le assicuro che a quest'etá neanche col Viagra... D.- Nel suo nuovo libro ci sono un paio di personaggi che mettono in relazione i crimini con l'immigrazione. Ha voluto rappresentare l'ambiente di paura per gli stranieri che in questo senso si vive in Italia? R.- L'Italia é un paese razzista, e lo é stato sempre. Governi di destra, come questo che abbiamo, non fanno altro che alimentare la paura per il diverso, la xenofobia continua su Che Dicono Di Noi
Stato di diritto sotto assedio in Italia di Mads Frese Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario italiano, che è sempre stato il suo incubo personale, e sogna di terminare la sua carriera come Presidente della Repubblica. “Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo”, dice un prestigioso intellettuale italiano. Chi non ha un sogno o due nel cassetto? Ma Silvio Berlusconi è un sognatore speciale: ”Non c`è sognatore più grande di me, ma io sono un sognatore realista. Altri hanno sogni che rimangono tali mentre io cerco di realizzare i miei sogni” ha spiegato il Primo Ministro. Nel 1977 Berlusconi realizzò il suo sogno di far soldi con le TV commerciali, quando assunse Mike Bongiorno (l’equivalente italiano di Otto Leisner) come conduttore del quiz televisivo ”I sogni nel Cassetto”. In seguito acquisì 3 canali televisivi nazionali, divenne il più ricco del Paese, creò il proprio partito politico e nel 1994 divenne presidente del consiglio per la prima volta. Ma i sogni di Berlusconi non si fermano qui: In un discorso prima di Natale il Primo Ministro ha annunciato che il governo nel 2009 lavorerà per la riforma del sistema giudiziario, che – tra l’altro – limita l’autonomia del Pubblico Ministero. Per gli intellettuali e gli esperti di diritto italiani questo più che un sogno è un incubo. ”Sono in gioco le garanzie del diritto, i diritti dei cittadini ed il principio di uguaglianza davanti alla legge. Se il sistema giudiziario è governato dai politici, diventa un’arma nella battaglia politica. Mi sembra assurdo che si continui su questa strada e che nessuno ne evidenzi i rischi” ha affermato l´ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Modifiche alla Costituzione Quando Berlusconi nel gennaio del 1994 decise di ”scendere in campo”, sembra abbia affermato ”Sono costretto ad entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera”. A novembre dello stesso anno – durante una conferenza delle Nazioni Unite a Napoli sul tema della criminalità organizzata, i giudici di Milano gli recapitarono un avviso di comparizione per corruzione. Ciò comportò – dopo solo 7 mesi – la caduta del governo. All´indomani della terza vittoria elettorale dell’aprile 2008, il Primo Ministro risultava implicato in diversi processi. Un decreto legge ha però consentito allo stesso di ottenere l’immunità fino alla fine del mandato. E dopo la convincente vittoria elettorale la battaglia di Berlusconi contro i pubblici ministeri – dallo stesso considerati avversari politici – è potuta iniziare. La riforma comporta tra l´altro che il ministero della Giustizia potrà decidere che tipo di reati deve perseguire la pubblica accusa e la priorità degli stessi. La riforma necessita di una modifica della Costituzione che per ora sembra possa contare sulla maggioranza dei voti in parlamento. Molti osservatori temono che una lunga serie di casi di corruzione riguardanti parlamentari e politici locali aderenti al maggiore partito d’opposizione, Partito Democratico, convincerà i politici dell’opposizione a sostenere il piano di Berlusconi. ”È contro il principio della divisione dei poteri trasformare la Costituzione in uno strumento di potere. Ed è proprio quello che sta accadendo. Abbiamo un parlamento che ha già dimostrato la sua debolezza verso un governo che impone le proprie scelte grazie ai voti di fiducia. Adesso è il turno della giustizia,” commenta Gustavo Zagrebelsky. Peggio del fascismo Gli italiani parlano molto al telefono e quindi le intercettazioni e le sofisticate analisi del traffico telefonico sono strumenti molto importanti per mettere in carcere boss mafiosi, arrestare presunti terroristi e svelare la corruzione politica. Ora il governo intende ridurre l’uso delle intercettazioni nelle indagini su reati con pene superiori a 10 anni di carcere. Il presidente dell’Associazione Antimafia – Piero Grasso – ha avvisato il parlamento sul rischio che ciò comporta per la lotta alla mafia. Nel 2007 furono effettuate circa 80.000 intercettazioni telefoniche per un costo complessivo di 224 milioni di euro. Il governo ritiene che la spesa sia troppo alta (ma non nomina le entrate dei beni confiscati proprio grazie alle stesse intercettazioni) e che il metodo sia troppo invadente sottolineando l’inaccettabilità del fatto che le trascrizioni delle bobine possano finire sui giornali. Berlusconi stesso è stato vittima di intercettazioni diventate poi pubbliche. Queste rivelavano il suo grande interesse per giovani attrici ed il tentativo di corrompere avversari politici: ”Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo” scrive Alberto Asor Rosa in un articolo sul Manifesto, un quotidiano di sinistra, dove sostiene che il regime di Berlusconi per certi aspetti è peggiore di quello di Mussolini. Secondo Asor Rosa ”Il livello di corruzione sotto Berlusconi non ha pari nell’amministrazione fascista delle istituzione e del potere.” Sogni presidenziali Poco prima di Natale Berlusconi ha reso pubblica l’intenzione di instaurare il voto diretto per l’elezione del Presidente della Repubblica facendo così dell’Italia una repubblica presidenziale. Se ciò si avverasse, ci si aspetta che lo stesso Berlusconi si candidi, quando nel 2013 si dovrà trovare un sostituto all’attuale Presidente Giorgio Napolitano. La Lega Nord certamente alzerà il prezzo per la realizzazione del sogno di Berlusconi. Il partito esige tra le altre cose che la riscossione fiscale sia di competenza delle regioni. Ma il Primo Ministro è un sognatore realista e sarà senz’altro pronto a vendere qualche pezzo di unità nazionale per realizzare i suoi sogni. La proposta di un sistema fiscale di tipo federale è già all’ordine del giorno nelle prime riunioni ministeriali del nuovo anno. ”Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità nel 1870 ad oggi” scrive Alberto Asor Rosa ed aggiunge :”A causa della supremazia degli interessi privati sugli interessi della collettività, il rapporto tra cittadini ed istituzioni non è mai stato peggiore di adesso. Fino ad ora nessuna dittatura europea del ‘900 (neanche il fascismo italiano) aveva permesso che gli interessi privati dei leader politici fossero alla base del lavoro legislativo e giudiziario. __________________________________________________________________________________________________Il blog non è a favore di nessun movimento politico religioso sportivo
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(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
Il gioco dell'oca di Silvio L'incredibile esito della vicenda Alitalia di Gianni Barbacetto Se in questo Paese esistesse una stampa libera (e se l'opposizione non fosse impegnata a difendere gli inquisiti, a registrare colloqui imbarazzanti e a discutere se è meglio Grand Hotel, Luxuria o Fagioli), Berlusconi e il suo governo sarebbero inchiodati ai pessimi risultati con cui s'affacciano all'anno nuovo. La crisi economica avanza, la cassa integrazione cresce del 500 per cento (!), la corruzione (bipartisan) imperversa. La vicenda Alitalia, poi, è finita nel modo più ridicolo (o drammatico, dipende dall'umore e dai punti di vista). Alitalia sarà di Air France. Dopo un lungo, faticoso e costosissimo gioco dell'oca, è tornata alla casella di partenza. Ad Air France, come era stato deciso dal governo Prodi e smontato da Berlusconi per poterci fare la campagna elettorale in nome dell'italianità della compagnia di bandiera. Solo che allora Alitalia sarebbe stata comprata (e pagata) da Air France, adesso a pagare siamo noi. Il gioco dell'oca ci è costato 3 miliardi di euro, che pagheremo in tasse, e 5 mila esuberi in più. Un bel risultato, non c'è che dire, una bella cifra per finanziare la campagna tricolore di Berlusconi (e di Tremonti: «Mi commuovo quando all'estero vedo i colori italiani sulla fusoliera dei nostri aerei»). L'italianità svanirà al primo aumento di capitale, in compenso dovremo sborsare 3 miliardi per salvare non Alitalia, che ormai è ridotta all'osso (600 voli contro i 1500 del piano Air France di un anno fa), ma l'Air One di Carlo Toto che stava precipitando a causa dei debiti. E per fare un favore alla Banca Intesa di Corrado Passera, che aveva prestato i soldi a Toto. Complimenti, bel risultato, a spese dei cittadini. Se in questo Paese esistessero una stampa libera e un'opposizione... continua sul blog di Gianni Barbacetto __________________________________________________________________________________________________di David Gow (The Guardian) Il playboy settantaduenne del mondo occidentale ha salvato David Beckham ed é ora intenzionato a salvare il suo paese e, come Gordon, il pianeta. Gordon Brown ha salvato il mondo, Angela Merkel il suo budget federale, Jose Manuel Barroso il suo incarico per un secondo termine - e Nicolas Sarkozy ha salvato l'Europa. Ora, mentre un orribile anno di previsioni economiche ancora piú nere si avvicina per l'UE, viene avanti Silvio Berlusconi. Ha salvato David Beckham dall'oscuritá di Los Angeles aiutandolo ad essere preso in prestito per 10 settimane dalla sua squadra di calcio, l'AC Milan - garantendogli accordi con sponsor piú remunerativi e apparizioni su molti canali TV del suo impero Mediaset. Missione compiuta, ora é il momento di salvare l'Italia e, come Gordon, il pianeta. L'1 gennaio, il giorno in cui Sarko smetterá ufficialmente di essere presidente dell'UE, il presidente del consiglio italiano gli subentrerá e, con complessi di superioritá da togliere il respiro, é giá indaffarato a preparare un summit tra Barack Obama e il russo Dmitri Medvedev. Per marzo, quando l'economia europea dovrebbe essere in pieno declino, sta pianificando un summit G14 - idea originariamente di Sarko per coinvolgere le economie emergenti - sulla "dimensione umana" della crisi finanziaria. Presumibilmente, questo é il linguaggio diplomatico per crescita dei debiti personali, povertá, disoccupazione, disperazione e tutte le cose che comporterá, potenzialmente, la depressione di metá inverno portata dalla peggiore recessione dai tempi della seconda guerra mondiale. Specialmente nel suo paese, che é stato in recessione per due quadrimestri, si trova ad affrontare un'impennata della disoccupazione, vede la casa automobilistica Fiat cercare un partner che la compri risolvendo i suoi problemi e che, senza l'Euro e la Banca Centrale Europea che disprezza, sarebbe giá in bancarotta. Berlusconi, uomo da 10 miliardi di dollari ed architetto seriale di riforme giudiziarie per garantirsi l'immunitá dalla giustizia, é il leader politico che ha chiamato Obama "abbronzato" e un membro tedesco del parlamento europeo "Kapó". Il suo contributo al programma di recupero economico dell'UE - un incentivo da 200 miliardi di euro del valore del 1.5% del PIL - sembra essere un taglio alle tasse dei suoi sostenitori politici in piccoli affari e ha ridotto le punizioni per gli evasori fiscali - che valgono l' 1% del PIL, secondo politici dell'opposizione in Italia. Il pacchetto é talmente ridicolo che molti analisti ritengono che potrebbe comportare un ulteriore riduzione delle entrate fiscali. Ora il playboy settantaduenne del mondo occidentale vuole diventare presidente della repubblica, succedendo all'ex comunista Giorgio Napolitano, uomo di grande integritá, dopo il 2013. Presumibilmente, in stile Mugabe, vita natural durante e, in stile Chirac, con immunitá perpetua dai processi. Questa, in tutta serietá, é la persona che per rotazione presedierá il G8 l'anno prossimo, quando probabilmente ci sará un bagno di sangue nell'economia di tutto il mondo. E' venuto il momento di finire questo stupido processo e, come previsto per l'UE dal trattato di Lisbona, scegliere un presidente di vera statura e visione per prendere le redini in questo lungo viaggio. Soprattutto siamo tutti d'accordo che, come il consiglio di sicurezza dell'ONU e il Fondo Monetario Internazionale, ci vorrebbe una riforma permanente per includere la Cina, l'India e altri paesi tra le economie emergenti. E' giá abbastanza che l'eurotossico Vaclav Klaus, presidente della repubblica Ceca, diventi il capo titolare dell'UE dopo il primo gennaio (OK, il suo primo ministro presiederá i meeting). Questo articolo preferirebbe vedere Sarko coronare la sua ambizione a diventare presidente a lungo termine dell'eurogruppo e leader de facto dell'UE dopo il suo successo iperattivo alla guida dell'UE nei sei mesi scorsi. Forse potrebbe anche incaricarsi del G8/G14 per il resto del suo mandato all'Eliseo, che sará sicuramente esteso dopo il 2012 per altri 5 anni. Or give it to Tony Blair. Anyone but the ill-suited Berlusconi, the undisputed president of Tangentopoli 2, or bribery city, that his native country has yet again become. O datelo a Tony Blair. Tutti tranne l'inadatto Berlusconi, presidente indiscusso di questa Tangentopoli 2, o "cittá della corruzione", che il suo paese é diventato ancora una volta. continua su Che Dicono Di Noi __________________________________________________________________________________________________Ora é tutto permesso di Massimo Fini Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano. Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? continua su ComeDonChisciotte __________________________________________________________________________________________________Lunedì mattina all'aeroporto di Bari, alle 9 non c'era ancora. Alle 10.30 a quello di Roma Fiumicino nemmeno: "Colletti de chè?, un c'è!". Ho aspettato, ho rifiutato di leggerlo in anteprima, perchè volevo averlo tra le mani. Ho atteso e devo dire che anche questa volta Ferruccio Pinotti mi ha "appagato", ha firmato l'ennesima inchiesta "bollente" con un partner d'eccellenza. Colletti Sporchi va molto oltre quello che potevo credere, e solo ora capisco perchè il titolo, come volevano gli autori, avrebbe dovuto essere "Stato Mafia", almeno moralmente. “Sento spesso parlare di politica e giustizia. E ogni volta che un politico viene accusato, sento dire che in questo modo si attaccano le istituzioni. Mi pongo allora questa domanda: chi attacca le istituzioni? Il politico amico della mafia o il giudice che, indagando su di lui, lo sta scoprendo? È questo il mondo contraddittorio, confuso e complice che vedo dall'America. Lo trovo un mondo nauseante. In America una situazione del genere sarebbe inconcepibile ancor prima che inaccettabile”. continua su 19luglio1992
__________________________________________________________________________________________________vignetta di Molly Bezz Le accuse di Berlusconi e le colpe del Corriere di Massimo Fini Blandamente criticato da Stampa e Corriere della Sera per una misura in fondo marginale come l'aumento dell'Iva a Sky (che non è come dice Veltroni, una Tv per tifosi squattrinati - quelli vanno allo stadio, in curva - ma per gente benestante) Silvio Berlusconi ha affermato che i direttori di questi due giornali dovrebbero cambiare mestiere. Il presidente del Consiglio ha detto testualmente: "In tanti dovrebbero cambiare mestiere, direttori di giornali e politici, ho visto che la Stampa ha titolato "Berlusconi contro Sky", ho visto le vignette del Corriere della Sera, ma che vergogna... dovrebbero avere tutti più rispetto per se stessi e fare un altro mestiere". letto su Cani Sciolti __________________________________________________________________________________________________Berlusconi è molto più pericoloso di Licio Gelli di Pacho Pardi Asfissiante come un tormentone stantio, si riaffaccia ogni tanto sulla scena Licio Gelli. Indugia nel ricordo di quando tutti i vertici delle forze armate e dell’ordine erano affiliati alla sua Loggia P2 e lui stesso faceva il burattinaio della politica italiana. Rimpiange di non aver portato a termine il suo compito e si compiace che lo faccia ora Berlusconi, cui semmai rimprovera scarsa determinazione. __________________________________________________________________________________________________Scappellamento a sinistra (o a destra?) "LA sinistra aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri" "E nelle 25 pagine redatte dalla ottava sezione del Tribunale di Milano si scopre un'altra inchiesta, questa volta su Telepiù. In una perquisizione a Segrate è spuntato un fascicolo su Ludovico Verzellesi, ex presidente dell'ufficio imposte indirette. Verzellesi e Vincenzo Viganò, ex funzionario dell'amministrazione finanziaria arrestato un anno fa, sarebbero stati contattati per ottenere un'aliquota Iva favorevole per gli abbonamenti alla pay tv. Di questa operazione si occupava Salvatore Sciascia, alto dirigente Fininvest indagato per corruzione, che nel gennaio 1992 ha scritto a Berlusconi una lettera nella quale 'chiede il Suo interessamento per Verzellesi per la nomina all'incarico ministeriale in questione'. E il ministro Rino Formica propose Verzellesi per la carica di consigliere della Corte dei conti. Il crollo del governo Andreotti ha bloccato la promozione di Verzellesi ma le pay tv sono riuscite a ottenere l'aliquota ridotta. La vicenda é solo un elemento di contorno nella grande analisi dei magistrati" (Corriere della Sera, 3 maggio 1994) da Carta Canta di Marco Travaglio __________________________________________________________________________________________________Il regime del chiagni e fotti. Altro che conflitto d'interessi Di Marco Travaglio Il raddoppio dell`Iva sugli abbonamenti alla pay tv (cioè di Sky) e il congelamento del canone Rai senza neppure il recupero dell` inflazione, come tutte le leggi fiscali, possono essere giusti o sbagliati. In tempi di crisi e di tagli, potrebbe persino essere giusti. Purtroppo a deciderli è il proprietario di Mediaset, cioè il concorrente di Sky e Rai. Dunque potrebbe deciderli solo dopo aver venduto Mediaset o aver aggravato le tasse anche su Mediaset, che invece gode di privilegi inauditi: controlla una rete in più del lecito (Rete4, abusiva per la Corte costituzionale e la Corte di giustizia di Lussemburgo), ha beneficiato di condoni fiscali varati dal governo Berlusconi-2, paga le frequenze un`inezia e nel`94 ha potuto defiscalizzare gli utili reinvestiti grazie all`apposita legge Tremanti. Invece Al Tappone si tiene ben stretta Mediaset, unico editore tv al riparo dai sacrifici del pacchetto-crisi, affamando i concorrenti. In attesa di leggere nel dettaglio il provvedimento (sic!, ndr), esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione per il futuro di un`attività che Mediaset ha lanciato di recente e che in questo modo verrebbe fortemente penalizzata». Come diceva Montanelli, Berlusconi e i suoi cari sono maestri nell`arte del "chiagni e fotti": così son riusciti a fabbricare un finto pianto greco per una norma che toglie 1 agli utili Mediaset e 100 agli utili Sky. Evocare il conflitto d`interessi, come fanno le opposizioni che non hanno mai mosso un dito per risolverlo, è riduttivo e anche un po` comico. Siamo di fronte a qualcosa di mostruoso per una democrazia liberale, che solo l`assuefazione al peggio impedisce di notare in tutta la sua mostruosità: un impresario impossessatosi dello Stato usa le istituzioni (e addirittura la crisi finanziaria) per spezzare le reni alle imprese rivali. Ogni giorno lui e i suoi giannizzeri attaccano e invitano a boicottare i programmi della Rai (ultimamente perfino Crozza Italia, La7), minacciando nuove sanzioni ed epurazioni, anche in collaborazione con l`apposita Agcom. Tra qualche giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sui diritti violati di Europa7, la tv soffocata nella culla che da 9 anni attende le frequenze occupate da Rete4: il governo Mediaset ha già annunciato che le frequenze gliele girerà la Rai, che ha tutte le concessioni in regola, anziché Mediaset, che per Rete4 la concessione l`ha perduta nel 1999 ma continua a trasmettere in proroga grazie a un decreto e a una legge del Berlusconi2. Dopodiché il padrone di Mediaset, che s`è appena fabbricato un presidente della Vigilanza a suo uso e consumo acquistando a prezzi di realizzo una quinta colonna gentilmente eletta dal Pd (il celebre Villari), occuperà militarmente la Rai cambiando i direttori di rete e di tg. Rifiutando di partecipare a qualunque spartizione. E denunciando in piazza l`ultima vergogna. Tutto il resto è chiacchiera. da l'Unità continua su Itaca News
__________________________________________________________________________________________________Berlusconi telefona a Ballarò: uso improprio del mezzo televisivo di Antonello Tomanelli avv. Per un momento alcuni avranno pensato ad un collegamento telefonico con Sabina Guzzanti. Invece è proprio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad aver telefonato in diretta a Ballarò, per portare un duro attacco ad Antonio Di Pietro ed un’aspra critica dal sapore intimidatorio al segretario della Cgil Guglielmo Epifani, presente alla trasmissione. Al cospetto di un sorpreso Giovanni Floris, che alla formulazione di una domanda si è sentito buttare giù il telefono. Una telefonata che forse non rappresenterà un caso di “uso criminoso” della tv pubblica. Forse sarà l’indice di una condizione psicologica del presidente del Consiglio non proprio ottimale. E forse Floris avrebbe potuto fare di più, avendo dalla sua la Carta dei Doveri, che gli impone di non subordinare la propria responsabilità verso i cittadini “ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del Governo o di altri organismi dello Stato”. Sta di fatto che, per quanto ci si sforzi, riesce difficile ipotizzare che l’irrompere del capo del Governo in una trasmissione di approfondimento informativo all’infuori di un formale invito possa essere ritenuto conforme alle regole di una moderna democrazia. Ciò in quanto i monologhi televisivi delle alte cariche dello Stato sono sì previsti dalla legge, ma in tutt’altro contesto. L’art. 33 del D.Lgs. n. 177 del 2005 (Testo Unico della Radiotelevisione) stabilisce che “La società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è tenuta a trasmettere i comunicati e le dichiarazioni ufficiali del presidente della Repubblica, dei presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, del presidente del Consiglio dei Ministri e del presidente della Corte Costituzionale, su richiesta degli organi medesimi, facendo precedere e seguire alle trasmissioni l’esplicita menzione della provenienza dei comunicati e delle dichiarazioni” (comma 2°); e che “Per gravi ed urgenti necessità pubbliche la richiesta del presidente del Consiglio dei Ministri ha effetto immediato. In questo caso egli è tenuto a darne contemporanea comunicazione alla Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” (comma 3°). La ratio della norma è evidente. Le massime cariche dello Stato possono disporre del mezzo radiotelevisivo per rivolgersi alla collettività, ma solo in casi eccezionali e nell’ottica del perseguimento dell’interesse generale. Al di fuori di tale ipotesi, qualsiasi loro intervento si risolverebbe in un’indebita interferenza con la funzione informativa, che è prerogativa del giornalista. Il monologo di Berlusconi non poggiava sull’ombra di nemmeno uno di quei presupposti di legge. Per diversi minuti il presidente del Consiglio si è impadronito del mezzo televisivo e ha alterato la scaletta di una trasmissione di approfondimento informativo solo per attaccare Di Pietro e il leader della Cgil. Non si può arrivare a dire che con quella telefonata Berlusconi abbia commesso i reati di "abuso d'ufficio" o di "interruzione di pubblico servizio". Ma non c'è dubbio che quanto più un'alta carica dello Stato occupa una trasmissione di approfondimento informativo al di fuori dei presupposti stabiliti dalla legge, tanto più ci si allontana dal sacrosanto principio democratico dell'autonomia dell'informazione dalla sfera politica. Diciamo che può parlarsi quantomeno di "uso improprio del mezzo televisivo". Tra l’altro, l’attacco a Di Pietro si è rivelato quanto mai scoordinato. Nel replicare all’ex magistrato che nelle precedenti ore lo aveva accusato di essere un “corruttore politico”, ha preannunciato nei suoi confronti una denuncia per calunnia. Francamente, non si capisce su quali basi. Essere un corruttore politico è cosa ben diversa dall’essere un corruttore. “Corruttore politico” è chi tenta di ingraziarsi un avversario politico per farlo passare dalla propria parte, magari offrendogli un prestigioso incarico. Proprio come fece Berlusconi quando offrì a Di Pietro un ministero all’indomani di Mani Pulite e della sua prima vittoria elettorale. E come, stando a quel che dice Di Pietro, lo stesso Berlusconi ha fatto recentemente con Orlando e Villari in relazione alla nota vicenda della presidenza della Commissione di Vigilanza. Insomma, un comportamento piuttosto consueto in politica. E, soprattutto, non costituendo reato, un comportamento lontano anni luce da quella corruzione, penalmente rilevante, che nella stragrande maggioranza dei casi consiste nell’offrire a un pubblico ufficiale denaro o altra utilità per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Di qui l’infondatezza della denuncia per calunnia che Berlusconi ha minacciato di presentare contro Di Pietro, consistendo la calunnia nel comportamento di chi (peralro solo con querela o denuncia all'Autorità Giudiziaria) accusa falsamente qualcuno di aver commesso un reato. continua su i] difesa dell'informazione
"Di Pietro? Sì che mi piacerebbe averlo con me, come ministro" (Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo Show, 22 febbraio 1994).
(Silvio Berlusconi, dopo il no di Di Pietro, 7 maggio 1994)
(Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni di Di Pietro dal pool Mani Pulite, 7 dicembre 1994)
da Carta Canta di Marco Travaglio
__________________________________________________________________________________________________![]() Berlusconi su Obama: e una batutta discriminazione razziale di Antonello Tomanelli avvocato Carla Bruni si dichiara felice di essere diventata francese. E certamente molti maledicono di essere italiani, dopo l’infelice battuta di Silvio Berlusconi da Mosca sul neopresidente degli Stati Uniti Barack Obama, definito dal nostro primo ministro “bello, giovane e anche abbronzato”. Una battuta che, se da un lato lascia intatta ogni perplessità sul livello culturale che da sempre caratterizza Berlusconi, dall’altro sottolinea la sua fisiologica incapacità di discernere il lecito dall’illecito. E’ chiaro che Berlusconi scherzava, certo. Ha utilizzato una battuta vecchia quasi quanto lui, che riecheggia negli ambienti meno evoluti. Ma non sempre la battuta è lecita, specie se fatta nel corso di una conferenza stampa internazionale. Quando di un nero si dice che è “abbronzato”, si nega la sua appartenenza etnica. In altre parole, quella battuta vuol significare che l’unica razza ufficialmente esistente è quella bianca. Chi appare nero lo può essere solo perché è un bianco abbronzato. E’ la stessa logica che spingeva nazisti e fascisti a propagandare manifesti che raffiguravano l’ebreo nelle sembianze di un ratto, sul presupposto della sua non riconducibilità al genere umano. Come non potevano esistere ebrei uomini, così non si può essere neri dalla nascita, ma lo si può diventare soltanto attraverso la tecnica dell’abbronzatura. Non c’è dubbio, quindi, che la battuta di Berlusconi integra gli estremi del reato di cui all’art. 3, comma 1°, L. n. 654 del 1975 (così come modificata dalla L. n. 205 del 1993, cosiddetta “legge Mancino”), che punisce chi “commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. E in considerazione del contesto ufficiale in cui è maturata la battuta (domanda di un giornalista su cosa Berlusconi pensasse dell’elezione di Obama rivolta nel corso di una conferenza stampa internazionale), la battuta di Berlusconi è chiaramente riconducibile al concetto di “atto”. Qualcuno potrebbe obiettare che quella battuta va ricondotta al diritto di satira, essendo evidente l’intento scherzoso del nostro presidente del Consiglio. Ebbene, già sarebbe difficile rinvenire la satira in una relazione tra “pari”, dato che per sua natura la satira, essendo dissacrante, colpisce sempre dal basso verso l’alto, mirando cioè a porre il destinatario del messaggio satirico sul piano del cosiddetto comune mortale, a “mettere il re in mutande”, come insegna Dario Fo. In ogni caso, qui difetta quell’elemento che secondo una giurisprudenza ormai trentennale rende sempre lecita la satira: il nesso di coerenza causale tra la qualità della dimensione pubblica del personaggio preso di mira e il contenuto del messaggio satirico. A ben vedere, infatti, qui il messaggio satirico non solo non è coerente, ma collide clamorosamente con la qualità della dimensione pubblica di Obama. La circostanza che Obama è il primo presidente nero di uno Stato che fu tra gli ultimi ad abolire la schiavitù e la discriminazione razziale viene neutralizzata da un’affermazione che riporta i neri alla condizione di soggetti privi di ogni diritto, potendo essi esistere in natura, secondo una visione razzista, soltanto in qualità di bianchi abbronzati. La battuta di Berlusconi su Obama sarebbe riconducibile al diritto di satira soltanto in un ordinamento che pratica la discriminazione razziale, che cioè considera soggetto di diritto solo il bianco, sebbene abbronzato. Un ordinamento, cioè, nel quale fruitore della satira è un pubblico razzista, che è poi il target al quale Berlusconi, volente o nolente, ha strizzato l’occhio pronunciando quella imbarazzante frase. Tuttavia, va precisato che quello commesso da Berlusconi è un reato difficilmente perseguibile, perlomeno in Italia, perché commesso all’estero (Mosca). A meno che non lo si consideri “delitto politico”, così da poterlo perseguire anche se commesso all’estero, peraltro a richiesta del ministro della Giustizia. Per l’art. 8 del codice penale va considerato “delitto politico” il delitto “che offende un interesse politico dello Stato”. Ma non vi sono state rotture diplomatiche con gli Stati Uniti, o cose del genere. In conclusione, quella battuta è destinata a rimanere una figuraccia. da i] difesa dell'informazione
__________________________________________________________________________________________________Il vigile da Carta Canta di Marco Travaglio "Sta prendendo forma una nuova architettura di governo del mondo basata su principi simili a quelli del New Deal. L'idea del primato della politica sull'economia, l'idea del mercato finanziario che non si autoregola. Puoi anche scrivere un codice della strada di mille articoli, ma non funziona se non hai i semafori, i vigili e le multe. Per questo si devono vietare i paradisi legali, gli strumenti della tecnofinanza".
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I misteri di una telofanata di mariopinzauti In un primo momento è stata definita “cordiale” ,poi “affettuosa.”. I giudizi, riferiti alla telefonata di venerdi sera tra Obama e Berlusconi vengono da amici e famigli del nostro Presidente del Consiglio. Amici e famigli del Presidente eletto degli Stati Uniti invece per ora tacciono. Perché? Elementi sicuri per dare una risposta precisa per ora mancano, abbondano però indizi che rendono a dir poco misteriosa la vicenda. Per tutta la giornata di venerdi Berlusconi ha atteso, si può dire, con la bava alla bocca, una chiamata di Obama. E non senza ragione. La sera prima , a Mosca, aveva fatto quell’apprezzamento sul colore della pelle del vincitore delle elezioni Usa, l’aveva ripetuto la mattina stessa di venerdi in una conferenza stampa a Bruxelles. Aveva dunque buoni motivi per ritenere non casuale che Obama avesse già chiamato i principali statisti europei-da Sarkozy alla Merkel-per ringraziarli dei loro messaggi di congratulazioni ma ancora non si fosse messo in contatto con lui. Ricordando anche le sue dichiarazioni di sperticata ammirazione per Bush espresse fino a pochi giorni prima il Cavaliere ha probabilmente avvertito allora il morso del dubbio, ha temuto di essere oggetto di un’umiliante anche se non immeritata esclusione. Fatto sta che, secondo notizie riportate sabato dai giornali, o direttamente o attraverso qualcuno dei suoi ,ha preso a tempestare di sollecitazioni l’ambasciatore italiano a Washington e l’italo-americana Nancy Pelosi,che è speaker (presidente) del Congresso degli Stati Uniti, invitandoli a intercedere presso il forse incacchiato, Barack Obama, il quale,mentre le intercessioni erano in atto,acuiva i tormenti di Silvio chiamando per telefono il presidente egiziano,quello pachistano ,il sovrano saudita e forse,secondo indiscrezioni non confermate,i capitani reggenti di San Marino. Solo alle 22, dopo che, sempre secondo fonti giornalistiche, la carovana dei supplici si era ingrossata,Barack Obama si convinceva a mettersi in contatto con Berlusconi .Avveniva così la telefonata forse cordiale,forse affettuosa,forse un poco o tanto estorta. continua su politicablog.info __________________________________________________________________________________________________
Imbecille sarà lei di Leonardo Coen Imbecille. Dal dizionario Devoto-Oli: “Persona di scarsa intelligenza e con poco buon senso o dal comportamento stupido”.
Caso Obama-Berlusconi, Italia ancora una volta zimbello del mondo di Renato Scattarella Criteche da tutto il mondo per lo sproloquio del Premier Ancora una volta ne combina una delle sue, ma questa volta non suscita più simpatia il nostro premier, soprattutto perché le sue battutine stile primo novecento non sortiscono più l’effetto desiderato. Già perché l’opinione pubblica si sta rendendo conto che con l’avvento al potere di Obama la nostra leadership appare vecchia e figlia del secolo scorso. La battuta dell’abbronzatura è vecchia come mio nonno, se non di più, perché si usava molto nell’Italia dei primi del Novecento, quando ai tempi dei primi governi Giolitti eravamo impegnati nella conquista dell’Africa e sui quotidiani nostrani si faceva ironia sul colore della pelle dei conquistati. Il “negretto” in questione però si dà il caso sia l’uomo che si appresta a divenire il più potente e influente del mondo e il nostro premier invece sembra essere ancora una volta il leader della Repubblica delle Banane. Eh si, la definizione che diede Scalfari del nostro paese ai tempi del Berlusconi II, sembra quanto mai azzeccata oggi che siamo nel “Tardo Impero Berlusconiano”. Mi piace definirlo un “Tardo Impero” perché mi ricorda quando gli imperatori romani costruivano edifici sempre più grandi e magnificenti, usavano un linguaggio aggressivo e si mostravano nel loro aspetto muscolare (pensiamo alle statue macroscopiche i cui resti sono ancora presenti sul colle del campidoglio e sono il rifugio ideale dei gatti romani), mentre in tutto il mondo la storia prendeva una piega diversa e inaspettata. Ebbene in Italia sembra si sia arrivati a questo finale! Per tornare alla desolante e poco divertente battuta di Mosca, sui siti e sui giornali di tutto il mondo non si fa che parlarne in termini negativi, c’è chi parla di gaffe infelice ma c’è anche chi la definisce una battuta razzista. Fatto sta che il caso diplomatico è bello che scoppiato e la replica di Berlusconi oggi in conferenza stampa a Bruxelles è come peggiorativa della situazione. Rispondendo ad una critica di un giornalista americano di Bloomberg, Berlusconi si infastidisce e se ne va replicando al reporter che è un imbecille come gli altri. Non risparmia neanche la “rossa” giornalista del tg3 rea di aver ricordato che c’è imbarazzo nella maggioranza e cosa più grave Obama sembrerebbe non aver gradito la battutina “carina” fatta al fianco di Medvedev in quel di Mosca. Intanto sul sito dell’autorevole NYTimes non si contano le mail di americani indignati per la triste battuta del nostro premier, sembrerebbe si sia arrivati già a 1.200 e la conferenza stampa di Mosca è l’evento più ripreso degli ultimi giorni da tutti network del mondo. Dalle parti della maggioranza c’è sconcerto, la solidarietà del Pdl stavolta non c’è stata e pare che Fini sia molto contrariato per la figuraccia planetaria. L’opposizione ovviamente si scaglia contro il premier, Walter Veltroni a caldo aveva giudicato quella frase una vergogna: "Colpisce gravemente la dignità del nostro Paese". Dario Franceschini, vice segretario del Pd, ha dichiarato: "Chiediamo ai presidenti delle Camere, ai ministri e agli esponenti del governo di dire parole di dissociazione. Facciano sentire la loro voce per dire che sono sbagliati questi toni, gli insulti e il turpiloquio". Cesa dell’Udc rincara la dose, sottolineando la figuraccia dell’Italia di fronte al mondo e la grave irresponsabilità di Berlusconi. Un focolaio di polemiche che colpisce non poco la credibilità del nostro paese e indebolisce i rapporti da sempre ottimi con gli Usa. La testimonianza è la mancata telefonata di Obama, che subito dopo l’elezione ha telefonato a tutti i leaders europei tranne che al nostro. Speriamo che Berlusconi non dica che Obama non ha ragione di essere“incavolato nero”! continua su Agor@ magazine
__________________________________________________________________________________________________Boiate Planetarie Nulla è impossibile di Marco Travaglio “In America – dice Obama – nulla è impossibile”. Ma anche l’Italia non scherza, visto il benvenuto che gli han dato Gasparri (“ha vinto Al Qaeda”) e Al Tappone (“Obama è abbronzato”). La boiata razzista s’inserisce in una tradizione che l’ha reso celebre nel mondo, perché è fuori dai patrii confini che dà il meglio. Le corna a Caceres, in Spagna. L’atterraggio in Estonia (“Bella, l’Estuania”). Le molestie a un’operaia della Merloni in Russia (“voglio baciare la lavoratrice più bella”, con Putin che osservava gelido l’amico Silvio intento ad arrampicarsi sulla giunonica ragazza in fuga). Il ricordo dell’11 settembre (“voglio ricordare l’attacco del comunismo alle due torri”). Gliinsulti al mondo islamico (“Dobbiamo esser consapevoli della superiorità della nostra civiltà su quella islamica, ferma a 1400 anni fa)”. Le ganassate da latrin lover col danese Rasmussen (“E’ più bello di Cacciari, lo presenterò a Veronica”) e col tedesco Schroeder (“Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh”). Il “kapò nazista” al socialista tedesco Schulz. La mania di regalare orologi a chiunque, anche durante il G8. E poi i tentativi di rimediare alle gaffes, raddoppiandole. Come quando rivelò di aver “dovuto riesumare le mie doti di play boy e fare la corte alla presidente Tarija Halonen per portare da Helsinki a Parma l’agenzia alimentare europea”. La Finlandia protestò, e lui esibì una foto della Halonen: “Ma vi pare che io mi metta a far la corte a una così?”. Pezo el tacon del buso. Ora si spera che non incontri mai Mandela: “Ohè, Nelson, troppe lampade eh?”. continua su Itaca News
Old Brianza Berlusconi uno e due di Andrea Fabozzi Silvio Berlusconi editore ha pubblicato la traduzione italiana di un romanzo di Philip Roth nel quale un professore americano perdeva il posto e la reputazione per una battuta razziale, per altro inconsapevole, riferita a un suo alunno. E' quello che accade nella realtà nel consesso civile americano, ed europeo. Poi c'è Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. Qui da noi. Dove siamo al punto che una frase come «Obama è bello, giovane e abbronzato» altrove semplicemente inascoltabile è diventata oggetto di dibattito. Onorevoli e senatori e ministri si sono impegnati a spiegare che si trattava certamente di parole «affettuose». Un «complimento». Va bene. Se è così la Casa bianca risponderà presto che Silvio Berlusconi è un rotondo e minuscolo vecchio. E che La Russa che lo ha tanto difeso è un tipo grottesco che fa paura se lo incontri di notte. Senza neanche l'elemento razziale, non sarebbero anche questi complimenti affettuosi? Siamo ancora il paese di faccetta nera e non possiamo che sdegnarci ogni volta, soprattutto questa volta. Ma scommetteremmo che se Silvio Berlusconi sarà travolto dal discredito mondiale, non perderà per queste sue parole nemmeno un punto nella classifica di gradimento in Italia. L'Italia che è accusata esplicitamente di razzismo dall'Europa per il modo in cui tratta gli immigrati e i cittadini rom. L'Italia che immagina classi separate e - è successo - autobus separati. L'Italia dove il governo di Silvio Berlusconi dovrebbe fermare gli omicidi razzisti che si moltiplicano, bloccare la violenza neofascista che monta, anche fare smettere quelli che gridano buu allo stadio. Ma è il presidente del Consiglio che fa buu in conferenza stampa. La disarmante violenza di un uomo che dovrebbe ritirarsi nel suo castello in Brianza a fare quelle battute che non gli consentirebbero nemmeno più in Virginia, passata la vergogna, ci ricorda qual è il paese dove ci tocca vivere. Uno come lui dovrebbe fiutare tabacco, piantare cotone in Sardegna e non cactus e bere pessimo whisky. In un altro secolo. Ma si sa che beve poco ed è il più votato dagli italiani. Probabilmente non legge i libri che pubblica ma certo ispira i film di Natale che produce. Tutti grandissimi successi. Come Tartufon continua su Itaca News Schiaffo di Obama a Berlusconi Chiama 9 leader mondiali e non lui
__________________________________________________________________________________________________In nome della Loggia P2 di Red I "cattivi maestri" quando meno te lo aspetti tornano e lanciano messaggi forti e criptici. Licio Gelli a 89 anni suonati, si scopre conduttore e ideatore di un programma, che andrà in onda su Odeon Tv (ospiti tra gli altri, il senatore a vita Giulio Andreotti, l'intellettuale di destra Marcello Veneziani e il deputato-ideologo di forza Italia, Marcello Dell'Utri), che vuole rifare la storia sua e dell'Italia, sotto la lente deformante della sua loggia segreta P2. Il Venerabile maestro nella presentazione del programma ha dispensato anche molti giudizi e suggerimenti soprattutto al suo discepolo, quel Silvio Berlusconi, tessera 1816, che sicuramente è stato più bravo del maestro stesso, tanto da diventare l'uomo più ricco e potente d'Italia. Va qui ricordato un passaggio della relazione che nei primi anni Ottanta fu redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi: "L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici. Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento.". A seguito di quell'inchiesta molti personaggi, soprattutto nelle forze armate, furono poi perseguiti. Molti altri, invece, trovarono il modo per far calare un oblio storico sulla loro appartenenza, tanto da ritrovarceli oggi in posti di potere politico, economico, finanziario e negli apparati più sensibili dello stato. Nella sua conferenza stampa Gelli è stato molto lucido su tutti gli argomenti più spinosi: "Per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, l'unico che può andare avanti è Berlusconi", ha detto Licio Gelli. "Avevo molta fiducia in Fini" - ha poi aggiunto - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante (ex-segretario storico del MSI-AN, di cui Fini fu ritenuto il delfino): oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po' di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha". Gelli poi rimarca le influenze del suo Piano nella politica attuale: "Tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae.. Non condivido il Governo Berlusconi - si è lamentato - perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato". Il Maestro venerabile della P2 si è, quindi, detto perplesso sul LodoAlfano: "L'immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai". Gelli ha poi affermato che "i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica". Altra profezia gelliana che la dice lunga sul senso della sua operazione mediatica! Gelli ha poi voluto rendere onore a Marcello Dell'Utri "è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso... C'è una sentenza che Dell'Utri si trascina e che sarà tirata fuori al momento opportuno perche' tutto e' guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza...Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno... La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi". Come dire al governo: "andate avanti sulla controriforma del sistema giudiziario. Io sono con voi"! '"In Italia - ha poi sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere...La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni". Altro messaggio criptico, che poi suona come un "avviso ai naviganti", a coloro che detengono il potere: "Archivi completi non né ho mai conosciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere''. Anche sugli studenti in rivolta, Gelli ha una sua visione e si schiera col governo: "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di... il maestro unico è molto importante perché, quando c'era, conosceva l'alunno, e poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito. Bisognerebbe ripristinare il rispetto del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore è stato malmenato e ha dovuto abbandonare la cattedra". Quanto alle manifestazioni studentesche, "non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli - Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia e dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perché così non crescono educati". Musica d'oro per le orecchie della destra al governo! Infine sul fronte terrorismo, Gelli sostiene che "se tornassero le BR ci sarebbero ancora più stragi: il terreno e' molto fertile perché le BR potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c'è nel Paese". Parole che si affiancano alle allusioni di un altro protagonista di quel periodo oscuro e tormentato degli anni Settanta, primi Ottanta, Francesco Cossiga, ex-capo dello stato, ex- presidente del consiglio, ma soprattutto ministro dell'interno nel ‘78 durante il "caso Moro" (che ci facevano alcuni autorevoli piduisti nel "Comitato di crisi" al Viminale e nei servizi segreti durante il rapimento del leader democristiano?). La loggia P2 non esiste più, i suoi adepti si sono spalmati nella diaspora, a seguito della legge che ne proibiva l'esistenza, ma il sistema di relazioni e di potere è ancora lì, intoccabile e determinato a far precipitare il nostro paese in una china autoritaria e illiberale. Le parole del 'Venerabile' fanno esplodere l'indignazione a sinistra: "Trovo sconcertante che un personaggio come Licio Gelli diventi una sorta di star televisiva e che una rete privata presenti in pompa magna un tal avvenimento", attacca Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato. Le fa eco Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv, secondo cui "non c'è da stupirsi per le parole di Licio Gelli sulla possibilità che Berlusconi porti avanti il suo piano di rinascita democratica, è dall'inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi". Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, definisce "inquietante che vada in onda l'autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica", e avverte: "Dopo i suggerimenti di Cossiga su come condizionare il movimento degli studenti e le dichiarazioni di Gelli dobbiamo essere ancora più avvertiti e vigilanti sui rischi che corre la nostra democrazia". Per Sergio Flamigni, l'ex senatore del Pci che ha dedicato la sua vita ai 'misteri d'Italia', le lodi a Berlusconi e Dell'Utri rappresentano "la P2 che continua", mentre il ministro ombra dell'Interno Marco Minniti chiama in causa direttamente il premier: "Oggi che è lo stesso Gelli ad indicarlo come il perfetto erede del suo piano di Rinascita, il presidente del Consiglio non ha nulla da dire?". In attesa della risposta di Berlusconi, Dell'Utri è laconico: "Non ho alcun rapporto con Gelli, non ci ho mai parlato - ha detto ai cronisti - Gelli può dire quello che vuole". Minniti, come il senatore Pd Vincenzo Vita, attacca la nuova trasmissione di Odeon Tv chiedendo che non sia messa in onda: "La conduzione di una trasmissione televisiva - accusa Vita - è verosimilmente illegale essendo stata messa fuori legge a suo tempo la P2. C'è quindi da sperare che già nelle prossime ore l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga seccamente su tale caso". E "indignazione" esprime la Federazione nazionale della stampa: "Si tratta di un personaggio che è stato al centro di torbide manovre politico-affaristiche che hanno inquinato il Paese nei decenni scorsi il fatto che conduca un programma dall'evocativo titolo 'Venerabile Italia' lo consideriamo un vero e proprio insulto alla storia di questa nostra nazione ed un affronto gravissimo al mondo dell'informazione". Per il capogruppo dell'Udc in commissione di Vigilanza Rai, Roberto Rao, "i cattivi maestri come Gelli non dovrebbero trovare spazio in televisione". Il segretario Anm Giuseppe Cascini smentisce invece Gelli riguardo alla magistratura: "Noi siamo a favore delle sanzioni ai magistrati che violano le regole e gli obblighi - dice Cascini - tant'è vero che abbiamo cacciato i magistrati iscritti alla P2...". continua su Aprileonline
Il caso Gelli-Odeon Tv: più inquietante di quello che appare di Roberto Calabrò La notizia è di quelle da far tremare le vene e i polsi: Licio Gelli, il “venerabile maestro” della loggia massonica deviata P2, l’uomo più potente d’Italia, il personaggio coinvolto in tutte le trame oscure del nostro Paese, sarà il protagonista di una trasmissione televisiva sull’emittente privata Odeon Tv.
__________________________________________________________________________________________________Annozero Marco Travaglio - Scusate la parolaccia - 30/10/08
Gli editti del premier contro la Rai ansiogena di Filippo Ceccarelli E´ già la terza volta, negli ultimi giorni di inquietudini finanziarie e paure di piazza, che il presidente Berlusconi se ne esce con questa storia della tv, specie pubblica, che diffonde «ansia», «panico», «sfiducia» e «pessimismo».
+ i sondaggi vanno giù, + mi prendo la tv di Giuseppe Giulietti Per settimane e settimane i tg, pubblici e privati, ci hanno inondato di sondaggi che segnalavano la irresistibile fuga di Silvio Berlusconi. La luna di miele sembrava non finire mai. Il presidente pareva destinato a sfondare il muro del cento per cento, stabilendo un record bulgaro, per citare una nazione a lui tanto cara. Le ultime giornate, invece, sono state cariche di amarezza per il vecchio Silvio. Qualche onda anomala,una marea di persone al circo Massimo,sono bastate a invertire la tendenza, a dimostrazione che il malessere sociale e le aspettative deluse non si possono acquistare a colpi di spot, né si possono fermare minacciando il ricorso alla celere:.Sulla Repubblica di oggi Ilvo Diamanti,con la consueta chiarezza,segnala la grande rilevanza che gli italiani assegnano al tema della scuola pubblica. La metà della popolazione sta con gli studenti,Questo movimento attraversa l’Italia,entra nelle famiglie,supera le tradizionali divisioni di schieramento ,si fonda su esigenze reali. Finalmente il tema della sicurezza comincia a essere declinato anche nei termini della sicurezza sociale intesa come diritto alla scuola,alla salute,ad un lavoro dignitoso. Proprio per questo Berlusconi e ii suoi hanno manifestato una rabbia così scomposta,.Non hanno cercato di capire le ragioni profonde di questa ondata,ma hanno scelto la via breve e consueta dello spot:”sono facinorosi,sono estremisti,sono comunisti”: questa consolidata tecnica mediatica e politica comincia,tuttavia,a mostrare le prime crepe. Noi ci riferiamo solo alle grandi manifestazioni di questi giorni,ma anche ad un sondaggio curato da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera e che,per la prima volta,segnala un decremento del 18 per cento dei consensi al governo e a Berlusconi,Dal momento che gli stessi sondaggi venivano presi per oro colato quando segnalavano il volo di Berlusconi,sarà il caso di prenderli altrettanto seriamente in questa occasione. Comunque si giri la frittata,non vi è dubbio che lo sposo abbia cominciato a deludere la signora Italia.Solo il tempo e l’intelligenza delle opposizioni ci dirà se questa tendenza sarà confermata. Nel frattempo Berlusconi si prepara a ricostruire il polo Raiset, suo autentico punto di forza per imporre l’agenda politica e mediatica e per prolungare una luna di miele artificiale. Non a caso,in queste ore,ha già borbottato che ,dopo la manifestazione del PD,sarà più difficile rispettare gli accordi in materia di vigilanza e sugli assetti futuri della Rai. In altre parole il presidente del consiglio nonché proprietario di Mediaset vorrebbe scegliere persone di sua fiducia anche nell’ambito delle opposizioni.,possibilmente persone che abbiano già dato prova di girarsi altrove quando saranno compilate le nuove liste di proscrizione e quando sarà messo il silenziatore a quelle trasmissioni che,per usare la sua espressione,”generano ansia”.Il controllo quasi integrale delle tv sarà il prossimo sicuro obiettivo che re Silvio detterà alle sue truppe d’assalto. Le autorità di garanzia non potranno continuare a far finta di non vedere. A questo proposito ci piacerebbe sapere quali decisioni siano state assunte in materia di pluralismo informativo dopo i clamorosi dati forniti dalla stessa autorità. __________________________________________________________________________________________________Sta preparando l'assalto finale... di Giuseppe Giulietti Per una volta nella vita,sia pure a malincuore,mi tocca rendere pubblica lode a Silvio Berlusconi.
__________________________________________________________________________________________________Il Disegno è semplice e comincia a diventare visibile: continua su Micromega
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Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria Liberation, 14.10.08, Intervista a Massimo Cacciari di Eric Joszef Eletto esattamente sei mesi fa con circa il 47% dei voti, Silvio Berlusconi vola nei sondaggi. Malgrado la crisi economica, il Presidente del Consiglio italiano, settantaduenne, oggi ha il consenso, secondo i sondaggi, di due italiani su tre. Filosofo, sindaco di Venezia e libero opinionista della sinistra riformatrice italiana, Massimo Cacciari analizza questa popolarità. Come spiegare un tale stato di grazia ? I fattori sono evidentemente multipli, ma principalmente c’è la colossale delusione provocata dal governo uscente di Romano Prodi indebolito dai continui litigi all’interno della maggioranza di sinistra. Per conseguenza, questa situazione ha favorito Berlusconi che, per la prima volta, e diversamente dalle sue precedenti esperienze di governo nel 1994 e nel 2001, è uscito dalle elezioni di aprile 2008 con una solida maggioranza. Oggi non ha bisogno di fare una mediazione politica con i suoi alleati. E’ solo al comando, il capo indiscusso. In questo contesto, è bastato che abbia risolto, almeno provvisoriamente, qualche problema come quello della spazzatura di Napoli per volare nei sondaggi. Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria. Il saper comunicare resta un fatto essanziale della politica. Mentre oggi può giocare da solo, sfrutta al massimo questa situazione, visto che, tra l’altro, possiede una buona parte dei canali d’informazione. Sull’immigrazione, la sua maggioranza moltiplica i discorsi, ma in realtà gli sbarchi di clandestini aumentano. Per la sicurezza, ha spettacolosamente piazzato 3000 soldati nelle strade (una goccia d’acqua se paragonati ai 400.000 membri delle forze dell’ordine), ma pagati con il budget della polizia. Berlusconi proclama che il federalismo fiscale che ha appena adottato, darà ai comuni più soldi, ma in realtà i tagli dei budget sono stati terribile per le municipalità. A Venezia, ci mancano 5 milioni di euro. Perchè la crescita zero non intacca la sua popolarità ? L’Italia è in preda ad una crisi reale. Siamo in una situazione di prepanico. Storicamente, quando la classe media ha paura, vota per le destre. E in più Silvio Berlusconi è stato abile. In campagna elettorale non ha promesso dei miracoli. Al contrario, ha esagerato la crisi parlando di situazione analoga al 1929 e si è presentato come il più adatto ad affrontare la tempesta. L’altro elemento importante è stata l’inesistenza di un’opposizione di sinistra. I responsabili della sinistra non hanno imparato niente durante in Governo di Romano Prodi. Si sono attaccati mutualmente al posto di trovare dei punti in comune per riformare il paese. Hanno una responsabilità storica. Dopo le elezioni di aprile, al posto di riorganizzarsi e di gestire la situazione, il Partito Democratico si è oscurato nella sindrome della sconfitta e non ha più fatto alcun progetto. E’ il regno della polemica, mentre l’opposizione dovrebbe presentare le sue contro proposte sull’immigrazione, la sicurezza o l’economia. Questo corrisponde anche alla crisi ideologica che sta colpendo la sinistra europea in generale. Il berlusconismo prima esaltava l’individualismo, adesso reclama l’ordine. Perchè? Con la crisi economica, la destra ha proposto una politica più realista e più moralista. Berlusconi e i suoi collaboratori difendono l’esatto contrario di quello che difendevano dieci anni fa. A quell’epoca erano liberali, oggi parlano di sicurezza, di difesa dei risparmiatori e dei lavoratori o ancora della nazione. La popolarità di Silvio Berlusconi potrà resistere sul lungo periodo? Dopo sei mesi di spot pubblicitari, i veri problemi stanno arrivando. L’evoluzione dipenderà in parte dalla capacità a reagire dell’opposizione. Ma di fronte ai pachidermi della sinistra, la destra è strutturalmente più adattabile. C’è un rischio di ritorno al nazionalismo estremo, o peggio alla xenofobia. Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha mai negato che loro sopportano difficilmente l’Europa. All’interno della destra italiana, ci sono anche dei politici eurofobi e micronazionalisti come quelli della Lega Nord che strumentalizzano la situazione. Ma, nella maggioranza, altri partiti politici sanno che la situazione è delicata e che è pericoloso cercare dei capri espiatori. Malgrado i recenti episodi di violenza xenofoba, non c’è pericolo di razzismo in Italia, semplicemente perchè non c’è una base intellettuale e culturale per questo. Rimane comunque che, in una situazione di crisi e d’insicurezza, la tentazione di attribuire la responsabilità dei propri problemi agli altri è sempre molto forte. tradotto e continua su Che dicono di noi... Cosa ne pensano all´estero?
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