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Berluscopoli enciclopledia arcoriana

IL BERLUSCONISMO E' VERAMENTE LA FECCIA CHE RISALE IL POZZO (Indro Montanelli 26 marzo 2001 )
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siamo i pidusti fascisti manganiani ogni resistenza è inutile sarete assimiliti

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Il blog non è a favore di nessun movimento politico religioso sportivo

(il blog non risponde a messaggi inviti.. ecc da persone che non hanno profilo e blog pubblici) 
 

  

 
 
 
(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
 

  
 

La vera storia della telefonata segreta che fa tremare Silvio

di Marco Lillo

Le comunicazioni tra Berlusconi ed Evelina Manna. La vicenda dell'indagine di Napoli e della legge su misura fatta per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni.

Anche se i giornali continuano a parlare di corruzione e rinvio a giudizio, quella che si è giocata in questi sei mesi nei palazzi di giustizia di Napoli e Roma è una delicatissima partita a scacchi che non ha avuto come posta il destino dell'indagine ma quello dell'immagine del premier. La storia dell'inchiesta di Napoli, del suo trasferimento a Roma e ora della sua richiesta di archiviazione deve essere raccontata proprio da questo angolo di visuale. L'unico che conta davvero. Tenendo a mente che la posta in gioco di questa partita disperata per il Cavaliere non era l'assoluzione o il rinvio a giudizio ma la pubblicazione delle telefonate o la loro distruzione.

Berlusconi ieri si è aggiudicato, grazie alla Procura di Roma, un round molto importante di questa partita ma non ha ancora in tasca la vittoria finale. Proviamo a partire per una volta non dai codici ma dalle bobine. Le intercettazioni del procedimento si distinguono in tre gruppi: le prime sono le 10 mila telefonate dell'utenza di Saccà (circa 8 mila) e del produttore che piazzava le attricette care al premier, Guido De Angelis (circa duemila). Queste e telefonate sono state depositate dai pm di Napoli nel fascicolo principale (quello per il quale ieri è stata resa pubblica la richiesta di archiviazione) e sono dal luglio scorso conosciute dagli italiani grazie a ''L'espresso'' che le ha pubblicate anche in audio.

Tra queste ci sono le sette telefonate di Silvio Berlusconi (quattro con Saccà e tre con De Angelis) che tutti possono ascoltare on line dall'estate scorsa. Poi ci sono un gruppo ristretto di telefonate che sono state depositate nel fascicolo sulla compravendita dei senatori del centrosinistra da parte di Berlusconi e Saccà attualmente in attesa della decisione del Gip sulla richiesta di archiviazione della Procura. Infine, e questo è il punto dolente per Berlusconi, esistono decine e decine di telefonate intercettate sulle utenze di due ragazze care a Berlusconi, Evelina Manna ed Elena Russo, nelle quali si sente più volte la voce del presidente del consiglio. E soprattutto si sentono le ragazze discettare con le loro amiche dei loro rapporti con il premier, delle sue promesse, delle loro delusioni che talvolta sconfinano nel risentimento.

Una parte di queste telefonate, secondo la Procura di Napoli, avrebbe meritato da parte dei pm di Roma un'attenta analisi per verificare addirittura se non si potesse configurare in capo a Silvio Berlusconi il ruolo di vittima. Questo intreccio malmostoso è sempre stato il lato B dell'indagine. Quello che anche la Procura di Napoli ha cercato di sterilizzare per evitare l'accusa di avere voluto frugare nell'intimità del premier. La Procura di Napoli voleva portare a giudizio Berlusconi perché aveva corrotto Saccà e non perché aveva rapporti con quelle ragazze. I due temi però restavano e restano obiettivamente inseparabili. I pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli, per tutelare la privacy del presidente, avevano elaborato uno stratagemma che aveva l'indubbio pregio del buon senso ma che non era certamente sorretto da solide basi giuridiche.

Le intercettazioni delle ragazze, quelle nelle quali si sentiva la voce di Berlusconi e quelle nelle quali le sue amiche parlavano dei rapporti con il premier, erano state stralciate e posizionate in un fascicolo a parte. Per farne cosa? I pm napoletani avevano rimandato la decisione sul punto al termine dell'inchiesta. Fu allora, nel luglio del 2008, che per la prima volta il destino di queste telefonate e il faticoso iter del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni incrociarono le loro strade.

LA CONSEGNA DEL SILENZIO

Il presidente del consiglio, dopo la pubblicazione della copertina de ''L'espresso'' (''Pronto Rai'', 26 giugno 2008) sul caso Saccà con l'audio delle prime telefonate (depositate e a disposizione delle parti, non più segrete) teme che anche le altre telefonate possano essere pubblicate. I suoi legali si precipitano a Napoli e alla vigilia dell'uscita del nuovo numero de L'espresso, con i palazzi romani che diffondono la voce di imminenti rivelazioni piccanti sul premier e le sue ragazze, Berlusconi tira giù l'asso: il 3 luglio minaccia un decreto legge per impedire la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali.

Il presidente del consiglio inoltre annuncia che sarà ospite a Matrix e spiegherà al popolo italiano la sua posizione e le sue misure contro questa barbarie, che per inciso lo riguarda in prima persona. Oggi, con il disegno di legge sulle intercettazioni in votazione, è bene ricordare come nacque in quei giorni la grande voglia del presidente del consiglio di imbavagliare la stampa. In quelle calde giornate di luglio si svolge una partita nascosta alle spalle dei cittadini. La minaccia del premier sortisce effetto. Quando i suoi legali ottengono dalla Procura di Napoli rassicurazioni sulla distruzione delle telefonate ''imbarazzanti'', Silvio Berlusconi allenta la presa sulle norme per le intercettazioni.

I pm presentano la richiesta di distruzione delle conversazioni delle ragazze al Gip Luigi Giordano e Mentana resta a bocca asciutta. Silvio Berlusconi non si presenta in tv. Niente decreto, non serve più. Purtroppo però il Gip di Napoli fa saltare la tregua bilaterale. L'8 luglio si dichiara incompetente e non rinvia a Roma solo il fascicolo principale su Saccà ma anche quello ''scottante'' contenente le telefonate delle ragazze. A questo punto il timer del disegno di legge Alfano riprende a ticchettare all'impazzata. E subisce una nuova accelerazione quando la Procura di Roma a novembre del 2008 presenta la richiesta di archiviazione (anche quella segreta e anche quella distribuita alla stampa dalla Procura, solo nella parte meno imbarazzante per Berlusconi) contro Berlusconi e Saccà per il procedimento riguardante la corruzione dei senatori Nino Randazzo e Piero Fuda, eletti con il centrosinistra e corteggiati dal Cavaliere a suon di promesse, di poltrone e altro. Perché Berlusconi entra in ansia quando un altro procedimento si avvia verso la chiusura a suo favore?

l fatto è che nelle carte dell'inchiesta sulla tentata compravendita dei senatori Randazzo e Fuda sono finite le telefonate che documentano i rapporti tra Silvio Berlusconi e una bellissima attrice trentenne che somiglia a Veronica Lario giovane: Evelina Manna. Berlusconi la raccomandava a Saccà e si giustificava dicendo che non lo faceva per sé ma perché aveva in animo di di usarla come moneta di scambio per convincere un senatore del centrosinistra a passare con il Popolo delle Libertà. Secondo i pm quel senatore, nelle parole di Berlusconi, poteva essere Fuda.

Teoricamente la povera e inconsapevole Evelina Manna sarebbe stata raccomandata per una particina in Rai ? secondo quello che lo stesso Berlusconi dice nelle telefonate con Saccà - non perché legata al Cavaliere ma perché sarebbe stata lo zuccherino per addolcire il senatore calabrese in bilico. Per smentire questa ricostruzione dei fatti, i pm hanno dovuto accertare i rapporti tra il senatore Fuda e Evelina Manna (inesistenti) ma soprattutto quelli (ben più stretti) tra Berlusconi e la Manna medesima. Nella richiesta di archiviazione depositata a novembre si chiarisce che la Manna era raccomandata perché interessava a Berlusconi, altro che Fuda. Proprio per documentare questa amicizia e per scagionare Berlusconi i pm hanno depositato alcune telefonate con la Manna. E, sarà un caso ma poco dopo la richiesta di archiviazione e l'uscita delle prime indiscrezioni sul suo contenuto, Silvio Berlusconi è rientrato in fibrillazione.

''Se pubblicano le mie telefonate'', dichiarava a dicembre sulle prime pagine dei giornali, ''io vado via dall'Italia''. Messaggi precisi agli investigatori che quelle telefonate non avevano ancora distrutto. Infatti i mesi passavano e la Procura di Roma continuava a tenersi questa patata bollente sul tavolo.Che fare? Se il procuratore capo Ferrara avesse inoltrato la richiesta di rinvio a giudizio già formulata a Napoli per Saccà e Berlusconi (evitando così di sconfessare i colleghi), il rischio della pubblicazione sui giornali del materiale ''scottante'' sarebbe stato molto elevato.

TRA PRIVACY E LEGGE

La toppa messa dalla Procura di Napoli a tutela della privacy del Cavaliere non era delle più solide. La distruzione delle telefonate tra Silvio Berlusconi e le ragazze era difficile da argomentare. La Procura proprio nel momento in cui chiedeva di processare il presidente del consiglio perché aveva chiesto a Saccà di violare i suoi doveri per fare avere alle sue protette un posto al sole, chiedeva di distruggere le telefonate delle medesime ragazze raccomandate?. Certo, lo scambio corruttivo, come sosteneva la procura di Napoli si perfezionava con la promessa dell'aiuto a Saccà in cambio della spintarella. Certo, non contava nulla - come spiegavano i pm napoletani- la ragione della raccomandazione.

Certo, il movente del Cavaliere, la causale del suo afflato doveva restare fuori dal processo. Che lui le raccomandasse (come sosteneva con scarsa convinzione con Saccà) perché avevano il padre malato, perché erano in uno stato di profonda prostrazione, o per altri motivi, ai pm non interessava. Purtroppo però poteva interessare ai giudici. Questa tesi, formulata per stendere un velo sulle motivazioni profonde del Cavaliere, alla fine non reggeva. Nella corruzione il movente non è importante per stabilire se c'è il reato, ma diventa fondamentale per determinare l'entità della pena. Se corrompo un funzionario pubblico per aiutare una ragazza che ha il padre malato avrò diritto a tutte le attenuanti del mondo. Se corrompo un incaricato di pubblico servizio per piazzare la mia amichetta, no. Ecco perché, in caso di richiesta di rinvio a giudizio, il gip avrebbe potuto e forse dovuto ordinare alla Procura di depositare tutte le telefonate dalle quali si poteva evincere il movente della raccomandazione di Silvio Berlusconi.

In particolare il velo era sottilissimo e anzi si era già strappato per Evelina Manna. Dei reali rapporti tra questa ragazza e Berlusconi, in fondo i pm romani erano stati costretti ad occuparsi per la vicenda Fuda. Cosa ostava a depositare le sue telefonate per dimostrare il vero movente della corruzione di Berlusconi verso Saccà? Per garantire la distruzione delle telefonate, insomma, non bastava chiedere al Gip il rinvio a giudizio per Saccà-Berlusocni e contestualmente la cancellazione del temibilissimo fascicolo delle ragazze. Solo una richiesta di archiviazione per il fascicolo principale avrebbe permesso di mandare al macero tutto. Ed è esattamente quello che è accaduto. La Procura di Roma ha chiesto di distruggere tutto. Non solo le telefonate delle ragazze.

Ma proprio tutte, anche quelle di Saccà con gli altri politici o con i membri del cda della Rai. Anche quelle nelle quali si parla dei contratti da sbloccare per Ida di Benedetto, compagna del membro del cda Rai Giuliano Urbani. Anche quelle nelle quali Saccà si impegna per aiutare la società di produzione del la moglie del capogruppo della Pdl Italo Bocchino. Anche quelle nelle quali Saccà discute con il membro dell'Autorità Garante delle Comunicazioni Giancarlo Innocenzi delle mosse da fare per convincere il senatore del centrosinistra Willer Bordon a lasciare la sua maggioranza.

Tutte queste telefonate, che L'espresso aveva segnalato nei suoi articoli, e che avrebbero meritato un attento esame, finiranno al macero. Tutte irrilevanti. L'ennesima dimostrazione di cosa significherà l'applicazione del bavaglio del disegno di legge Alfano (che vieta la pubblicazione degli atti ritenuti irrilevanti dalla Procura) quando si ha a che fare con pm, come quelli romani, così attenti a non pestare i piedi dei potenti.

Tutte le vicende scandalose relative alla Rai e all'Autorità Garante delle Comunicazioni agli intrecci perversi tra le attività politiche e aziendali di Saccà e di Innocenzi, raccontate da L'espresso, non sarebbero state mai pubblicate. Gli italiani non ne saprebbero nulla. Per ottenere questo mostro giuridico: l'azzeramento dell'indagine napoletana, la distruzione di tutte le intercettazioni, i pm Colaiocco e Racanelli hanno dovuto sostenere oltre alla mancanza della qualifica di incaricato di pubblico servizio per Saccà (nonostante la Cassazione dicesse il contrario), oltre alla mancanza del ''do ut des'' (nonostante la professione di ''contraccambio'' registrata sul telefono di Berlusconi) anche la mancanza di un atto contrario ai doveri di ufficio. In questo la Procura scavalca a destra anche la Rai, che pure era stata criticata per il suo lassismo. Per l'azienda pubblica Saccà aveva violato i suoi doveri e il codice etico. Per i pm nulla da obiettare.

FUTURO RACCOMANDATO

Secondo i magistrati capitolini l'attività di selezione delle attrici delle fiction non è ''normativizzata''. La discrezionalità in questo campo sembra non trovare alcun limite. «L'assenza di una qualsiasi disciplina relativa all'attività di scelta delle attrici da sottoporre a provino nella produzione di una fiction unitamente all'esito negativo delle segnalazioni rendono incerta la natura dell'atto posto in essere dal Saccà». Pur di salvare Saccà e Berlusconi i pm Colaiocco e Racanelli arrivano a sostenere che le segnalazioni hanno avuto esito negativo, dimenticando il caso della fiction "Incantesimo".

Dove la Procura di Napoli aveva provato senza ombra di dubbio che un'attrice raccomandata da Berlusconi aveva preso la parte della povera Sara Zanier, una ragazza considerata più brava e bella da tutti i dirigenti, i produttori e i consulenti. Finché non era arrivata la telefonata da Arcore. Per la Procura di Roma, non c'è nulla di male. La scelta si fa in ''assenza di disciplina''. Se in futuro un alto dirigente volesse selezionare le attrici con in mano la lista delle raccomandate dei politici, sembra di capire che i pm romani non ci troverebbero nulla di male. Questo provvedimento spalanca davanti ai dirigenti della Rai e delle altre aziende privatizzzate una prateria di abusi.

Il Giudice per le Indagini Preliminari deve ancora pronunciarsi e potrebbe cancellare l'atto di Colaiocco e Racanelli. Le intercettazioni delle ragazze non possono ancora essere distrutte. Poco male. Il disegno di legge Alfano continua la sua strada. Deborah Bergamini, una parlamentare del Pdl molto vicina a Berlusconi, ha presentato un emendamento che prevede la galera per chiunque pubblichi le telefonate irrilevanti (secondo la Procura, non secondo il giudizio dei giornalisti e dell'opinione pubblica). Proprio come quelle che non fanno dormire Berlusconi.

 

continua su Società Civile

 

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Tabacci: Berlusconi ha sventrato la Costituzione

Intervista di Sandra Bonsanti, testo raccolto da Olga Piscitelli

Quella che segue è la trascrizione dell'intervista che Sandra Bonsanti ha fatto a Bruno Tabacci, vicepresidente della commissione bilancio alla Camera, ospite della scuola di formazione politica di LeG a Pavia, sabato 21 febbraio.

Sandra Bonsanti: Cosa ne pensi di Franceschini nuovo segretario Pd?
Non dobbiamo usare perifrasi, dice Sandra. Intanto vi ringrazio per l’invito e per impegnare un sabato sera in queste conversazioni.
Ho parlato con Franceschini questa sera, per fargli gli auguri di buon lavoro. La sua elezione è un fatto assolutamente transitorio. La fusione a freddo non è riuscita, non ha portato i rusìltati attesi da quelli ceh ci credevano, io non ci ho mai creduto fin dall’inizio, tanto che ho fatto una distinzione molto forte nei confronti di un amico come Marco Follini, quando ha fatto la scelta di passare al pd. Il problema politico dell’Italia è quello di trovare una sua normalità, non siamo certo dentro una situazione normale. Un problema, che si prolunga ormai da tre lustri, con l’affermarsi di Berlusconi. Non ne voglio parlare male per definizione, do per scontato che ci sia un comune sentire… Ma la cosa che è preoccupane è che sul pensiero del liberismo, della fuorisciuta dalla Costituzione e sull’equilibrio faticosamente trovato dopo la guerra anche la sinistra ha dato un duro colpo. Oggi ci troviamo come dice il vostro presidente onorario, Gustavo Zagrebelsky, di fronte a una Costituzione mutilata, che mantiene un impianto parlamentare ma di fatto ha percorso una deriva presidenzialista senza avere i contrappesi propri delle democrazie presidenziali.
Berlusconi che è stato eletto con una legge che prevede premio di maggioranza, con il 47 per cento dei voti, e controlla un parlamento come mai a nessuno è capitato, in più ha concentrazione di potere enorme, grazie alla totale acquiescenza dei poteri forti. Disponendo appunto di un potere illimitato, si lamenta di non avere potere sufficiente, cioè la butta in politica.
Di fronte alla crisi così rilevante che attraversa tutto il mondo occidentale dice di non avere poteri sufficienti. Ad oggi, ha operato con 35 decreti leggi su cui ha posto voti di fiducia. Credo che la Costituzione l’abbia sventrata al punto di trasformare i criteri di urgenza e straordinarietà propri dei decreti legge in criteri di ordinarietà. Cioè il Parlamento si riunisce ogni venerdì, e fa decreti. C’è un inseguimento dei problemi, non una ricerca delle soluzioni. Un dispiegamento di annunci: stupri, ronde, ecc. Il fatto che lo Stato si ritragga per usare queste forme surrettizie dà conto di un’idea preoccupante, non è buon segno. Però Berlusconi è stato scelto da chi lo ha votato, non posso fare sconti a nessuno. Possiamo ricostruire la storia dal ’94 ad oggi per fare il punto sui furbetti che hanno cercato di cavalcare la storia, immaginando che anche i principi potessero essere calpestati. Il problema è che quando si tratta di principi, e si crede di fare i furbi, di saper portare anche la distorsione a normale sentire, non si sa come può finire.
Mi era capitato di andare a trovare Veltroni in Campidoglio, pochi giorni dopo la sua primaria, per dirgli che il primo problema era riportare la legge elettorale entro l’alveo di una struttura costituzionale di tipo parlamentare, perché tutto quanto era accaduto fin lì, compresa l’elezione diretta dei governatori, era di stampo presidenziale, anche la commissione bicamerale di D’Alema era presidenzialista e che siccome era difficile trovare un equilibrio, si sposava la leadership. Berlusconi su questi terreni è più capace di altri. Dissi a Veltroni, guarda che se insisti sulla storia del Sindaco d’Italia, il sindaco d’Italia lo farà lui.
Lo ritengo responsabile di aver promosso sul campo uno che in piazza San Babila a Milano era considerato matto quando aveva annunciato dal predellino la costruzione di un nuovo partito, unificando quelli che c’erano – era  settembre – ottobre 2008. Ora risalire la china è cosa complicata. E’ macabro anche tutto questo approfittare della durezza della crisi.

Già, approfittiamo della crisi, dicono in molti. Che vuol dire?
Qualcuno pensa che siccome Berlusconi non è in grado di governare la crisi, allora si deve approfittarne, immaginando che la crisi possa darci una mano. Questo discorso è complesso e interpella le modalità di vita dell’occidente.  La situazione della leva finanziaria applicata alla cosiddetta finanza creativa credo abbia prodotto una quantità enorme di titoli tossici in circolazione, sul modello delle catene di Sant’Antonio di una volta. Sole che le catene si rompono e quando si rompono, si spezzano a metà. Gli americani in particolare, ma anche noi non abbiamo scherzato, abbiamo tutti vissuto al di sopra delle nostre possibilità, negli ultimi 15 anni, continuando a indebitarci. L’idea che potessero essere i cinesi votati a mantenere gli occidentali, oggi non regge più.
Si tratta di ripensare il nostro modello di sviluppo: questo comporta di ritornare alle riflessioni che facevano i nostri genitori. Forse occorre pensare alle dinamiche demografiche: quanti siamo, e come viviamo.

Non ha creduto fin dall’inizio nel progetto Pd, ma adesso prevedi che questi riusciranno prima o poi a mantenere la fisionomia del pd o vedi un nuovo dividersi, uno staccarsi di una parte che magari può avvicinarsi a voi?
Non credo che la crisi del partito democratico sia superabile, perché l’impostazione è su modello bipartitico un po’ ereditato dai modelli anglosassoni che non si addicono alle nostre tradizioni. Avere spinte in quella direzione è stato un errore. Il partito a vocazione maggioritaria voleva dire questo: ma la vocazione maggioritaria è stata più forte nel partito che Berlusconi ha costruito in quattro e quattr'otto.
Senza una riarticolazione non può cambiare nulla. Tanto che oggi c’è una crescita di valore della Lega, come forza di contestazione all’interno dell’equilibrio berlusconiano, su tematiche inaccettabili, neppure riconducibili a un disegno di una qualche anche modesta cultura di governo. Eppure c’è chi pensa di poter cavalcare quei temi, da qui tutta una serie di ambiguità, come quelle sul federalismo. Invece di andare in profondità, si preferisce lisciare il pelo in direzione del gatto
Nel nostro paese ci dono quattro o cinque aree politiche che devono poter vivere e non dobbiamo lasciarle soffocare. Con Bersani non ho difficoltà a trovare punti d’incontro, ma non posso accettare che Bersani faccia il mio capo. E se non può fare il mio capo non può fare neppure quello di Letta. Tolti Franceschini che ha avuto esperienza con i cristiano-sociali che lo rende più duttile o Rosy Bindi, non è che incorpori la storia democristiana e te la mangi… Ci vogliono provare e ci provassero, però non andranno da nessuna parte.
Berlusconi che è molto più rude e per esempio in casi come quello Englaro riesce a  catturare in modo strumentale anche cose sulle quali la cultura laica, anche se cristianamente ispirata, dovrebbe essere prudente e più rispettosa, dice che lui ha capacità di movimento e di stumentalizzazione che è enorme, rispetto alle quali l’idea di rispondere da questa parte con il partito unico, è del tutto velleitaria. Poi possono darsi tutte le vocazioni maggioritarie che vogliono, ma fanno il gioco di Berlusconi, tanto che Berlusconi ritiene di scegliersi anche gli avversari di comodo: Di Pietro e Travaglio è quello che serve a lui per dire ecco, volete affidare l’Italia a loro? Questo nasconde l’enormità delle sue contraddizioni e dei suoi conflitti, ma lo fa con abilità enorme. Non per nulla l’unico che lo ha battuto in questi anni e per ben due volte è il professor Romano Prodi che non mi pare venga da una tradizione diversa da quella che ho calpestato io, ci sarà pure una qualche ragione…

Il federalismo è da sempre uno dei tuoi cavalli di battaglia, a che punto siamo, pensi che la situazione sia raddrizzabile o che si vada verso lo sfascio del Paese, anche dal punto di vista finanziario?
Giovedì sono intervenuto, si è aperta la discussione generale. Questo è disegno di legge che origina dal governo fatto da Calderoli e Bossi e dal ministro dell’economia Tremonti. Ha avuto un primo voto al Senato ora arriva al Senato. L’altro giorno si è avviato il dibattito in commissione. Il mio intervento che è stato il primo ha tentato di smontare l’impianto di questo federalismo, perché poi io sono un sostenitore dell’autonomia e il mio pensiero politico e la mia esperienza personale si riconosce nell’intuizione di Sturzo. Ma questo federalismo è un manifesto politico, per la Lega è il terzo tempo dopo la secessione e la cosiddetta devoluzione di alcune materie alle regioni, della rottura dello schema unitario. Io sono un federalista, ma europeo. Penso che l’unico federalismo cui si deve guardare è quello degli stati uniti d’Europa, non lo sminuzzamento della realtà italiana. Questo è manifesto ideologico della Lega, utile per le elezioni europee, Si basa su un presupposto: che al Nord si pagano più tasse rispetto ai servizi che si anno e che il grave sarebbe che noi manteniamo i “terroni”. Dagli studi fatti, si deduce che il muoversi della spesa procapite è del tutto diverso e che con 5 regioni a statuto speciale si può controllare il livello della spesa procapite regione per regione: la regione che spende di più è il Trentino, regione del Nord, se non sbaglio, poi c’è il Friuli e poi la Valle d’Aosta che unisce ai contributi degli italiani anche le attività del casinò. Non c’è una funzione virtuosa al nord e una viziosa al sud. Ci sono regioni al sud dove le cose vanno molto male e la qualità della spesa è pessima, penso alla Calabria, ma questo non è il modo di risolvere il problema, piantando bandierine su slogan vuoti, ma andando in profondità. Una volta c’era l’imposta di famiglia che rappresentava dfino al ’74 l’imposta principe dei comuni. Veniva concordata attraverso serie di segnali che andavano per esempio sul tenore di vita. L’applicazione era scaricata sulle spalle degli impiegati comunali. Con l’introduzione di decreti a favore della spesa storica (decreti Stammati), dal ’75 si preferì un’altra strada. Ma fino ad allora c’era un confronto diretto tra interesse dell’amministrazione e difesa del cittadino, del capofamiglia che voleva spendere sempre meno. C’era anche allora evasione, ma non ai livelli di oggi. Abbiamo centralizzato la spesa e ridotto i controlli. L’autonomia non è libertà di spendere, l’autonomia è complessiva se c’è anche controllo delle entrate. Nell’ottica di Calderoli si pensa di fare arrivare un po’ di soldi in più alle regioni del Nord conservando i vantaggi del cosiddetto riequilibro alle regioni del sud, mantenendo i vantaggi delle regioni a statuto speciale. Guardate, i conti non tornano, delle due l’una: o questo è un manifesto ideologico, oppure se è vera, devono aumentare le tasse.

Ci sono due voci su cui riflettere: il 28-29 per cento dell’economia italiana è in nero; per l’Istat il 18,5 per cento è economia non censita, irregolare. Se considerate 1600 miliardi di euro il dato complessivo del pil, il 18,5 è una somma vicino ai 300. Poi l’Istat aggiunge di non aver indagato l’economia informale, quella minuta, che sfugge ad ogni controllo che dovrebbe essere, secondo me, quella parte tollerata della nostra economia, quasi un elemento di flessibilità, e che sono altri 90, in più ci sono quasi 100-120 miliardi che è il fatturato della malavita spa. Se sommate queste tre voci, trovate che tutti gli anni c’è una riduzione della base imponibile enorme, per cui chi paga le tasse trova le aliquote insopportabili e chi non le paga, non gliene frega niente.
In più ci sono 3 milioni di lavoratori irregolari, in nero, prevalentemente extracomunitari e concorrono a fare il Pil, senza esistere. Ora il federalismo vuole fare emergere queste due voci? Se sì, probabilmente si troverebbero risorse per spalmare su scala nazionale, si può fare un patto nuovo, ma se l’obiettivo non è questo, se si deve inventare la storia dei terroni, badate che a Milano sono 160 mila i lavoratori in nero.. Non puoi pensare di fare la morale, quando nelle valli bergamasche hai il padroncino che ha sfruttato un po’ di lavoratori di colore a pochi euro e poi pensa che alla sera li deve nascondere perché danno fastidio alla vista…
Sotto di noi ci sono un miliardo di africani premono. Vivono con 80 centesimi al giorno quando noi spendiamo due euro per ogni capo di bestiame in Europa. Questi che passano il deserto libico e s’imbarcano scommettendo sulla loro vita e noi dovremmo pagare Gheddafi sperando che fermi la tratta di disperati di questa proporzione. Ma come? Coi fucili?
Quello che viene disconosciuto nelle condizioni della crisi di oggi è che noi negli ultimi 35 anni abbiamo avuto un raddoppio demografico mondiale. Siamo passati dai tre miliardi a sei e 100. La serie storica per i demografi è questa: ai tempi di Cristo c’erano 300 milioni di persone; nell’anno 1000 poco più di 300 milioni, il primo miliardo scatta nel 1800. Nel 1970 la terra ha tre miliardi di abitanti, nel 2005 ne ha sei miliardi e 100 milioni. Nel 2030 sono attesi otto miliardi. Dei 6 e 100 di oggi, tre sono concentrati in Asia, India e Cina e penisola indocinese. Poi c’è un’altra considerazione da fare: il cittadino cinese consuma un centesimo dell’energia di un cittadino americano, in termini di metri cubi di gas e barili di petrolio. Se il cinese volesse fare l’americano, ci vorrebbero quattro pianeti per reggere alla domanda di energia. Qui sta il problema della crisi. Altro che titoli tossici. Cosa è successo? Poiché i cinesi producevano molto di più di quel che consumavano, hanno utilizzato quei guadagni per sostenere i debiti degli americani. I mutui subprime li tiravano dietro ai cittadini americani. E così forse scopriremo per le carte di credito. Ma l’operazione non regge più. Non possiamo più vivere al di sopra delle nostre possibilità.
Per fare un discorso di questa natura, che nessuno vorrebbe sentirsi dire, ci vuole un’autorità morale indubbia, non solo politica. Berlusconi non può farlo. Sostiene anzi che il problema della crisi è legata a come i giornalisti hanno informato. E che se gli italiani cambiano il loro modello di consumo invece di aiutare l’uscita della crisi s’ingabbiano ancora di più. E’ il principio del venditore di almanacchi di Leopardi. Il venditore incontra il passante e tenta di piazzargli l’amanacco nuovo. Perché dice quello? Perché l’anno che viene è migliore di quello che è passato. Però il 2009 è peggiore del 2008. E come faccio a comprare gli almanacchi di Berlusconi?

da e continua su Libertà e Giustizia

 

Il discredito dell’Italia di Carlos Nadal -

para La Vanguardia, Barcelona (traduzione dallo spagnolo di José F. Padova)

L’Italia va male. Le cifre della disoccupazione, della produzione, del deficit sono negative. Si attivano invece i bassi istinti della xenofobia. In compenso, per Berlusconi le cose vanno bene. Questo visibile contrasto dà la misura di un evidente degrado nazionale. Non soltanto economico, ma ugualmente politico. E, in fondo, morale. È una significativa coincidenza che nello stesso mercoledì scorso, mentre la stampa pubblicava la rinuncia di Walter Veltroni come capo del Partito Democratico, e quindi dell’opposizione, sui media compariva la notizia che un tribunale di Milano ha condannato l’avvocato britannico David Mills a quattro anni e sei mesi di carcere per aver accettato una mazzetta di 600.000 dollari allo scopo di prestare falsa testimonianza a favore di Berlusconi per atti commessi negli anni ’90.
Da una parte il Cavaliere assiste compiaciuto alla sostituzione del capo e conseguente tracollo del principale componente dell’opposizione, il Partito Democratico. Dall’altra, contempla, indenne, quanto l’avvocato Mills, che fu indotto a commetterlo mediante il pagamento sottobanco precedentemente fattogli dal Cavaliere , paghi con pena considerevole il suo delitto di falsa testimonianza [ndr.: e corruzione].
Dal muro di protezione il capo del governo partecipa come un tranquillo spettatore ai due eventi. Esce fortemente rafforzato nel suo potere per l’autodistruzione dell’opposizione parlamentare del centrosinistra. E vede un grave fatto giudiziario, nel quale dovrebbe rimanere coinvolto, risolversi senza danneggiarlo neppure minimamente. Nel primo caso, Berlusconi non ha avuto bisogno di muovere nemmeno un dito. È stato lo stesso capo del principale partito d’opposizione che gli ha servito su un vassoio la propria testa, come un san Giovanni Battista che si fosse decollato da sé per offrirla a Erode.
E neppure la condanna a carico di Mills lo sfiora, perché si prese cura molto tempo fa di fare approvare dal Parlamento una legge che concede l’impunità alle quattro più alte cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, il primo ministro e i presidenti di Camera e Senato.
Pochi giorni fa abbiamo finito di assistere allo spettacolo deplorevole di come il Capo del governo italiano ha manipolato indecorosamente il delicato caso di Eluana Englaro, la donna che si trovava da 17 anni in condizioni di coma irreversibile, assistita artificialmente. Berlusconi si intromise nel dibattito sulla legittimità di toglierle nutrizione e idratazione, per porre fine a una situazione totalmente patetica e in molti sensi disumana. Berlusconi lo fece mediante un decreto urgente che pretendeva passare sopra al criterio espresso chiaramente dal Tribunale Supremo, che stabiliva essere lecita l’interruzione dell’alimentazione forzata a Eluana. Pretendendo di conseguenza di privare di validità il veto frapposto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, contro il decreto governativo. Si trattava di sfruttare a favore del Cavaliere il movimento emozionale contro l’eutanasia e di collocarsi al fianco della Gerarchi cattolica e vaticana. Era un giocare senza scrupoli con sentimenti e convinzioni di grande radicamento, con la prospettiva di ultima istanza di andare a una riforma costituzionale che riduca i poteri del Presidente della Repubblica e stabilisca un regime presidenziale nella persona del Capo dell’Esecutivo, naturalmente Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere conseguirà o no questo risultato. Però per ora gli si apre la via verso la permanenza senza ostacoli nell’uso del potere. Il popolo italiano lo vota con maggioranza. Lo fece nelle elezioni generali dell’aprile 2008, nelle amministrative parziali del Friuli Venezia Giulia e Foggia e nelle municipali di Roma e Brescia; in Sicilia, Trento e negli Abruzzi; e ultimamente in Sardegna, causando le dimissioni di Walter Veltroni.
Che succede in Italia? Perché vi è questo favore elettorale verso colui che ha ammassato, Dio sa come, la maggiore ricchezza del Paese, il personaggio che è sfuggito in numerose occasioni alla giustizia, sottraendosi reiteratamente all’obbligo di dimostrare la propria innocenza, il provocatore, il disinvolto populista che maneggia la pubblica opinione servendosi della proprietà dei principali mezzi audiovisivi di comunicazione?
Evidentemente le divisioni e debolezze dell’opposizione sono clamorose. Il suo partito principale, attualmente il Partito Democratico, proviene, nel suo nucleo principale, dall’antico e potente Partito Comunista ed è passato attraverso un lungo e continuo processo di purificazione e metamorfosi con il successivo cambio di sigle, come se non trovasse una collocazione sicura, perdendo in ogni cambio molti dei suoi motivi di credibilità. Diverse correnti, eredi del grande Partito Comunista originario o provenienti dai resti di ciò che fu la Democrazia Cristiana (DC), costituiscono importanti gruppi di opposizione minoritaria e pure in perpetua discordia.
Tuttavia il motivo per il quale Berlusconi ha raccolto in definitiva i vantaggi dell’alluvione che seguì all’operazione giudiziaria Mani Pulite, di fatto il seppellimento di un regime, occorre cercarlo in qualcosa di più profondo, nella miscela generalizzata di scetticismo, cinico realismo e degrado progressivo di una scala di valori affidabili, in un’Italia che si sta trasformando nell’anello screditato dell’Unione Europea.
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di Barbara Fois – Liberacittadinanza

Il cavaliere sta tirando fuori strategie “tridimensionali”… cosa voglio dire? Che con un solo dl riesce a raggiungere numerosi obiettivi, come sparando una rosa di pallettoni.
Ormai sta diventando un virtuoso del decreto legge, che nelle sue mani diventa: 1) una scorciatoia, un modo perfetto di saltare il dibattito parlamentare e di far passare tutto quello che gli pare; 2) un cavallo di Troia per mandare avanti altre strategie di potere (vedi caso Englaro); 3) un modo di “aggiustare” il codice penale, togliendo e aggiungendo articoli  a leggi già in vigore.
Questa volta il dl riguarda la violenza alle donne: una emergenza reale, ma non solo di adesso. Purtroppo è una emergenza “storica”: di donne picchiate e violate ( soprattutto in ambito familiare), è dolorosamente intrisa la nostra storia di genere, ma adesso è stata riscoperta e rispolverata ad hoc, perché in questo modo si colpiscono un sacco di obiettivi tutti insieme: si demonizzano gli extracomunitari ( la percentuale di non italiani fra i violentatori è minima rispetto agli italiani), si fa una bella “pulizia etnica” e nel contempo si fa passare come necessario un intervento straordinario delle forze dell’ordine, dell’esercito e appunto ( ciliegina sulla torta) delle ronde di civili.
La militarizzazione dei civili è una strada molto pericolosa, perché se è anche vero che i loro membri – per il momento – non possono portare armi, è sicuro che nei loro ranghi troveranno posto tutti i “rambo”, gli esaltati e i “giustizieri della notte” di cui è pieno il mondo. E si sa come vanno poi queste cose: al primo scontro ( magari anche provocato), ai primi lividi o ferimenti, questi signori verranno armati, perché lo si farà passare come una esigenza del momento, una necessità improrogabile e il popolo bue, imbesuito da un continuo e incrociato bombardamento  di tv e giornali, ingoierà anche questo. Anzi: è certo che qualcuno, più realista del re ( ci sono sempre questi servi zelanti), lo chiederà anche a gran voce.
Si sente una gran puzza d olio di ricino. Esagero? Facciamo un piccolo panoramico elenco: ci sono le camicie verdi di Bossi, che sono – a quanto dice il senatur – pure armate ( ma come mai nessuno ha fatto una interrogazione su questo? Non mi pare che in Italia sia consentito essere armati!!), che già dal 1996 sono attive nelle ronde; poi ci sono i soldati che Berlusconi usa come jolly per tutte le occasioni: dall’emergenza spazzatura alla sicurezza pubblica nelle città  e ormai – come dicevamo – i soldati sono solo volontari, il che non è un requisito rassicurante; quindi all’elenco si aggiungono i vigili urbani che, malgrado non lo abbiano chiesto, sono stati armati di pistole e autorizzati a usarle; e infine, dulcis in fundo, ci saranno le ronde di cittadini volontari, per il momento disarmati, ma nel futuro li vedo come le camicie verdi, armati fino ai denti e soprattutto ansiosi di farsi giustizia da sè. Non è necessario avere doti di preveggenza per poterlo anticipare, e del resto è di ieri la notizia che a Roma si sono già formate, sono fatte di elementi della destra e sono munite di torce e di spry antistupro ( ma non erano illegali?).
E le forze di polizia? Alla polizia sono stati tagliati i fondi e spesso le loro macchine restano in garage perché non ci sono i soldi per la manutenzione. Arrivano al limite i fondi per la benzina. .
“ Lo stop alle manutenzioni è contenuto in una circolare firmata dal prefetto Giovanna Iurato, direttore dei servizi tecnico-logistici del Dipartimento della pubblica sicurezza. Che rivela, in modo esplicito, l'inadeguatezza delle risorse messe a disposizione della "gestione patrimoniale" della polizia dal Governo Berlusconi.” I tagli al bilancio del 2009 sono stati del 60% rispetto al 2008! Secondo i dati forniti dal sindacato dei funzionari di Polizia, Anfp, "a Roma, dall'inizio dell'anno si sono fermati 250 mezzi. E a Napoli sono in garage in attesa di manutenzione 228 auto con i colori della polizia, 108 del tipo normale". Per Enzo Letizia, segretario dell'Anfp, c'è ora "il rischio che in pochi mesi molte autovetture della polizia in Italia restino bloccate da guasti per riparare i quali non ci sono fondi" . Eppure, ricorda Letizia, l'estate scorsa sia il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che quello dell'Interno, avevano annunciato che "avrebbero destinato alla sicurezza un miliardo di euro confiscati alla mafia. Ma che fine hanno fatto quei fondi? Era solo un annuncio spot?". Anche Giuseppe Tiani, del Siap, il sindacato di base dei poliziotti, esprime preoccupazione per il fatto che "gli agenti possano lavorare con automezzi inadeguati". "Questo - aggiunge Tiani - è il risultato della politica di questo governo che, anziché reperire le risorse necessarie per garantire l'efficienza dei servizi, pare preoccuparsi di provvedimenti di facciata, come l'erogazione di cento milioni di euro agli enti locali per rafforzare il potere dei sindaci. Un investimento a pioggia che attualmente ha dato evidenti scarsi risultati".
Ma come, e allora l’emergenza sicurezza? Ehhh… ci troviamo davanti a una contraddizione che non può non avere significato. Ma come: si usano perfino i cittadini qualunque e non si danno fondi proprio ai professionisti, alla polizia, al corpo dello Stato che è preposto esclusivamente, principalmente alla nostra sicurezza?? Ma perché? E’ una domanda inquietante. Non si vogliono professionisti in mezzo ai piedi? Gente che ha un sindacato e una autonomia di giudizio?
Ma torniamo al nostro dl: con la scusa della fretta di salvare le donne dalla violenza, ci si infila la polpetta avvelenata delle ronde: un altro piccolo pezzo del puzzle del cavaliere, nel suo disegno di presa del potere assoluto. L’unico che sembra abbia capito questo disegno e non lo condivida è Fini, che però pare abbastanza solo, oltre che preoccupato. Infatti anche la chiesa ( ma và?!) sconfessa il povero Monsignor Marchetto - che sull’Osservatore romano di ieri tuonava contro le ronde, dicendo “l'Italia rischia di abdicare allo Stato di diritto”- specificando che Marchetto parlava a titolo personale e che la chiesa rispetta le scelte del governo. Come a dire che non si “impiccia”, per citare Andreotti, delle cose dello stato. Se non fosse che l’impudenza di questa affermazione è troppa davvero, ci sarebbe anche da ridere.
Dunque siamo davanti ad una aggressione alla democrazia, completa di benedizione ecclesiastica. Del resto, il neo santo Escrivà stava con Pinochet, perchè come ebbe a dire Napoleone “Dio sta dalla parte dell’esercito più forte.”

http://www.corriereromano.it/news/5070/tuttenews/Dl-Cdm-ecco-il-decreto-contro-gli-stupri.html
qui estrapoliamo l’articolo relativo alle ronde:
“3. I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.
4. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto . Con decreto del Ministro dell'interno, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l'iscrizione nell'elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi

se volete sentire uno dei volontari , guardate il video

 http://roma.repubblica.it/multimedia/home/4875172

da Liberacittadinanza

 

L’Italia non merita di essere parte dell’Unione Europea

Di Sabra Dahhan da de Volkskrant Olanda

L’ipocrisia con cui l’UE sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ ad un paese come la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, toglie credibilità all’UE stessa.

Bisognerebbe provare ad essere immigrato in Italia. Ogni anno questo Paese xenofobo dell’UE attua una strategia del terrore quando si tratta di immigrati: viene impiegato l’esercito per continuare a tenere in pugno gli immigrati, vengono deportati gli immigrati in regola senza lavoro, e a tutti i rom (anche ai bambini!) verranno in futuro prese le impronte digitali dando per scontato che questi inevitabilmente compiranno (prima o poi) atti criminali.

Non si lesina sulla violenza quando si tratta di immigrati, che spesso sono bersaglio di omicidi e maltrattamenti a sfondo razzista. Quindi al momento l’Italia è probabilmente il Paese più razzista dell’UE. Un Paese in cui i partiti al governo flirtano apertamente con il fascismo e in cui ad ogni angolo della strada si può comprare un calendario di Mussolini non si addice a quell’immagine civile, moderna e progressista di cui l’Europa va tanto fiera. Anzi, un futuro Paese dell’UE deve poter garantire la sicurezza alle proprie minoranze per poter essere ammesso all’Unione. Ma allora neanche quest’Italia fascistoide, con le sue politiche d’immigrazione tanto disumane, potrebbe diventarne membro.

Un farabutto da caricatura

D’altronde un Paese, secondo gli stessi criteri di ammissione, deve avere un sistema giudiziario funzionante. Eppure la corrotta Italia, che per premier ha un farabutto da caricatura che è dovuto comparire davanti ai giudici per così tante questioni di frode, che ha dovuto inventarsi una legge per non essere più processato, soddisfa dunque tale criterio in modo inspiegabile.

Se Berlusconi stesso chiama la giustizia italiana ’un tumore’, soprattutto perché essa ostacola lui ed i suoi amici mafiosi, e non perché la voglia migliorare, allora in quanto europei dobbiamo concludere che l’Italia ha un sistema giudiziario malfunzionante.

Anche la libertà d’espressione lascia a desiderare in Italia: il Premier è proprietario di quasi tutte le televisioni, mentre giornalisti e comici che hanno espresso critiche nei confronti di Berlusconi adesso sono disoccupati.

Paese del G8

Eppure l’Italia riceve poche critiche dagli altri Paesi, potendo annoverarsi con orgoglio tra i paesi del G8. L’ipocrisia con cui l’UE puntando un dito accusatore sta cercando di imporre i propri ‘valori e norme’ a Paesi come ad esempio la Turchia, mentre mantiene al suo interno una mela marcia come l’Italia, dà all’UE stessa un’immagine di scarsa credibilità. Che l’Italia sia tra i paesi fondatori dell’attuale UE, mentre per quanto riguarda valori e norme assomiglia sempre più ad una repubblica delle banane, è paradossale e dovrebbe portare perlomeno ad una revisione dei valori e delle norme europei o ad un ripensamento sulla presenza stessa dell’Italia come membro nell’UE. tradotto e continua su Italia Dall'Estero

Berlusconi  si deve dimettere da  Pres. del Consiglio  e dalla politica!

di Gaetano Stella

L’avvocato  David  Mills  è  stato  condannato  a  4  anni  e  sei  mesi  di reclusione . E’  stato  riconosciuto  colpevole  di  “false  testimonianze”, per  le quali  ha  ricevuto , come  da  lui  stesso  dichiarato , 600.000  dollari  dalla Fininvest  di  Silvio  Berlusconi

IL  CORRUTTORE  è  stato  Silvio  Berlusconi , che , come  ha  ripetutamente fatto  in  questi  anni  con  diverse  “leggi-VERGOGNA” , si  è  dato L’IMPUNITA’  con  il  “decreto-Alfano” fatto  approvare dai  parlamentari  da lui  “nominati”  con  la  legge-porca .

Il  DECRETO-ALFANO  (  che  rende  impunibili  le  prime  4  cariche  dello Stato) è  manifestamente  incostituzionale . Ma  se  Mills  è  IL  CORROTTO Silvio  Berlusconi  è  IL  CORRUTTORE ! Tutti  lo  sanno.

Silvio  Berlusconi  SI  DEVE  DIMETTERE  da  Pres.  del  Consiglio  e  DALLA POLITICA .

Per  indegnità  politica  e  morale . E  perché  manifestamente  colpevole .

Silvio  Berlusconi  è  stato (è!)  iscritto  alla  P2  (associazione  eversiva!)  con  la tessera  1846 , ha  pagato  con  tangenti  acclarate  i  decreti-Craxi  che  gli permisero  di  trasmettere  con  le  sue  TV  su  tutto  il  territorio  nazionale aggirando  una  sentenza ;  ha  “ospitato”  nella  sua  villa  di  Arcore  il mafioso-MANGANO  che  in  campagna  elettorale  ha  chiamato  EROE ; è stato  “eletto”  al  Parlamento  contro  una  legge  del  57  che  ne  impediva “l’eleggibilità”; ha  pagato  i  giudici  della  sentenza  MONDADORI  con  una tangente  come  provato  dalla  condanna  del  suo  “amico”  Previti ; il  suo braccio  “sinistro”  Dell’Utri  fondatore  di  F. I.   è  stato  già  condannato  come mediatore  tra  Fininvest  e  mafia ; S. B.  è  stato  ripetutamente  legittimato  e salvato  da  Violante  D’Alema  e  c.  che  in  4  governi  non  hanno  mai legiferato  su  TV  e  conflitto  di  interessi …e  dallo  SCEMO (come  lo  chiama Beppe  Grillo)  Veltroni  che  in  tutta  la  campagna  elettorale  non  l’ha  mai attaccato  né  nominato  e  che  in  tutti  questi  mesi  l’ha  inseguito  con l’inciucio  la  subordinazione  e  la  legittimazione . da Liberacittadinanza

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Berlusconi  si deve dimettere da  Pres. del Consiglio  e dalla politica!

 

Se il caso Mills fosse scoppiato in Usa di Alexander Stille

«Allora, fammi capire - mi ha scritto un mio collega giornalista americano - viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell´opposizione. Che strano Paese, l´Italia». Poi, mi chiama più tardi un´altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?».

«Dopo tutto - aggiunge - se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?».
Prima, ricapitoliamo i fatti principali. Nel febbraio 2004, David Mills, l´avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti "off-shore" della Mediaset, i conti cosidetti "very discreet," per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l´origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.
Il fiscalista, per non essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere. Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera. Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un´altra parte. Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l´ha condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l´esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.
Che un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne - falsando completamente il sistema giudiziario - e poi si toglie dai guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano. Dopotutto, quando il governatore democratico dell´Illinois viene scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso dall´assemblea sia dai democratici che dai repubblicani. Quando l´uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana, Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è costretto ad allontanarlo.
Allora, come si spiega la mancanza di risposta in Italia?
In parte, bisogna partire da lontano; con l´unità d´Italia, lo Stato visto come un´imposizione; l´abitudine di guardare la legge con sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata per gli amici e applicata ai nemici. Ma questo è solo lo sfondo, non spiega tutto.
Ricordiamoci, l´opinione pubblica era massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell´inchiesta Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo. Ma in un paese normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di tre grandi reti televisive. Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se i processi non hanno portato a condanne. O dal caso Previti: per conto di chi l´avvocato Previti ha corrotto il magistrato Renato Squillante? O dal caso Dell´Utri: per chi ha lavorato Marcello Dell´Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto rapporti con esponenti importanti della mafia? Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.
Ma ovviamente, la risposta è più complessa. Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo chiamare cosi) è di aver sistematicamente smantellato Mani Pulite. Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un attacco feroce contro i giudici. Venivano fatte sistematicamente delle accuse gravissime - che andavano dalla corruzione all´assassinio, contro Di Pietro, Borrelli, Caselli, contro altri magistrati di punta come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. E poi i vari casi Mitrokhin e Telekom con le accuse di megatangenti a Romano Prodi e Piero Fassino. Il fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa. Creava l´apparenza, falsa, di un´equivalenza morale. Così fan tutti.
La raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che l´elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni giudiziarie e morali. La retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico. Con abilità brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto declino ma riesce a presentarsi come l´uomo dell´opposizione alla politica. Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto - per ora.
In tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo dell´informazione. Appariva in prima pagina e all´inizio dei telegiornali la conferenza stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere stato spiato - il delitto politico più grave dopo il Watergate. Ma la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una notizietta.
Ho suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano: vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David Mills, la pistola fumante del processo. Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l´obbligo di spiegare su quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un reato molto grave. Se c´è un´informazione libera in Italia i tg menzioneranno almeno l´esistenza della lettera. Ma i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l´avvocato Mediaset. Ho saputo che il servizio ha rischiato addirittura di non esserci. La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato - e per evitare uno scandalo - si è fatto qualcosa, ma a quell´ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli. Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell´Utri: "Non capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo vale per i prodotti, i politici e le idee." E´ anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.  da la repubblica continua su
Liberta e Giustizia

Processo Mills: la stampa estera sottolinea il coinvolgimento di Berlusconi

 

Il Millsgate, saperlo dal «New York Times» di Lorenza Gesualdi – Megachip

 

La lettera di David Mills al commercialista

Pubblicato martedì 17 febbraio [The Guardian] tradotto Da Italia Dall’Estero

Il testo integrale della lettera dell’avvocato inglese a Bob Drennan, che descrive una delle tangenti ricevute.


Caro Bob,

in breve, i fatti rilevanti sono questi.

Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci.

Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso.

Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi.

Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni.

Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare.

Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione.

Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo.

Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.)

Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo.

Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari.

Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata).

Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione.

Ti allego i documenti chiave. Tuo, David Mills continua su Italia Dall’Estero

L’Italia contro se stessa di Alexander Stille (giovedì 4 dicembre 2008)

Gianni Alemanno, con un passato neofascista alle spalle, è stato eletto sindaco di Roma a fine aprile, due settimane dopo il ritorno al potere di Silvio Berlusconi e della sua coalizione con una consistente maggioranza ottenuta alle elezioni politiche nazionali. In seguito la stampa internazionale ha dato molta importanza alla folla di giovani neofascisti che ha fatto il saluto romano sui gradini del Campidoglio. Ma forse ancor più importante è stata la contemporanea parata di tassisti romani che suonavano trionfalmente il clacson, in giubilo non tanto per l’elezione dell’ex “bullo di quartiere” quanto per la sconfitta dell’amministrazione di centro-sinistra che aveva proposto di ampliare il numero delle licenze dei taxi. E’ risaputo che i taxi sono difficili da trovare a Roma. Il tentativo di migliorare i trasporti in città però andava contro gli interessi dei possessori delle licenze, che per i tassisti rappresentano un qualcosa di sicuro in un mondo incerto.

La celebrazione dei tassisti ci mostra un paese in conflitto con se stesso, paralizzato, malfunzionante, arrabbiato, pauroso, intensamente insoddisfatto. ma che non vuole intraprendere la via di un qualsivoglia cambiamento che minaccerebbe il delicato tessuto di privilegi di questo o quel gruppo protetto.

Un paese come l’Italia che è allo stremo a causa di un’imposizione fiscale pesante, ma che rimane in silenzio quando Berlusconi blocca la vendita della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, nonostante questa versi, come contribuente, in stato finanziario addirittura emorragico; un paese che detesta il governo, ma che si aspetta di avere un’educazione e un’assistenza sanitaria gratuita e che cerca vantaggi dalle opportunità offerte da un vasto sistema di patronato politico; un paese che si aggrappa al suo alto standard di vita e al suo welfare generoso, ma che fantastica di cacciare milioni di lavoratori stranieri che oggi producono qualcosa come il 10% del Prodotto Interno Lordo. La presenza lavorativa dei lavoratori stranieri è tuttavia la sola realistica speranza per il mantenimento del sistema pensionistico italiano in un paese in cui la popolazione diventa di anno in anno sempre più anziana.

Che gli italiani potessero rieleggere Silvio Berlusconi precedente Presidente del Consiglio, bocciato solo due anni prima, non è così sorprendente come potrebbe sembrare. Il governo di centro-sinistra di Romano Prodi si è insediato nel 2006 dopo che l’Italia aveva vissuto cinque anni di crescita economica e produttiva quasi pari a zero. La continua autocelebrazione di Berlusconi andava di pari passo con la miriade di conflitti di interesse in cui è coinvolto come persona più ricca d’Italia e più grande proprietario di media, nonché più famoso imputato per reati di corruzione. Paralizzato il paese, erano in molti a ritenere che, con Berlusconi fuori gioco, l’economia sarebbe ripartita. Tuttavia, dal governo Prodi, che approdava nuovamente al potere con una sottile maggioranza di appena un voto al senato, ed una coalizione litigiosa ed eterodossa, era difficile aspettarsi di meglio. Non appena Prodi tentava di introdurre le riforme nell’economia, i membri di parte comunista della sua coalizione minacciavano di fare una rivolta. Poco tempo dopo, in risposta al tentativo di far passare una legge che permettesse le unioni civili di coppie gay (e non gay), il partito cattolico alla sua destra si ammutinava.

Una delle poche cose che Prodi è riuscito a far passare è stata un’amnistia per i criminali, che era stata fortemente voluta da Berlusconi e che era stata disegnata in modo abbastanza chiaro per mantenere fuori di prigione Cesare Previti, l’importante avvocato d’azienda di Berlusconi, che era stato imputato per tangenti ai giudici. E così dopo poco tempo dall’entrata in carica, il pubblico italiano ha dovuto assistere allo spettacolo poco edificante di vedere liberati 26.000 criminali, molti dei quali sono rapidamente tornati a rubare, stuprare e uccidere, mentre un gruppo di criminali con i colletti bianchi, come Previti, è stato messo nella condizione di poter tornare a godere dei propri guadagni illeciti.

In modo simile, il governo Prodi ha fatto passare un’altra legge, nuovamente con l’aiuto entusiasta di Berlusconi e della destra, per rendere illegale il reperimento e l’uso da parte dei Pubblici Ministeri di prove contro membri del Parlamento per mezzo di intercettazioni telefoniche della polizia. In altre parole, se la polizia seguisse le tracce di un pericoloso criminale e a questi capiti di chiamare il suo buon amico in parlamento, gli investigatori non potrebbero indagare sulle malefatte del potenziale criminale in parlamento, né tantomeno usare le intercettazioni contro di lui.

In questo modo un’amministrazione che aveva promesso un governo alternativo e pulito rispetto a quello precedente di Berlusconi, è parsa all’elettorato come non più decisa del precedente nell’affrontare la corruzione, il sistema clientelare e l’infiltrazione della mafia nelle istituzioni. Le montagne di spazzatura seminate qua e là a Napoli e dintorni hanno continuato ad accumularsi sotto il governo Prodi così come sotto il governo Berlusconi. Ma ancor più importante per gli elettori, l’economia manteneva la situazione di stallo, unita ad un ancora maggiore instabilità politica.

Disillusi, molti elettori italiani sono arrivati alla conclusione che c’era poca differenza tra i politici di sinistra e quelli di destra e che presi insieme erano semplicemente una casta corrotta, che da sé si perpetuava. Non si tratta solo di godere di straordinari privilegi e salari assurdamente alti, i politici rappresentano anche un vistoso buco per le risorse pubbliche. Il libro “La casta” riporta un tale stato delle cose. In cima alle classifiche di vendita tra i saggi per gran parte dell’anno, nel libro viene ci si chiede: perché l’Italia, con 1/5 della popolazione degli Stati Uniti, debba avere in Parlamento il doppio dei membri dei rappresentanti del Congresso americano? E perché i politici devono guadagnare il doppio, girare in automobili con autista, avere telefonini, viaggi in aereo e treno gratuiti, ottenere una pensione a vita anche dopo solo due mandati, oltretutto se molti di loro mantengono attività di lucro private e nemmeno si presentano sul posto di lavoro quando dovuto?

La rabbia dell’elettorato italiano va molto oltre la delusione verso il governo Prodi che non ha pienamente meritato una tale, dura condanna pubblica. I problemi italiani, purtroppo, sono molto più profondi, più strutturali, e non facili da risolvere.

Dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1990 l’economia italiana è stata una della più forti del mondo, non molto inferiore a quelle di Germania Ovest e Giappone, crescendo ad una media del circa 5% negli anni ‘50 e ‘60 e con un salutare 3% negli anni ‘70 e ‘80, disseminando prosperità, alfabetizzazione ed un generoso sistema di servizi e benefici in una terra come l’Italia con una lunga storia di avversità e miseria. Per gli studenti di politica contemporanea ciò offriva un affascinante paradosso. L’Italia restituiva l’immagine di un paese con un terribile sistema politico caratterizzato da un continuo vai e vieni di governi insieme a scandali, crisi di governo, livelli alti di corruzione, una burocrazia dispendiosa e inefficiente. Eppure, anno dopo anno, l’economia continuava a crescere. Nel 1989 il prodotto interno lordo dell’Italia era quasi uguale a quello della Gran Bretagna.

Ma, negli ultimi 15 anni, questa combinazione precaria - di corruzione, malgoverno e crescita economica alta - si è bloccata. Il prodotto interno lordo è cresciuto ad una media dell’1,1% rispetto al 2,3% del Regno Unito, al 2,8% della Spagna, all’1,7% della media dell’intera UE. L’economia italiana, come conseguenza, è ora più piccola di quella inglese del 20% e, secondo recenti calcoli, è stata superata da quella spagnola. Le entrate disponibili sono state praticamente stagnate negli ultimi 15 anni, e il disequilibrio nei redditi è il più alto della UE, dal cui dato si ricava che lo standard di vita di molti è nei fatti diminuito.

Due libri recentemente pubblicati offrono diagnosi radicalmente differenti l’una dall’altra riguardo a cosa starebbe non funzionando. Il primo “La deriva: perché l’Italia rischia il naufragio” del giornalista Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è il seguito del loro best-seller “La casta”. Si tratta di una graffiante accusa nei confronti del sistema politico italiano e dei suoi devastanti effetti sul Paese. Il secondo “La paura e la speranza” è opera del Ministro delle Finanze di Berlusconi, Giulio Tremonti.

Più che in qualsiasi altro Paese in Europa, argomentano Stella e Rizzo piuttosto persuasivamente, l’Italia ha un’elite prettamente maschile che sta invecchiando, che soffoca iniziative e cambiamenti in modo da perpetuare il proprio potere. Circa il 60% dei politici e dei sindacalisti italiani ha più di 70 anni. In Francia, al contrario, la percentuale è del 20%. Nei Paesi scandinavi circa del 38%. L’Italia ha anche i livelli più bassi di partecipazione femminile in politica e nei posti di lavoro fra i paesi europei. Quando i politici affermati non riescono a vincere le elezioni, riescono a farsi riciclare nelle posizioni di clientele locali, oppure nella sanità o nel parlamento europeo. Il risultato è una deprimente mancanza di ricambio nelle istituzioni italiane.

Del resto, ciò non è vero solo in politica. Le Università, per esempio, che dovrebbero essere una parte essenziale nell’economia dell’informazione in quanto centri di innovazione, ricerca e meritocrazia, sono invece dei bastioni del privilegio e delle clientele in cui le decisioni riguardanti le assunzioni non sono aperte e corrette, ma sono continuamente truccate a favore di amici, relazioni o portaborse dei cosiddetti “baroni” (docenti ordinari universitari).

Stella e Rizzo raccontano la storia del sistema delle assunzioni truccato nella facoltà di medicina dell’Università di Napoli, in cui i baroni locali falsificarono documenti in modo da garantire che i loro candidati favoriti, incluso il figlio del barone-capo, vincessero quello che si presumeva essere un bando di concorso aperto a tutti. Ma nonostante siano stati per l’ennesima volta ritenuti colpevoli, dopo una serie di contese legali durata 18 anni, i querelati hanno continuato a tenere il proprio posto che avevano vinto illegalmente.

Addirittura dopo che i docenti malfattori hanno perso la causa all’ultimo grado di appello, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di lasciar loro gli incarichi con un un atto scritto in perfetto burocratese: “Annullare un atto ministeriale non può essere eseguito in base alla sola necessità di restaurare la legalità”. La traduzione è: “Solo perché qualcuno è sottoqualificato ed è stato condannato non significa che non possa mantenere la sua cattedra universitaria”. La decisione, presa da Antonello Masia, direttore generale del Ministero, era abbastanza prevedibile da parte dei membri della casta per proteggere se stessi. Masia ha prestato servizio per 37 anni e ripete con piacere questa frase: “I ministri vanno e vengono, ma il direttore generale rimane”, vero e proprio mantra della burocrazia permanente che vede se stessa come immune dal controllo politico e dall’opinione pubblica.

In questo sistema, i più brillanti e ambiziosi studenti, che hanno vinto borse di studio nelle maggiori Università negli USA, Gran Bretagna ed altrove, sono spesso trattati come se gli anni spesi all’estero siano da buttare dal momento che non sono rimasti in Italia aspettando in fila per ottenere l’appoggio dei baroni. Il risultato è stato una gran fuga di cervelli fuori dell’Italia. Università americane, francesi, inglesi, laboratori di ricerca, ospedali, compagnie sono pieni di giovani talenti italiani che si sono scocciati dell’Italia e l’hanno lasciata.

Sempre più si ritrova in Italia una burocrazia egoista che mantiene il suo potere attraverso una giungla di regole e regolamenti ultracomplicati che rendono qualsiasi cosa estremamente difficoltosa, che fanno consumare tempo, e sono costose. Aprire un’attività in Italia in media costa 5.012 euro per i permessi necessari, e richiede 62 giorni in cui bisogna superare 16 diversi ostacoli burocratici. Nel Regno Unito costa 381 euro, 4 giorni e 5 procedure. Negli USA, costa 167 euro, 4 giorni e 4 procedure.

Portare a termine un grosso incarico pubblico in Italia (ad esempio della cifra di 50 milioni di euro o più) richiede una media di 2.137 giorni che significa quasi 6 anni. In Spagna ci sono voluti solo 3 anni per estendere la metropolitana di Madrid di circa 56 km con 8 stazioni di cambio e 28 stazioni ordinarie. Creare la rete dell’Alta Velocità in Italia costa più di 4 volte quanto speso in Francia o Spagna e quella esistente è lenta. Un treno che va da Madrid a Barcellona ci mette solo 2 ore e 20 minuti, mentre a viaggiare tra Milano e Roma si impiega il doppio del tempo, anche se la distanza è leggermente inferiore.

Stella e Rizzo sono sono nel giusto quando percepiscono che un tale fallimento sia pervasivo tanto da creare una potente sinergia negativa in quasi tutti gli aspetti della vita italiana. La paralisi del sistema giudiziario mette in pericolo il ruolo di base della legge, uno dei pilastri del funzionamento del sistema economico. La lunghezza media per risolvere una vertenza su di un contratto non rispettato è di 1.210 giorni (quasi 4 anni), mentre in Spagna (il secondo peggiore Paese in lista) è di soli 515 giorni; in Francia è di 331 giorni; in Gran Bretagna di 217 giorni. In Italia ci si mette la durata astronomica di 90 mesi (quasi 8 anni) per impedire il riscatto di un’ipoteca di una persona che non paga più il mutuo. In Spagna dura mediamente 11 mesi, in Danimarca 6.

Un sistema così lento e farraginoso sembrerebbe pura follia, ma ci sono delle ragioni che lo spiegano. La moltiplicazione delle procedure, dei permessi, delle regole e delle strettoie burocratiche crea un numero straordinario di punti di pressione nei quali l’amministrazione può controllare, eliminare, ritardare o accelerare un progetto. Ognuno di questi è per un burocrate o un politico un’opportunità in più per esercitare il potere e sfruttare il sistema di clientele per la concessione e richiesta di favori. Un’autostrada che costa il doppio di quanto stabilito in partenza ha i suoi vantaggi (non solo per i politici che ottengono tangenti, ma per tutti coloro che vi lavorano attorno). Non ha gli stessi vantaggi il resto del paese, che deve avere a che fare con infrastrutture di second’ordine - da porti, autostrade e ferrovie maltenuti o malfunzionanti, a cellulari ed elettricità molto cari - uniti ad una pesante imposizione fiscale, servizi scarsi ed un sistema di promozione che è diventato l’esatto opposto della meritocrazia. Non sorprende che l’Italia a partire dal 2001 sia scivolata dal 24esimo al 41esimo posto nella lista dell’indice di competizione globale (GCI).

Non è una pura questione di corruzione istituzionalizzata. Purtroppo, il problema va ancora più in profondità. In un capitolo Stella e Rizzo parlano della tendenza di ogni gruppo italiano a formare un “ordine” o “gilda”; la lealtà ad un gruppo spesso vince ogni senso di bene comune. Perciò il direttore generale del Ministero dell’Istruzione che rifiuta di licenziare i professori che sono entrati in modo irregolare nell’Università si comporta come se non stesse compiendo un atto di corruzione al livello personale, ma agisce per fedeltà ad una gilda, non favorendone pertanto un’altra, ad esempio, in tal caso quella dei magistrati, che potrebbe interferire negli interessi di quella propria.

A causa delle differenti ideologie ci sono gruppi di pressione di tutti i tipi che cospirano per rendere l’efficienza impossibile. Come molte altre nazioni europee l’Italia ha delle risorse energetiche naturali molto scarse e deve importare quasi tutto il petrolio ed il gas (un ulteriore peso sull’economia). Altri paesi europei hanno investito seriamente nell’energia alternativa. La Spagna ottiene il 7,5% della sua energia dall’eolico, mentre l’Italia non produce che l’1%. La Germania utilizza 75 volte di più l’energia solare rispetto all’Italia sebbene quest’ultima abbia ovviamente molta più energia solare da sfruttare. La Francia genera il 68% della propria elettricità dal nucleare, che l’Italia non possiede affatto. L’Italia, semplicemente, non ha una politica energetica.

Mentre Stella e Rizzo restituiscono una descrizione del problema tanto convincente quanto sconvolgente, essi non spiegano perché le cose sono peggiorate. Il sistema italiano non era di certo un modello di efficienza e virtù tra la fine della II Guerra Mondiale e gli anni ’80, durante i quali il paese comunque era tra quelli che mostravano una crescita tra le più veloci del mondo. Cosa è cambiato che ha reso il sistema italiano quel peso morto che dà l’impressione di essere diventato?

Il declino economico dell’Italia è divenuto visibile negli anni ’90, un periodo che coincideva con l’unificazione economica dell’Europa, l’adozione dell’euro e lo smantellamento di un regime tariffario che proteggeva molte merci italiane dalla competizione straniera, specialmente dall’Asia. L’Italia è stata colpita più fortemente che altri paesi da tali cambiamenti. In un regime di mercato vecchio e protetto pesantemente, la connessione con l’establishment politico conferiva vantaggi notevoli: il governo italiano comprava macchine Fiat e computer Olivetti, sussidiava la costruzione di nuovi stabilimenti e teneva fuori la competizione giapponese. Durante periodi di rallentamento economico, la lira veniva svalutata per rendere più economici i prodotti italiani e quindi più competitivi all’estero. Ma dopo il 1992, gli italiani iniziarono a competere all’improvviso con il mondo intero e il governo italiano, unendosi al regime monetario europeo, aveva perso il suo potere di utilizzare la svalutazione della lira quando le cose andavano male.

Più che in altri Paesi europei l’Italia è stata sensibile alla competizione da parte delle economie asiatiche a basso costo. L’economia italiana è composta da uno straordinario tessuto di aziende a conduzione familiare che producono articoli nel campo del tessile, dell’abbigliamento, delle scarpe, dei mobili, che generalmente non richiedono grandi quantità di capitale da investire e di tecnologia da utilizzare e che pertanto sono vulnerabili a concorrenti che pagano salari bassi. L’Italia è presente in misura minima nel campo dell’industria basata sulla conoscenza (biotecnologie, finanza, aerospaziale, alta velocità, hardware e software dei computer) che è meno condizionata dai mutamenti del mercato rispetto alle economie a basso salario. Sotto questo aspetto, la miopia dei leader politici italiani porta con sé più d’una responsabilità. Il Paese investe molto meno degli altri paesi europei nella ricerca e nella tecnologia; l’Italia offre i dati peggiori del continente per quanto riguarda i ricercatori scientifici, la percentuale di laureati universitari e il numero di brevetti rilasciati ogni anno.

La corruzione e l’inefficienza pare essere diventata ancora peggio negli ultimi anni. Negli anni ’50, Stella e Rizzo scrivono, il paese ha costruito in 8 anni la sua autostrada principale, l’Autostrada del Sole, da Milano a Napoli. Ma riparare la più breve autostrada Salerno-Reggio Calabria, un progetto non ancora finito, ha già richiesto più di 25 anni ed è costato 5 volte di più per chilometro rispetto alla costruzione dell’Autostrada del Sole.

Un altro problema che ha caratterizzato il periodo dopoguerra è stato l’effetto virtuale di un solo partito al potere. Il dominio ininterrotto della Democrazia Cristiana e la serie di partiti satellite, dal 1946 al 1993, sono serviti da terreno fertile per la corruzione, mentre i governi si sono accollati debiti che solo ora appaiono gravosi. Nonostante il proprio dominio, la DC era abbastanza cooperativa in questi anni con l’opposizione politica, specialmente con il Partito Comunista Italiano. I movimenti di protesta della fine degli anni ’60 e ’70 spinsero la DC ad allargare il welfare italiano in modo da affievolire la tensione sociale, creando molti dei sistemi che sono ora cresciuti incontrollatamente. Gli altri paesi europei hanno creato programmi sociali simili, ma il debito italiano è oggi il doppio della media europea. Interessando più del 100% del PIL, il debito pubblico rende il governo poco propenso a tagliare le tasse o a spendere utilmente per educazione, ricerca e sviluppo.

Alcune industrie hanno in passato istituito ciò che si chiamano le “baby-pensioni”, che permettono a centinaia di migliaia di italiani di andare in pensione con quasi il massimo nonostante abbiano ancora tra i 30 e i 50 anni. L’Italia ha quasi mezzo milione di persone che sono andate in pensione secondo questa modalità e che lo sono da 40 anni. E’ in gran parte per coprire tali costi che si è creato questo enorme buco di debiti che inghiotte il 10% del PIL.

A danneggiare l’Italia è stato in particolar modo l’influenza del leader del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi, che era determinato ad ottenere accesso al denaro e al patronato politico per espandere il potere del suo piccolo partito. “Porta dentro voti e soldi” Craxi disse ad uno dei suoi uomini nominandolo all’assemblea della compagnia nazionale dell’elettricità (ENEL). Ansioso di diventare un grande partito capace di competere con la DC e con i comunisti, Craxi e i suoi uomini sono riusciti a codificare la corruzione per un sistema ad un livello e ad un tipo di rapacità che era di fatto nuova.

Il risultato fu una corsa sfrenata nella corruzione che progressivamente è uscita fuori controllo: il sistema giudiziario era lento e inefficiente, i parlamentari godevano di impunità da indagini, i politici non andavano mai realmente in prigione. I politici che rubavano avanzavano più rapidamente. Craxi stesso è divenuto il ministro italiano che ha servito più a lungo la carica di Presidente del Consiglio (1983-1987) prima di Berlusconi. E’ fuggito poi in Tunisia nel 1994, una volta divenuto chiaro che le condanne lo avrebbero portato in galera.

La lunga permanenza al potere dello stesso gruppo di partiti in Italia significa, più che altrove, che il sistema politico non è stato ripulito e che i partiti di governo sono in grado di orchestrare un sistema dove i politici mettevano le dita sui punti nodali dell’economia. Ogni progetto, dalla costruzione di un ponte all’apertura di un negozio, all’aggiunta di un bagno in casa, dipende da un amico al potere.

Oltretutto, il potere del crimine organizzato in Italia è molto maggiore rispetto agli altri grandi stati europei, rappresentando circa il 7% del PIL, facendone quindi uno dei settori di affari più prolifici nel Paese. Nell’Italia meridionale, in cui il crimine organizzato è maggiormente radicato, si pilotano i contratti dei lavori pubblici, rallentando i progetti in modo da spremere lo Stato quanto più possibile e mettendo in fuga gli affari legali anche di investitori stranieri, che non vogliono essere soggetti a estorsione. In 8 delle 20 regioni italiane – l’intero Sud dell’Italia comprese Sicilia e Sardegna – non c’è praticamente nessun investimento di capitale straniero.

Non è quindi un caso che il maggiore vincitore delle recenti elezioni sia stata la Lega Nord, un partito di destra che ha indirizzato molta della sua rabbia verso il sistema di patronato dell’Italia meridionale e verso lo Stato centralizzato e corrotto che lo mantiene al potere. La domanda chiave della Lega è quella di un federalismo fiscale che permetterebbe alle comunità locali di mantenere una parte significativa delle entrate e di limitare massicciamente il flusso di soldi da nord a sud. Il partito della Lega ha raddoppiato i propri voti a livello nazionale (dal 4 all’8,2%), ottenendo più del 21% dei voti in Lombardia e più del 27% per cento in Veneto, le più alte percentuali in un sistema elettorale proporzionale con più partiti. Un elettorato arrabbiato ha scelto il partito italiano più arrabbiato.

Allo stesso modo, le elezioni di aprile hanno eliminato molti piccoli partiti del paese. Gli elettori sono sembrati volerli decisamente punire per aver ostacolato i lavori. Il Partito Comunista Italiano (Rifondazione Comunista), presente dall’inizio del secondo dopoguerra, è scomparso così come altri partiti della sinistra. Questi ultimi sono stati percepiti, non senza verità, come “partiti del no” determinati a bloccare qualsiasi iniziativa di riforma strutturale dell’Italia negli ultimi anni.

Le cose andranno meglio per gli italiani con il nuovo governo Berlusconi? C’è una profonda contraddizione nella sua coalizione che raggruppa la Lega Nord e il Popolo delle Libertà di Berlusconi, quest’ultima una fusione del suo vecchio partito, Forza Italia, ed un partito di destra, Alleanza Nazionale. I sostenitori della coalizione provengono da due aree molto differenti, il nord e il sud, ed è debole solo nella “cintura rossa” nel centro, che tradizionalmente votava sinistra. Ma nel nord, dove la Lega Nord è forte, gli elettori non si fidano dello Stato centrale e della sua dipendenza dalla corruzione e dal sistema di patronato mafioso; mentre nel sud, la base del potere di Berlusconi deriva precisamente da questo sistema con tutta la corruzione e i legami con la criminalità organizzata che lo caratterizzano.

Uno dei libri più divertenti e più di successo dell’anno sulle elezioni “Se li conosci li eviti” di Peter Gomez e Marco Travaglio, è una specie di almanacco dei peggiori candidati in lista per le elezioni lo scorso aprile, corredato di lunghi schedari contenenti i trascorsi criminali di molti di loro. Nel caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, agli autori servono letteralmente un centinaio di pagine per documentare il numero di candidati che sono stati arrestati o investigati con accuse che vanno dalla collusione mafiosa all’estorsione e alla frode. Credere che queste persone ripristineranno il ruolo della legge ed elimineranno il sistema di patronato, corruzione e infiltrazione di organizzazioni criminali nello stato, è ai limiti del credibile. Berlusconi è il principale erede politico del suo amico Bettino Craxi ed è riuscito ad evitare la campagna anticorruzione conosciuta come Mani Pulite - che ha condannato Craxi per corruzione – che minacciava lui e le sue varie aziende. Più che qualsiasi altro italiano, egli è responsabile per il blocco del sistema giudiziario italiano.

Un indizio rivelatore di quello che potrebbe riservare il nuovo governo Berlusconi ce lo dà “La paura e la speranza” di Giulio Tremonti, che è diventato un bestseller a sorpresa. Tremonti, ex uomo di sinistra che ha trovato fama e fortuna nella destra, è l’attuale (e precedente) Ministro delle Finanze di Berlusconi. Il suo libro sembra più una polemica antiglobalizzazione alla Naomi Klein piuttosto che l’analisi del Ministro delle Finanze di un governo conservatore. Tremonti attacca quello che egli definisce “marketism” - la feticizzazione del mercato, la riduzione di tutti i valori umani a dollari e centesimi - e denuncia l’apertura dei mercati europei alla competizione asiatica, che a suo parere è stata catastrofica per la produzione italiana. Tremonti si augura una politica “d’identità”, con la quale il Ministro intende un qualche tipo di politica industriale disegnata per rafforzare le istituzioni italiane e i loro valori.

Questo è un messaggio invitante lanciato agli italiani a cui non dispiace imputare i propri problemi a qualche minaccia esterna o a lavoratori stranieri. Quale identità politica intenda Tremonti per la gestione dell’economia, comunque, risulta evidente dalla difesa a tutti i costi della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, anche se la questione rappresenta il punto forse più saliente di cosa non va in Italia. L’Alitalia perde centinaia di milioni di dollari ogni anno ed è tenuta a galla solo grazie ai contribuenti.

Alitalia ha i costi più alti e la più bassa efficienza rispetto ai suoi principali concorrenti ed il suo sostegno da parte del governo italiano è in diretta violazione delle direttive UE in materia di prevenzione della concorrenza sleale. Nella prima parte dell’anno, il Governo Prodi, malgrado l’opposizione da parte dei suoi sostenitori nel sindacato, si è adoperato per vendere Alitalia ad Air France, a condizioni estremamente vantaggiose. Ma Berlusconi, il cosiddetto liberista, ha obiettato, dichiarando che l’Alitalia doveva rimanere italiana, accennando al fatto che i suoi due figli, che gestiscono gli affari mentre lui occupa di politica, sarebbero potuti venire in aiuto comprando la compagnia aerea nazionale e avanzando poi la proposta di un gruppo di uomini d’affari italiani che potrebbero essere stati interessati all’acquisto, se ben informati sui possibili vantaggi.

Va notato che i leader della Lega Nord si sono opposti alla vendita, asserendo che la cosa sarebbe equivalsa all’invasione medioevale di Federico Barbarossa nell’Italia settentrionale. Si sono dichiarati preoccupati in particolar modo del fatto che la prima mossa di Air France sarebbe stata di eliminare Malpensa come “hub” principale per via delle sue consistenti perdite. La Lega ha dimostrato in tal modo di non volere staccarsi dal sistema clientelare italiano.

Ora che Alitalia è sull’orlo della bancarotta, Berlusconi si sta organizzando per vendere la compagnia ad un consorzio italiano in modo da guadagnare così fiducia e contratti. L’affare finale sarà molto più costoso per i contribuenti italiani che non la vendita ad Air France e comporterà maggiori tagli del personale (ed anche questa possibilità pare di nuovo essere in dubbio). Difficilmente ci si aspetterebbe una cosa del genere da un Presidente del Consiglio che dice di tenere sul comò la foto di Margareth Thatcher.

Così come con le sue due precedenti incarnazioni da Primo Ministro nel 1994 e nel 2001, Berlusconi non è nuovamente riuscito a mostrare di saper gestire i problemi nodali e di fare scelte decisive. Al contrario, ha fatto passare leggi che permettono ad uno dei suoi canali televisivi di mantenere la frequenza che avrebbe dovuto invece cedere - secondo il regolamento europeo e secondo le leggi italiane - ad un concorrente o, in alternativa, passare al satellite. Berlusconi ha anche proposto una legge per impedire le intercettazioni della polizia in qualsiasi caso eccetto in quelli riguardanti terrorismo o crimine organizzato - dunque in caso di tangenti, corruzione e frode non si possono effettuare intercettazioni – ed una legge e per condannare fino a 5 anni i giornalisti che pubblicano intercettazioni.

Soprattutto, la nuova coalizione, in particolare la Lega Nord, ha puntato molto sulla paura verso l’immigrazione straniera. Uno dei leader della Lega, ora Ministro, ha chiesto di indire la “giornata del maiale” a Bologna dal momento che la città stava per far erigere una nuova moschea per i concittadini musulmani. Lo scopo era quello di inquinare il posto con maiale e prosciutto in modo da renderlo inutilizzabile per una moschea.

Uno dei poster per la campagna della Lega Nord mostrava un’immagine di un indiano americano con una lacrima che gli scorreva sulla guancia con su scritto lo slogan “hanno subìto l’immigrazione e ora vivono in riserve”. Il nuovo governo ha guadagnato popolarità attraverso le retate di immigranti clandestini e l’imposizione di impronte digitali a bambini zingari. Gli immigrati pagano per una percentuale di crimine non proporzionata, ma la criminalità è molto bassa tra gli immigrati legali. La semplice realtà tuttavia è che gli immigrati sono diventati il pilastro dell’economia italiana. Sebbene rappresentino il 6% della popolazione, essi da soli producono il 10% del prodotto interno lordo. Generalmente gli immigrati appartengono ad una fascia produttiva in età lavorativa, mentre l’Italia intera è un Paese in cui vi sono sempre più anziani ed in cui 1/5 della popolazione è in pensione. I lavoratori stranieri rappresentano qualcosa come il 20% della forza lavoro nelle industrie in settori di edilizia e agricoltura, anche in Lombardia, il nucleo del sentimento anti immigrati della Lega Nord. Una retorica dura anti-immigrati sarà pure ottima per fare della propaganda efficace, ma è un controsenso se si osserva la realtà economica e demografica del Paese.

C’è più di un motivo per poter credere che il terzo governo Berlusconi possa far più dei due precedenti. Berlusconi è ritornato al potere con una grande maggioranza in parlamento e una più forte coalizione con un numero inferiore di partner di governo con cui dividere il potere. Molti governi italiani, come lo scorso governo Prodi, sono stati indeboliti da negoziazioni senza fine con partner che hanno reso quasi impossibile una linea politica decisa e trasparente. All’età di 71 anni, con due amministrazioni senza successo alle spalle, Berlusconi sta pensando alla sua eredità e gli farebbe piacere mantenere la sua promessa di lasciare l’immagine di uomo che ha salvato l’Italia dai suoi problemi. Inoltre, la Lega Nord, ha puntato tutto sull’idea di federalismo fiscale, conosciuta in Italia come “devolution”, ossia un consistente aumento dell’autonomia regionale e locale. Si sta tentando di elaborare i dettagli di questa linea politica; se fatta intelligentemente, potrebbe dare un salutare scossone al Paese; se fatta malamente, potrebbe destabilizzare il sistema politico italiano e rendere l’attuale crisi ancora peggiore. Ma vista la profonda paralisi del Paese - e in assenza di altre idee migliori - potrebbe valer la pena provare.

Eppure il federalismo fiscale incontrerà il problema della dura opposizione da parte del sistema clientelare dell’Italia meridionale, fonte dalla quale Berlusconi riceve molti dei suoi voti. Dal canto suo, Berlusconi ha mostrato poco coraggio nell’affrontare il rischio dell’impopolarità su questioni prettamente politiche. Ad esempio, ha recentemente ritirato la proposta di riforma della scuola che ha suscitato proteste nelle strade. La riforma era di dubbio valore - concerneva in particolar modo tagli alle spese - ma intraprendeva anche azioni contro interessi radicati, per esempio, attraverso la chiusura di servizi sottoutilizzati in aree isolate. L’esperienza non è di buon auspicio per Berlusconi e la sua volontà di cambiare il sistema italiano.

da The New York Review of Books Tradotto da ITALIA DALL'ESTERO

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(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
 
 
 
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 "Il patto tra Stato e mafia é molto stretto". Intervista ad Andrea Camilleri

di Irene Hernandez Velasco da Che Dicono Di Noi

ROMA.- Andrea Camilleri (Sicilia, 1925) é un caso degno di studio scientifico. Il venerato scrittore italiano, creatore del famoso commissario Montalbano, confessa di fumare circa 60 sigarette al giorno. Ed eccolo qui, ad 83 anni, in discreto stato di salute, e con una invidiabile luciditá mentale. a lavorare freneticamente. La prova sta nei cinque nuovi libri, cinque, che ha giá pubblicato quest'anno: "Il bacio della sirena", "L'opera di Vigata", "La pensione Eva" e "Voi non sapete". L'ultimo si chiama "La morte di Amalia Sacerdote", sará pubblicato domani e, curiosamente, prima in spagnolo che in italiano. Il motivo: ha vinto il premio per novella noir che concede la casa editrice RBA. Ma, nonostante sia un libro con il solito omicidio, le investigazioni della polizia e tutti gli ingredienti del genere noir, é molto di piú. "La morte di Amalia Sacerdote" é un ritratto da far venire i brividi dell'Italia odierna, l'Italia di Berlusconi.

Domanda.- Nel libro, ambientato in Sicilia, lei parla di raccomandazioni, scambi di favori, censura nella televisione pubblica, politici locali che fanno il bello e il cattivo tempo e che sono in relazione con la mafia..E' un ritratto della sola Sicilia o di tutta l'Italia?

Risposta.- Aveva ragione chi diceva che senza la Sicilia non si puó capire l'Italia. La Sicilia enfatizza sempre i problemi italiani, ma i problemi italiani non sono diversi da quelli della Sicilia. Fino a pochi mesi fa abbiamo avuto come presidente regionale un signore chiamato Totó Cuffaro che é stato condannato a cinque anni di carcere per avere avuto relazioni con la mafia, e che ha festeggiato con i cannoli (dolce tipico siciliano) la condanna a cinque anni perché se ne aspettava 10. E abbiamo un ex-presidente del consiglio come Giulio Andreotti di cui il Tribunale Supremo, la maggior autoritá nella giustizia italiana, ha sentenziato che fino al 1980 abbia mantenuto relazioni con la mafia, anche se non l'hanno potuto condannare per decorrenza dei termini. E questo stesso signore domenica leggeva la Bibbia vicino al Papa in una chiesa di Roma. Non sto scoprendo nulla di nuovo quando scrivo romanzi cosí.

D.- Il ministro italiano dell'Interno, Roberto Maroni, ha assicurato recentemente che la Camorra é in guerra civile con lo Stato. Condivide questa opinione?

R.- No, e mi disturba moltissimo questo paragone. In Italia non c'é mai stata una guerra civile. Alcuni chiamano guerra civile la Resistenza, ma la Resistenza era inizialmente contro i tedeschi, non contro i fascisti. In Spagna avete avuto una guerra civile, e per 30 anni non ne avete voluto sentir parlare, perché é una cosa terribile e tremenda. Quello che c'é in Italia é una guerra di bande mafiose contro lo Stato, ma guerra civile é una parola troppo grossa per essere utilizzada per quattro camorristi contro i quali basterebbe un pó meno di compiacenza politica per vederli distrutti.

D.- A che si riferisce?

R.- La collusione tra Stato e forze mafiose é molto stretta. Come si puó combattere la mafia se abbiamo in parlamento 10 deputati che hanno relazioni con la mafia? La mafia é un tumore la cui metastasi é arrivata dappertutto, parlamento incluso, dove sono coloro che si suppone debbano fare leggi contro la mafia.

D.- Il suo libro é molto critico con i mezzi di comunicazione, specialmente con le informazioni date in televisione...

R.- Sí, perché manipolano la realtá. E in vari modi. Mi interessava sottolineare l'importanza della televisione in Italia. Questo é un paese che legge pochissimi giornali. L'italiano medio si informa solo attraverso la televisione.

D.- E ritiene che questo faccia dell'Italia un paese manipolabile?

R.- Sí, come si é giá visto. Perché altrimenti non si spiegherebbero alcuni fenomeni.

D.- Si riferisce al fenomeno Berlusconi?

R.- È uno che possiede tre televisioni nazionali e che ha influenza in altre due statali, cosí che me lo dica lei! Berlusconi preparó il suo sbarco al potere non quando irruppe nella scena politica nel 1993, bensí 20 anni prima, quando inizió con la televisione privata e si occupó di abbassare il livello medio degli italiani. Non é un caso che l'Italia sia al 33° o al 34° posto nella classifica mondiale dell'informazione veritiera e indipendente.

D.- Considera Berlusconi la reincarnazione del fascismo, come ritiene qualalcuno?

R.- Berlusconi non é il fascismo. Berlusconi é superficiale. Ma ció che é vero é che non riusciamo a scrollarci il fascismo di dosso. Porca miseria...nel 1945 lessi un articolo del giornalista Herbert Matthews intitolato: "Non l'avete ucciso". Voleva dire che noi italiani pensavamo che per avere appeso Mussolini a Piazzale Loreto avevamo finito con il fascimo, ma che non era cosí e che questo sarebbe durato per decadi. Aveva ragione: ancora oggi il fascismo vive fra noi.

D.- Quando dice che Berlusconi é superficiale, vuole dire che é carente in ideologia?

R.- Esattamente. Ma non mi interpreti male: Berlusconi é il nemico. É un marziano, viene da un altro mondo. Non é un politico. Non é nemmeno un essere umano... É un tipo ridicolo. Non é ridicolo che dobbiamo pagargli le amanti che lui fa ministro? Non é incredibile che gli paghiamo gli avvocati, perché li ha messi tutti in parlamento e hanno lo stipendio da deputati? Non é ridicolo che dice di dormire tre ore a notte e che ne dedica altre tre a fare l'amore? Ha 72 anni, etá che io ho avuto diverso tempo fa, e le assicuro che a quest'etá neanche col Viagra...

D.- Nel suo nuovo libro ci sono un paio di personaggi che mettono in relazione i crimini con l'immigrazione. Ha voluto rappresentare l'ambiente di paura per gli stranieri che in questo senso si vive in Italia?

R.- L'Italia é un paese razzista, e lo é stato sempre. Governi di destra, come questo che abbiamo, non fanno altro che alimentare la paura per il diverso, la xenofobia

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Stato di diritto sotto assedio in Italia di Mads Frese

Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario italiano, che è sempre stato il suo incubo personale, e sogna di terminare la sua carriera come Presidente della Repubblica. “Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo”, dice un prestigioso intellettuale italiano.

Chi non ha un sogno o due nel cassetto? Ma Silvio Berlusconi è un sognatore speciale:

”Non c`è sognatore più grande di me, ma io sono un sognatore realista. Altri hanno sogni che rimangono tali mentre io cerco di realizzare i miei sogni” ha spiegato il Primo Ministro.

Nel 1977 Berlusconi realizzò il suo sogno di far soldi con le TV commerciali, quando assunse Mike Bongiorno (l’equivalente italiano di Otto Leisner) come conduttore del quiz televisivo ”I sogni nel Cassetto”. In seguito acquisì 3 canali televisivi nazionali, divenne il più ricco del Paese, creò il proprio partito politico e nel 1994 divenne presidente del consiglio per la prima volta. Ma i sogni di Berlusconi non si fermano qui:

In un discorso prima di Natale il Primo Ministro ha annunciato che il governo nel 2009 lavorerà per la riforma del sistema giudiziario, che – tra l’altro – limita l’autonomia del Pubblico Ministero. Per gli intellettuali e gli esperti di diritto italiani questo più che un sogno è un incubo.

”Sono in gioco le garanzie del diritto, i diritti dei cittadini ed il principio di uguaglianza davanti alla legge. Se il sistema giudiziario è governato dai politici, diventa un’arma nella battaglia politica. Mi sembra assurdo che si continui su questa strada e che nessuno ne evidenzi i rischi” ha affermato l´ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky.

Modifiche alla Costituzione

Quando Berlusconi nel gennaio del 1994 decise di ”scendere in campo”, sembra abbia affermato ”Sono costretto ad entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera”.

A novembre dello stesso anno – durante una conferenza delle Nazioni Unite a Napoli sul tema della criminalità organizzata, i giudici di Milano gli recapitarono un avviso di comparizione per corruzione. Ciò comportò – dopo solo 7 mesi – la caduta del governo. All´indomani della terza vittoria elettorale dell’aprile 2008, il Primo Ministro risultava implicato in diversi processi. Un decreto legge ha però consentito allo stesso di ottenere l’immunità fino alla fine del mandato. 

E dopo la convincente vittoria elettorale la battaglia di Berlusconi contro i pubblici ministeri – dallo stesso considerati avversari politici – è potuta iniziare.

La riforma comporta tra l´altro che il ministero della Giustizia potrà decidere che tipo di reati deve perseguire la pubblica accusa e la priorità degli stessi. La riforma necessita di una modifica della Costituzione che per ora sembra possa contare sulla maggioranza dei voti in parlamento.

Molti osservatori temono che una lunga serie di casi di corruzione riguardanti parlamentari e politici locali aderenti al maggiore partito d’opposizione, Partito Democratico, convincerà i politici dell’opposizione a sostenere il piano di Berlusconi.

”È contro il principio della divisione dei poteri trasformare la Costituzione in uno strumento di potere. Ed è proprio quello che sta accadendo. Abbiamo un parlamento che ha già dimostrato la sua debolezza verso un governo che impone le proprie scelte grazie ai voti di fiducia. Adesso è il turno della giustizia,” commenta Gustavo Zagrebelsky.

Peggio del fascismo

Gli italiani parlano molto al telefono e quindi le intercettazioni e le sofisticate analisi del traffico telefonico sono strumenti molto importanti per mettere in carcere boss mafiosi, arrestare presunti terroristi e svelare la corruzione politica. Ora il governo intende ridurre l’uso delle intercettazioni nelle indagini su reati con pene superiori a 10 anni di carcere. Il presidente dell’Associazione Antimafia – Piero Grasso – ha avvisato il parlamento sul rischio che ciò comporta per la lotta alla mafia.

Nel 2007 furono effettuate circa 80.000 intercettazioni telefoniche per un costo complessivo di 224 milioni di euro. Il governo ritiene che la spesa sia troppo alta (ma non nomina le entrate dei beni confiscati proprio grazie alle stesse intercettazioni) e che il metodo sia troppo invadente sottolineando l’inaccettabilità del fatto che le trascrizioni delle bobine possano finire sui giornali.

Berlusconi stesso è stato vittima di intercettazioni diventate poi pubbliche. Queste rivelavano il suo grande interesse per giovani attrici ed il tentativo di corrompere avversari politici: ”Tutto ciò che riguarda politica ed etica in uno stato di diritto gli è estraneo” scrive Alberto Asor Rosa in un articolo sul Manifesto, un quotidiano di sinistra, dove sostiene che il regime di Berlusconi per certi aspetti è peggiore di quello di Mussolini. Secondo Asor Rosa ”Il livello di corruzione sotto Berlusconi non ha pari nell’amministrazione fascista delle istituzione e del potere.”

Sogni presidenziali

Poco prima di Natale Berlusconi ha reso pubblica l’intenzione di instaurare il voto diretto per l’elezione del Presidente della Repubblica facendo così dell’Italia una repubblica presidenziale.

Se ciò si avverasse, ci si aspetta che lo stesso Berlusconi si candidi, quando nel 2013 si dovrà trovare un sostituto all’attuale Presidente Giorgio Napolitano. La Lega Nord certamente alzerà il prezzo per la realizzazione del sogno di Berlusconi.  Il partito esige tra le altre cose che la riscossione fiscale sia di competenza delle regioni. Ma il Primo Ministro è un sognatore realista e sarà senz’altro pronto a vendere qualche pezzo di unità nazionale per realizzare i suoi sogni. La proposta di un sistema fiscale di tipo federale è già all’ordine del giorno nelle prime riunioni ministeriali del nuovo anno.

”Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità nel 1870 ad oggi” scrive Alberto Asor Rosa ed aggiunge :”A causa della supremazia degli interessi privati sugli interessi della collettività, il rapporto tra cittadini ed istituzioni non è mai stato peggiore di adesso.

Fino ad ora nessuna dittatura europea del ‘900 (neanche il fascismo italiano) aveva permesso che gli interessi privati dei leader politici fossero alla base del lavoro legislativo e giudiziario.

conitua su  Italia Dall'estero come ci vede la stampa estera

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Il blog non è a favore di nessun movimento politico religioso sportivo

 

 

(il blog non risponde a messaggi inviti.. ecc da persone che non hanno profilo e blog pubblici) 
 

  

 

 
 
(Indro Montanelli)
"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto:
è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime.
L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze.
L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta.
Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.
Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".
 
 
 
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Il gioco dell'oca di Silvio L'incredibile esito della vicenda Alitalia

 di Gianni Barbacetto

Se in questo Paese esistesse una stampa libera (e se l'opposizione non fosse impegnata a difendere gli inquisiti, a registrare colloqui imbarazzanti e a discutere se è meglio Grand Hotel, Luxuria o Fagioli), Berlusconi e il suo governo sarebbero inchiodati ai pessimi risultati con cui s'affacciano all'anno nuovo. La crisi economica avanza, la cassa integrazione cresce del 500 per cento (!), la corruzione (bipartisan) imperversa. La vicenda Alitalia, poi, è finita nel modo più ridicolo (o drammatico, dipende dall'umore e dai punti di vista). Alitalia sarà di Air France. Dopo un lungo, faticoso e costosissimo gioco dell'oca, è tornata alla casella di partenza. Ad Air France, come era stato deciso dal governo Prodi e smontato da Berlusconi per poterci fare la campagna elettorale in nome dell'italianità della compagnia di bandiera. Solo che allora Alitalia sarebbe stata comprata (e pagata) da Air France, adesso a pagare siamo noi. Il gioco dell'oca ci è costato 3 miliardi di euro, che pagheremo in tasse, e 5 mila esuberi in più. Un bel risultato, non c'è che dire, una bella cifra per finanziare la campagna tricolore di Berlusconi (e di Tremonti: «Mi commuovo quando all'estero vedo i colori italiani sulla fusoliera dei nostri aerei»). L'italianità svanirà al primo aumento di capitale, in compenso dovremo sborsare 3 miliardi per salvare non Alitalia, che ormai è ridotta all'osso (600 voli contro i 1500 del piano Air France di un anno fa), ma l'Air One di Carlo Toto che stava precipitando a causa dei debiti. E per fare un favore alla Banca Intesa di Corrado Passera, che aveva prestato i soldi a Toto. Complimenti, bel risultato, a spese dei cittadini. Se in questo Paese esistessero una stampa libera e un'opposizione... 

continua sul blog di Gianni Barbacetto

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di David Gow  (The Guardian)

Il playboy settantaduenne del mondo occidentale ha salvato David Beckham ed é ora intenzionato a salvare il suo paese e, come Gordon, il pianeta.
[articolo originale di David Gow qui]

Gordon Brown ha salvato il mondo, Angela Merkel il suo budget federale, Jose Manuel Barroso il suo incarico per un secondo termine - e Nicolas Sarkozy ha salvato l'Europa. Ora, mentre un orribile anno di previsioni economiche ancora piú nere si avvicina per l'UE, viene avanti Silvio Berlusconi.

Ha salvato David Beckham dall'oscuritá di Los Angeles aiutandolo ad essere preso in prestito per 10 settimane dalla sua squadra di calcio, l'AC Milan - garantendogli accordi con sponsor piú remunerativi e apparizioni su molti canali TV del suo impero Mediaset. Missione compiuta, ora é il momento di salvare l'Italia e, come Gordon, il pianeta.

L'1 gennaio, il giorno in cui Sarko smetterá ufficialmente di essere presidente dell'UE, il presidente del consiglio italiano gli subentrerá e, con complessi di superioritá da togliere il respiro, é giá indaffarato a preparare un summit tra Barack Obama e il russo Dmitri Medvedev.

Per marzo, quando l'economia europea dovrebbe essere in pieno declino, sta pianificando un summit G14 - idea originariamente di Sarko per coinvolgere le economie emergenti - sulla "dimensione umana" della crisi finanziaria.

Presumibilmente, questo é il linguaggio diplomatico per crescita dei debiti personali, povertá, disoccupazione, disperazione e tutte le cose che comporterá, potenzialmente, la depressione di metá inverno portata dalla peggiore recessione dai tempi della seconda guerra mondiale. Specialmente nel suo paese, che é stato in recessione per due quadrimestri, si trova ad affrontare un'impennata della disoccupazione, vede la casa automobilistica Fiat cercare un partner che la compri risolvendo i suoi problemi e che, senza l'Euro e la Banca Centrale Europea che disprezza, sarebbe giá in bancarotta.

Berlusconi, uomo da 10 miliardi di dollari ed architetto seriale di riforme giudiziarie per garantirsi l'immunitá dalla giustizia, é il leader politico che ha chiamato Obama "abbronzato" e un membro tedesco del parlamento europeo "Kapó".

Il suo contributo al programma di recupero economico dell'UE - un incentivo da 200 miliardi di euro del valore del 1.5% del PIL - sembra essere un taglio alle tasse dei suoi sostenitori politici in piccoli affari e ha ridotto le punizioni per gli evasori fiscali - che valgono l' 1% del PIL, secondo politici dell'opposizione in Italia. Il pacchetto é talmente ridicolo che molti analisti ritengono che potrebbe comportare un ulteriore riduzione delle entrate fiscali.

Ora il playboy settantaduenne del mondo occidentale vuole diventare presidente della repubblica, succedendo all'ex comunista Giorgio Napolitano, uomo di grande integritá, dopo il 2013. Presumibilmente, in stile Mugabe, vita natural durante e, in stile Chirac, con immunitá perpetua dai processi.

Questa, in tutta serietá, é la persona che per rotazione presedierá il G8 l'anno prossimo, quando probabilmente ci sará un bagno di sangue nell'economia di tutto il mondo.

E' venuto il momento di finire questo stupido processo e, come previsto per l'UE dal trattato di Lisbona, scegliere un presidente di vera statura e visione per prendere le redini in questo lungo viaggio. Soprattutto siamo tutti d'accordo che, come il consiglio di sicurezza dell'ONU e il Fondo Monetario Internazionale, ci vorrebbe una riforma permanente per includere la Cina, l'India e altri paesi tra le economie emergenti.

E' giá abbastanza che l'eurotossico Vaclav Klaus, presidente della repubblica Ceca, diventi il capo titolare dell'UE dopo il primo gennaio (OK, il suo primo ministro presiederá i meeting). Questo articolo preferirebbe vedere Sarko coronare la sua ambizione a diventare presidente a lungo termine dell'eurogruppo e leader de facto dell'UE dopo il suo successo iperattivo alla guida dell'UE nei sei mesi scorsi.

Forse potrebbe anche incaricarsi del G8/G14 per il resto del suo mandato all'Eliseo, che sará sicuramente esteso dopo il 2012 per altri 5 anni.

Or give it to Tony Blair. Anyone but the ill-suited Berlusconi, the undisputed president of Tangentopoli 2, or bribery city, that his native country has yet again become.

O datelo a Tony Blair. Tutti tranne l'inadatto Berlusconi, presidente indiscusso di questa Tangentopoli 2, o "cittá della corruzione", che il suo paese é diventato ancora una volta. continua su Che Dicono Di Noi

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Ora é tutto permesso di Massimo Fini

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano. Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto?
Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci. Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto.
Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (oggi, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione). Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (che peraltro se lo meritano perché in questi anni i due giornali hanno avallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono. Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega. Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. Da questo momento anche noi ci riteniamo liberi da ogni vincolo di lealtà democratica, mettendoci “alla pari” col Presidente del Consiglio. “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”. Tutto.

continua su ComeDonChisciotte

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Lunedì mattina all'aeroporto di Bari, alle 9 non c'era ancora. Alle 10.30 a quello di Roma Fiumicino nemmeno: "Colletti de chè?, un c'è!". Ho aspettato, ho rifiutato di leggerlo in anteprima, perchè volevo averlo tra le mani. Ho atteso e devo dire che anche questa volta Ferruccio Pinotti mi ha "appagato", ha firmato l'ennesima inchiesta "bollente" con un partner d'eccellenza. Colletti Sporchi va molto oltre quello che potevo credere, e solo ora capisco perchè il titolo, come volevano gli autori, avrebbe dovuto essere "Stato Mafia", almeno moralmente.
Chi non conosce Luca Tescaroli, come me, pensava che la co-paternità di un volume con un magistrato perennemente nell'occhio del ciclone fosse un freno, una moderazione. Bene, è stato esattamente il contrario. Ferruccio Pinotti si conferma tra i migliori inchiestiti italiani e conferma anche il suo stile molto "american" nel condurre le sue inchieste, e Luca Tescaroli, tra i più esperti magistrati che hanno indagato sull'anima nera della Repubblica Italiana, dalla mafia nello Stato (mandanti occulti) allo Stato nella mafia (processo Calvi) hanno dato alla luce un libro che mi auguro susciterà reazioni forti. Senza girarci troppo attorno, il pezzo forte di Colletti Sporchi è proprio la parte dedicata esclusivamente alle indagini sui mandanti occulti delle stragi del 92-93. Altrimenti, non poteva essere. Non lesina dettagli, particolari, attacchi frontali la scrittura del dott. Tescaroli, che con questo libro sicuramente andrà a rinfoltire la già satura schiera di "amici" che lo vorrebbero altrove, chi sempre sul pianeta terra ma ad occuparsi di furti di polli, chi un pò più in sù. Gioca in casa Tescaroli quando racconta le parole dei vari pentiti, da Ganci ad Aglieri, da Giuffrè a Brusca, tutti concordi nell'affermare quanto Alfa e Beta, ovvero Dell'Utri e Berlusconi, fossero in saldo contatto con Cosa Nostra, prima direttamente con Bontate, poi tramite Vittorio Mangano e infine, a quanto pare, proprio con Totò Riina in persona. La parte più amara dell'inchiesta sui mandanti occulti, come racconta il magistrato, è quella della spaccatura della Procura di Caltanissetta sull'archiviazione di Alfa e Beta (altro nome che avrebbe potuto avere il libro). Tutti concordavano che si archiviasse, perchè non c'erano certo gli elementi per istruire un processo, ma Tescaroli si oppone al proscioglimento dei due, insistendo perchè si mettesse in risalto, nel provvedimento di archiviazione, quanto acquisito durante le indagini, e cioè informazioni preziosissime che gettavano ombre pesantissime sui due politici "in mano" alla mafia. E' disarmante quando Tescaroli scrive: "Erano emersi questi fatti provati, cosa dovevamo fare? Fare finta di nulla? Non indagare? Esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, per fortuna, e allo stesso modo della legge italiano, non posso guardare in faccia nessuno". Ferruccio Pinotti, invece, come da sua cifra stilistica, sviluppa la seconda parte del libro passando il microfono in mano a magistrati come Gratteri ed Ingroia, a banchieri che raramente parlano con i giornalisti, come Giovanni Bazoli, non risparmiando mai domande scomode e dirette. Dedica anche un paio di pagine a Paolo e Giuseppe Borsellino, imprenditori uccisi a Lucca Sicula, indicandoli come esempio di chi resiste ai "colletti sporchi". In sintesi, questo libro racconta come e perchè sia pericoloso il crimine dei colletti bianco-sporco, di come e quanto sia invasivo nella nostra economia, nella nostra politica. E la coppia inedita individua colpe precise anche nella società civile, che non punisce con la giusta riprovazione sociale questi reati, perchè alla fine, "cosa ci perdo io se un'azienda falsifica il bilancio, se una banca ricicla denaro sporco, se Mediaset ha i paradisi fiscali?". Niente, è proprio per questo che la nostra democrazia diventa, giorno dopo giorno, sempre più labile ed imperfetta, e la guerra tra Procure, o meglio, la guerra che la Procura di Catanzaro ha illeggitimamente dichiarato a quella di Salerno, gira sempre al solito, semplicissimo concetto: hanno bei vestiti, belle camice, colletti inamidati e bianchissimi, ma sono criminali come e quanto chi ha i polsini sporchi di polvere da sparo. Infine, mi consentano i due autori di dire che la prefazione di questo libro poteva essere affidata a Tommaso Buscetta, che dopo il pentimento raggiunse una moralità che oggi i nostri white collar criminals non hanno:

Sento spesso parlare di politica e giustizia. E ogni volta che un politico viene accusato, sento dire che in questo modo si attaccano le istituzioni. Mi pongo allora questa domanda: chi attacca le istituzioni? Il politico amico della mafia o il giudice che, indagando su di lui, lo sta scoprendo? È questo il mondo contraddittorio, confuso e complice che vedo dall'America. Lo trovo un mondo nauseante. In America una situazione del genere sarebbe inconcepibile ancor prima che inaccettabile”.

continua su 19luglio1992

 

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vignetta di Molly Bezz

Le accuse di Berlusconi e le colpe del Corriere

di Massimo Fini

Blandamente criticato da Stampa e Corriere della Sera per una misura in fondo marginale come l'aumento dell'Iva a Sky (che non è come dice Veltroni, una Tv per tifosi squattrinati - quelli vanno allo stadio, in curva - ma per gente benestante) Silvio Berlusconi ha affermato che i direttori di questi due giornali dovrebbero cambiare mestiere. Il presidente del Consiglio ha detto testualmente: "In tanti dovrebbero cambiare mestiere, direttori di giornali e politici, ho visto che la Stampa ha titolato "Berlusconi contro Sky", ho visto le vignette del Corriere della Sera, ma che vergogna... dovrebbero avere tutti più rispetto per se stessi e fare un altro mestiere".
Ha ragione: se non per la Stampa senz'altro per il Corriere della Sera. Ma in senso diametralmente opposto a quello che gli dà il premier. La responsabilità del Corriere della Sera, un giornale dalle grandi tradizioni liberali e che si presenta tutt'oggi come liberale, è di aver non solo avallato ma sostenuto in questi decenni, attraverso i suoi principali editorialisti, Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco (nelle cronache è stato invece più equilibrato) le posizioni e le azioni illiberali del Cavaliere.
Il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) è il contrario di un assetto liberal-liberista perché, come insegnano al primo anno di Economia, e come scrivevano i padri di questo sistema, Adam Smith e David Ricardo, ammazza la concorrenza che è l'essenza stessa del liberal-liberismo e la cui mancanza è particolarmente grave nel settore dei media televisivi che sono il ganglio vitale di ogni moderna liberaldemocrazia.
Un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio, e di cui ci si accorge solo quando tocca anche i propri interessi (che è il caso di Sky). Le leggi "ad personas", per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, e "ad personam", per salvare se stesso, il "lodo Alfano", ledono un altro principio fondante di una liberaldemocrazia: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ma più gravi ancora sono state, a mio avviso, le continue e devastanti aggressioni alla Magistratura italiana, la sua delegittimazione. In terra di Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale, allibita, Berlusconi dichiarò che "Mani pulite", cioè inchieste e sentenze della magistratura del suo Paese, di cui pur era premier, erano state una "guerra civile". Non c'è stata volta in cui Berlusconi o i suoi amici politici sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari che i Pm e i giudici non siano stati accusati di "uso politico della giustizia", un reato gravissimo peraltro mai dimostrato, fino ad affermazioni generiche ma non meno gravi: "i giudici sono antropologicamente dei pazzi", "la magistratura è il cancro della democrazia".
E così adesso anche Paolo Mieli si becca della "toga rossa". E ben gli sta. E anche all'inaudito volgare e violento attacco di Berlusconi, il Corriere ha reagito con un corsivetto tremebondo e una cronaca in cui la metteva sull'umorale.
Questo atteggiamento supino del Corriere, il più importante quotidiano italiano, non ha fatto il bene del Paese nè dello stesso Presidente del Consiglio. Lasciatagli passare, passo dopo passo, ogni cosa, il Cavaliere, che antropologicamente non conosce il senso del limite, si sente ormai autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le Reti televisive nazionali che pur controlla per i 3/4 di "denigrarlo", di "insultarlo", di essere "disfattiste" (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlar troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento, padrone del centrodestra, se si eccettuano la Lega e l'Udc di Casini che ha avuto il coraggio morale di smarcarsi, padrone del sistema televisivo, ricco più di Creso, Silvio Berlusconi è ormai il padrone pressochè assoluto del Paese. E nessuno può più fermarlo. Una situazione che con la liberaldemocrazia non ha nulla a che vedere. E il Corriere della Sera ne è per la sua parte, che è una notevole parte, corresponsabile.
Massimo Fini - www.massimofini.it

letto su Cani Sciolti

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Berlusconi è molto più pericoloso di Licio Gelli

di Pacho Pardi

Asfissiante come un tormentone stantio, si riaffaccia ogni tanto sulla scena Licio Gelli. Indugia nel ricordo di quando tutti i vertici delle forze armate e dell’ordine erano affiliati alla sua Loggia P2 e lui stesso faceva il burattinaio della politica italiana. Rimpiange di non aver portato a termine il suo compito e si compiace che lo faccia ora Berlusconi, cui semmai rimprovera scarsa determinazione.
Come dobbiamo pesare le sue parole? Certo il suo potere di ricatto su molti potenti deve essere ancora efficace. Non sappiamo a quanti soggetti parli, né quanto stringente sia il suo richiamo. Chi ne è toccato lo saprà.
Ma, dopo decenni di maneggi oscuri e coperti, il suo rappresentarsi come pioniere della nuova destra è ormai più stucchevole che temibile. Ed è addirittura fonte di equivoci interpretativi l’insistenza dell’opinione pubblica di centrosinistra a fargli il credito di una potenza in realtà ormai svanita.
L’anziano esponente della politica deviata fa l’elogio del fascismo ma non è più fonte di imbarazzo primario: Ciarrapico lo fa direttamente dal Senato e se ne vanta. Rammenta l’iniziazione con la spada e i guanti bianchi di Berlusconi nella sua Loggia P2 ma conferma solo un passo che il titolare della tessera 1816 ha cercato invano di far dimenticare. Perfido è il suo accenno affettuoso alla serietà del giovane Cicchitto ma, giunto al punto dov’è, l’interessato sarà ormai capace di vergognarsi meno della sua affiliazione alla loggia coperta (tessera 2223) che non del suo ruolo di promessa della corrente socialista lombardiana. Ed è vero che il centrodestra dovrebbe pagargli il copyright del suo programma, ma che ne sappiamo che non l’abbia già fatto?
Alla fine occorre chiedersi che cosa Gelli potrà mai prevedere o minacciare che non sia già avvenuto. I mezzi di comunicazione pubblici sono sotto il controllo del possessore dei mezzi di comunicazione privati (l’esistenza di Sky è l’unico limite al monopolio ma non trasmette in chiaro). Il possessore-controllore è al vertice del potere politico. Da lì esercita uno sfacciato uso privatistico dello stato e non gli basta. Vuole addomesticare i sindacati (antico sogno padronale mai svanito) e non gli mancano i mezzi per incrinare il loro fronte. Ma soprattutto progetta e realizza un piano di riduzione del Parlamento a strumento docile di trasmissione e attuazione della volontà governativa. Esercita la dittatura della maggioranza sulle assemblee elettive e costruisce la dittatura del governo sulla maggioranza. Immagina per sé il coronamento definitivo con l’ascesa al Quirinale.
Basta per capire che Berlusconi è infinitamente più pericoloso di quanto sia mai stato Licio Gelli? E che ormai non sono più da tempo la sua affiliazione alla P2 e l’affinità col suo programma la macchia sulla sua figura? Insomma è l’anomalia italiana il problema e non il fatto che questa sia stata tenuta a battesimo da Gelli. E qualsiasi cosa abbia fatto questi per incoraggiarla e favorirla non basta a dargli la primazia su di essa. Gelli ormai potrebbe benissimo non essere nemmeno esistito, ma l’anomalia italiana non solo esiste ma ha inquinato alla radice la democrazia e la repubblica. E’ più grave che Gelli abbia potuto immaginare di condizionare o fare eleggere presidenti del consiglio e della repubblica, o che Berlusconi abbia fatto già tre volte il presidente del consiglio e cerchi di diventare presidente della repubblica?
La classe dirigente di centrosinistra ha indugiato spesso alla retorica sull’appartenenza di Berlusconi alla P2: come se quello fosse il suo difetto principale. Come se un Berlusconi senza P2 fosse un soggetto normale in una democrazia normale.
Ma la retorica era solo fumo negli occhi della sua gente. Infatti quella classe dirigente non si è mai fatta scrupolo di intrattenere con lui rapporti compromettenti e sempre autolesionisti per l’intero centrosinistra. Ha dato una mano decisiva a risollevarlo tutte le volte che è stato davvero in difficoltà. I suoi leaders ci si sono scottati; D’Alema con la Bicamerale del 1996, Veltroni nel 2007-2008 con l’attribuzione a Berlusconi del ruolo di interlocutore unico.
Entrambi hanno sperimentato quale sia il valore della sua riconoscenza. Ma non è affatto detto che abbiano imparato la lezione continua su Micromega

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Scappellamento a sinistra (o a destra?)

"LA sinistra aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri"
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, Ansa, 30 novembre 2008)

"E nelle 25 pagine redatte dalla ottava sezione del Tribunale di Milano si scopre un'altra inchiesta, questa volta su Telepiù. In una perquisizione a Segrate è spuntato un fascicolo su Ludovico Verzellesi, ex presidente dell'ufficio imposte indirette. Verzellesi e Vincenzo Viganò, ex funzionario dell'amministrazione finanziaria arrestato un anno fa, sarebbero stati contattati per ottenere un'aliquota Iva favorevole per gli abbonamenti alla pay tv. Di questa operazione si occupava Salvatore Sciascia, alto dirigente Fininvest indagato per corruzione, che nel gennaio 1992 ha scritto a Berlusconi una lettera nella quale 'chiede il Suo interessamento per Verzellesi per la nomina all'incarico ministeriale in questione'. E il ministro Rino Formica propose Verzellesi per la carica di consigliere della Corte dei conti. Il crollo del governo Andreotti ha bloccato la promozione di Verzellesi ma le pay tv sono riuscite a ottenere l'aliquota ridotta. La vicenda é solo un elemento di contorno nella grande analisi dei magistrati" (Corriere della Sera, 3 maggio 1994) da Carta Canta di Marco Travaglio

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Il regime del chiagni e fotti. Altro che conflitto d'interessi

Di Marco Travaglio

Il raddoppio dell`Iva sugli abbonamenti alla pay tv (cioè di Sky) e il congelamento del canone Rai senza neppure il recupero dell` inflazione, come tutte le leggi fiscali, possono essere giusti o sbagliati. In tempi di crisi e di tagli, potrebbe persino essere giusti. Purtroppo a deciderli è il proprietario di Mediaset, cioè il concorrente di Sky e Rai.

Dunque potrebbe deciderli solo dopo aver venduto Mediaset o aver aggravato le tasse anche su Mediaset, che invece gode di privilegi inauditi: controlla una rete in più del lecito (Rete4, abusiva per la Corte costituzionale e la Corte di giustizia di Lussemburgo), ha beneficiato di condoni fiscali varati dal governo Berlusconi-2, paga le frequenze un`inezia e nel`94 ha potuto defiscalizzare gli utili reinvestiti grazie all`apposita legge Tremanti. Invece Al Tappone si tiene ben stretta Mediaset, unico editore tv al riparo dai sacrifici del pacchetto-crisi, affamando i concorrenti.
L`operazione è stata concordata nei minimi particolari con i vertici Mediaset, come dimostra il gioco di squadra con Fedele Confalonieri. Il quale il 28 novembre, prim`ancora che fossero noti i dettagli della norma strozza-Murdoch,ha diramato un drammatico comunicato targato Mediaset: «Apprendiamo con disappunto l`inserimento all`interno del decreto anticrisi approvato oggi dal governo di una norma che inasprisce l`Iva sulle attività di televisione a pagamento.

In attesa di leggere nel dettaglio il provvedimento (sic!, ndr), esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione per il futuro di un`attività che Mediaset ha lanciato di recente e che in questo modo verrebbe fortemente penalizzata».

Come diceva Montanelli, Berlusconi e i suoi cari sono maestri nell`arte del "chiagni e fotti": così son riusciti a fabbricare un finto pianto greco per una norma che toglie 1 agli utili Mediaset e 100 agli utili Sky.

Evocare il conflitto d`interessi, come fanno le opposizioni che non hanno mai mosso un dito per risolverlo, è riduttivo e anche un po` comico.

Siamo di fronte a qualcosa di mostruoso per una democrazia liberale, che solo l`assuefazione al peggio impedisce di notare in tutta la sua mostruosità: un impresario impossessatosi dello Stato usa le istituzioni (e addirittura la crisi finanziaria) per spezzare le reni alle imprese rivali.

Ogni giorno lui e i suoi giannizzeri attaccano e invitano a boicottare i programmi della Rai (ultimamente perfino Crozza Italia, La7), minacciando nuove sanzioni ed epurazioni, anche in collaborazione con l`apposita Agcom.

Tra qualche giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sui diritti violati di Europa7, la tv soffocata nella culla che da 9 anni attende le frequenze occupate da Rete4: il governo Mediaset ha già annunciato che le frequenze gliele girerà la Rai, che ha tutte le concessioni in regola, anziché Mediaset, che per Rete4 la concessione l`ha perduta nel 1999 ma continua a trasmettere in proroga grazie a un decreto e a una legge del Berlusconi2.

Dopodiché il padrone di Mediaset, che s`è appena fabbricato un presidente della Vigilanza a suo uso e consumo acquistando a prezzi di realizzo una quinta colonna gentilmente eletta dal Pd (il celebre Villari), occuperà militarmente la Rai cambiando i direttori di rete e di tg.
Limitarsi alla solita, sterile geremiade sul conflitto d`interessi fa ridere. Di fronte all`ennesimo colpo di mano, anzi di regime, un`opposizione seria diserterebbe, con dimissioni di massa, la cosiddetta Vigilanza, lasciando soli Villari e i suoi mandanti a cantarsela e suonarsela.

Rifiutando di partecipare a qualunque spartizione. E denunciando in piazza l`ultima vergogna. Tutto il resto è chiacchiera. da l'Unità continua su Itaca News

 

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Berlusconi telefona a Ballarò: uso improprio del mezzo televisivo

di  Antonello Tomanelli avv.

Per un momento alcuni avranno pensato ad un collegamento telefonico con Sabina Guzzanti. Invece è proprio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad aver telefonato in diretta a Ballarò, per portare un duro attacco ad Antonio Di Pietro ed un’aspra critica dal sapore intimidatorio al segretario della Cgil Guglielmo Epifani, presente alla trasmissione. Al cospetto di un sorpreso Giovanni Floris, che alla formulazione di una domanda si è sentito buttare giù il telefono.

Una telefonata che forse non rappresenterà un caso di “uso criminoso” della tv pubblica. Forse sarà l’indice di una condizione psicologica del presidente del Consiglio non proprio ottimale. E forse Floris avrebbe potuto fare di più, avendo dalla sua la Carta dei Doveri, che gli impone di non subordinare la propria responsabilità verso i cittadini “ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del Governo o di altri organismi dello Stato”. Sta di fatto che, per quanto ci si sforzi, riesce difficile ipotizzare che l’irrompere del capo del Governo in una trasmissione di approfondimento informativo all’infuori di un formale invito possa essere ritenuto conforme alle regole di una moderna democrazia.

Ciò in quanto i monologhi televisivi delle alte cariche dello Stato sono sì previsti dalla legge, ma in tutt’altro contesto. L’art. 33 del D.Lgs. n. 177 del 2005 (Testo Unico della Radiotelevisione) stabilisce che “La società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è tenuta a trasmettere i comunicati e le dichiarazioni ufficiali del presidente della Repubblica, dei presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, del presidente del Consiglio dei Ministri e del presidente della Corte Costituzionale, su richiesta degli organi medesimi, facendo precedere e seguire alle trasmissioni l’esplicita menzione della provenienza dei comunicati e delle dichiarazioni” (comma 2°); e che “Per gravi ed urgenti necessità pubbliche la richiesta del presidente del Consiglio dei Ministri ha effetto immediato. In questo caso egli è tenuto a darne contemporanea comunicazione alla Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” (comma 3°).

La ratio della norma è evidente. Le massime cariche dello Stato possono disporre del mezzo radiotelevisivo per rivolgersi alla collettività, ma solo in casi eccezionali e nell’ottica del perseguimento dell’interesse generale. Al di fuori di tale ipotesi, qualsiasi loro intervento si risolverebbe in un’indebita interferenza con la funzione informativa, che è prerogativa del giornalista. Il monologo di Berlusconi non poggiava sull’ombra di nemmeno uno di quei presupposti di legge. Per diversi minuti il presidente del Consiglio si è impadronito del mezzo televisivo e ha alterato la scaletta di una trasmissione di approfondimento informativo solo per attaccare Di Pietro e il leader della Cgil.

Non si può arrivare a dire che con quella telefonata Berlusconi abbia commesso i reati di "abuso d'ufficio" o di "interruzione di pubblico servizio". Ma non c'è dubbio che quanto più un'alta carica dello Stato occupa una trasmissione di approfondimento informativo al di fuori dei presupposti stabiliti dalla legge, tanto più ci si allontana dal sacrosanto principio democratico dell'autonomia dell'informazione dalla sfera politica. Diciamo che può parlarsi quantomeno di "uso improprio del mezzo televisivo".

Tra l’altro, l’attacco a Di Pietro si è rivelato quanto mai scoordinato. Nel replicare all’ex magistrato che nelle precedenti ore lo aveva accusato di essere un “corruttore politico”, ha preannunciato nei suoi confronti una denuncia per calunnia. Francamente, non si capisce su quali basi.

Essere un corruttore politico è cosa ben diversa dall’essere un corruttore. “Corruttore politico” è chi tenta di ingraziarsi un avversario politico per farlo passare dalla propria parte, magari offrendogli un prestigioso incarico. Proprio come fece Berlusconi quando offrì a Di Pietro un ministero all’indomani di Mani Pulite e della sua prima vittoria elettorale. E come, stando a quel che dice Di Pietro, lo stesso Berlusconi ha fatto recentemente con Orlando e Villari in relazione alla nota vicenda della presidenza della Commissione di Vigilanza.

Insomma, un comportamento piuttosto consueto in politica. E, soprattutto, non costituendo reato, un comportamento lontano anni luce da quella corruzione, penalmente rilevante, che nella stragrande maggioranza dei casi consiste nell’offrire a un pubblico ufficiale denaro o altra utilità per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Di qui l’infondatezza della denuncia per calunnia che Berlusconi ha minacciato di presentare contro Di Pietro, consistendo la calunnia nel comportamento di chi (peralro solo con querela o denuncia all'Autorità Giudiziaria) accusa falsamente qualcuno di aver commesso un reato.

continua su i] difesa dell'informazione

    

Balle a Ballarò

"Di Pietro? Sì che mi piacerebbe averlo con me, come ministro"

(Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo Show, 22 febbraio 1994).


"E' in corso a Roma, secondo quanto ha appreso l'Ansa, un incontro tra il presidente del Consiglio incaricato Silvio Berlusconi e il giudice Antonio Di Pietro" (Ansa, 7 maggio 1994, ore 14.53).


"'Ho fatto presente che non potrò accettare il pur prestigioso incarico di ministro'. Lo ha affermato il giudice Antonio Di Pietro conversando con i giornalisti al termine dell'incontro con Silvio Berlusconi. 'Ho avuto l'onore di incontrare il presidente del Consiglio incaricato - ha fra l'altro detto Di Pietro - al quale ho confermato che in questo momento ritengo doveroso rimanere al fianco dei colleghi della Procura di Milano per portare a compimento il lavoro iniziato. Coerentemente ho fatto presente che non potrò accettare l'incarico di ministro dell'Interno... All'on. Berlusconi ho formulato i miei auguri affinché possa svolgere questo lavoro con serenità e possa conseguire i risultati sperati nell'interesse del Paese'. Di Pietro ha infine reso noto che stava per rientrare alla Procura di Milano" (Ansa, 7 maggio 1994, ore 15.37).


"Avevo una rosa, ora è caduto un petalo e mi restano le spine" .

(Silvio Berlusconi, dopo il no di Di Pietro, 7 maggio 1994)


"Eh, se Di Pietro avesse dato retta a me e fosse entrato nel mio governo..."

(Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni di Di Pietro dal pool Mani Pulite, 7 dicembre 1994)


"Non ho mai offerto a Di Pietro il ministero dell'Interno. Di Pietro mi fa orrore perché sbatteva in galera gli innocenti" (Silvio Berlusconi, 10 aprile 2008).


"E' vero che nel 1994 ho chiesto di incontare Di Pietro perché volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l'ho saputo ho subito cambiato idea" (Silvio Berlusconi, Ballarò, Rai3, 18 novembre 2008. Per la cronaca, le uniche persone arrestate su richiesta di Di Pietro dopo l'incontro con Berlusconi del 7 maggio 1994 erano alcuni imprenditori e finanzieri per l'inchiesta sulle tangenti alla Guiardia di Finanza, conclusasi con una raffica di condanne e patteggiamenti. Di Pietro si dimise dal pool Mani Pulite il 6 dicembre di quell'anno).

da Carta Canta di Marco Travaglio

 

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Berlusconi su Obama: e una batutta discriminazione razziale di Antonello Tomanelli avvocato

Carla Bruni si dichiara felice di essere diventata francese. E certamente molti maledicono di essere italiani, dopo l’infelice battuta di Silvio Berlusconi da Mosca sul neopresidente degli Stati Uniti Barack Obama, definito dal nostro primo ministro “bello, giovane e anche abbronzato”. Una battuta che, se da un lato lascia intatta ogni perplessità sul livello culturale che da sempre caratterizza Berlusconi, dall’altro sottolinea la sua fisiologica incapacità di discernere il lecito dall’illecito.

E’ chiaro che Berlusconi scherzava, certo. Ha utilizzato una battuta vecchia quasi quanto lui, che riecheggia negli ambienti meno evoluti. Ma non sempre la battuta è lecita, specie se fatta nel corso di una conferenza stampa internazionale.

Quando di un nero si dice che è “abbronzato”, si nega la sua appartenenza etnica. In altre parole, quella battuta vuol significare che l’unica razza ufficialmente esistente è quella bianca. Chi appare nero lo può essere solo perché è un bianco abbronzato.

E’ la stessa logica che spingeva nazisti e fascisti a propagandare manifesti che raffiguravano l’ebreo nelle sembianze di un ratto, sul presupposto della sua non riconducibilità al genere umano. Come non potevano esistere ebrei uomini, così non si può essere neri dalla nascita, ma lo si può diventare soltanto attraverso la tecnica dell’abbronzatura.

Non c’è dubbio, quindi, che la battuta di Berlusconi integra gli estremi del reato di cui all’art. 3, comma 1°, L. n. 654 del 1975 (così come modificata dalla L. n. 205 del 1993, cosiddetta “legge Mancino”), che punisce chi “commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. E in considerazione del contesto ufficiale in cui è maturata la battuta (domanda di un giornalista su cosa Berlusconi pensasse dell’elezione di Obama rivolta nel corso di una conferenza stampa internazionale), la battuta di Berlusconi è chiaramente riconducibile al concetto di “atto”.

Qualcuno potrebbe obiettare che quella battuta va ricondotta al diritto di satira, essendo evidente l’intento scherzoso del nostro presidente del Consiglio. Ebbene, già sarebbe difficile rinvenire la satira in una relazione tra “pari”, dato che per sua natura la satira, essendo dissacrante, colpisce sempre dal basso verso l’alto, mirando cioè a porre il destinatario del messaggio satirico sul piano del cosiddetto comune mortale, a “mettere il re in mutande”, come insegna Dario Fo. In ogni caso, qui difetta quell’elemento che secondo una giurisprudenza ormai trentennale rende sempre lecita la satira: il nesso di coerenza causale tra la qualità della dimensione pubblica del personaggio preso di mira e il contenuto del messaggio satirico.

A ben vedere, infatti, qui il messaggio satirico non solo non è coerente, ma collide clamorosamente con la qualità della dimensione pubblica di Obama. La circostanza che Obama è il primo presidente nero di uno Stato che fu tra gli ultimi ad abolire la schiavitù e la discriminazione razziale viene neutralizzata da un’affermazione che riporta i neri alla condizione di soggetti privi di ogni diritto, potendo essi esistere in natura, secondo una visione razzista, soltanto in qualità di bianchi abbronzati.

La battuta di Berlusconi su Obama sarebbe riconducibile al diritto di satira soltanto in un ordinamento che pratica la discriminazione razziale, che cioè considera soggetto di diritto solo il bianco, sebbene abbronzato. Un ordinamento, cioè, nel quale fruitore della satira è un pubblico razzista, che è poi il target al quale Berlusconi, volente o nolente, ha strizzato l’occhio pronunciando quella imbarazzante frase.

Tuttavia, va precisato che quello commesso da Berlusconi è un reato difficilmente perseguibile, perlomeno in Italia, perché commesso all’estero (Mosca). A meno che non lo si consideri “delitto politico”, così da poterlo perseguire anche se commesso all’estero, peraltro a richiesta del ministro della Giustizia. Per l’art. 8 del codice penale va considerato “delitto politico” il delitto “che offende un interesse politico dello Stato”. Ma non vi sono state rotture diplomatiche con gli Stati Uniti, o cose del genere. In conclusione, quella battuta è destinata a rimanere una figuraccia.

da i] difesa dell'informazione

 

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Il vigile da Carta Canta di Marco Travaglio

"Sta prendendo forma una nuova architettura di governo del mondo basata su principi simili a quelli del New Deal. L'idea del primato della politica sull'economia, l'idea del mercato finanziario che non si autoregola. Puoi anche scrivere un codice della strada di mille articoli, ma non funziona se non hai i semafori, i vigili e le multe. Per questo si devono vietare i paradisi legali, gli strumenti della tecnofinanza".
(Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, Corriere della sera, 9 novembre 2008).


"La Fininvest operava attraverso due comparti societari. Il "Gruppo A" - ufficiale - e il "Gruppo B", riservato. Lo spiega l'avvocato inglese David Mills, il professionista londinese che ne costruì l'architettura: 'Il Gruppo B è un'espressione utilizzata per differenziare le società ufficiali del gruppo A da quelle, pur controllate nello stesso modo dalla Fininvest, che non dovevano apparire come società del gruppo per essere tenute fuori dal bilancio consolidato. Un promemoria definiva le società del gruppo B 'very discreet' (molto riservate), perché il collegamento con il gruppo Fininvest rimanesse segreto. La Kpmg individua 64 società off-shore su tre livelli. Al primo appartengono 29 sigle, distribuite geograficamente in quattro aree. 'Ventuno società hanno sede nelle Isole Vergini inglesi, cinque nel Jersey, due alle Bahamas, una a Guernsey'. E tra queste - la ricorderete - figura All Iberian".
(La Repubblica, 7 aprile 2001).


"Da un resoconto ufficiale del governo delle isole caraibiche di Antigua e Barbuda si apprende che 'il primo ministro italiano Silvio Berlusconi si è offerto di aiutare Antigua e Barbuda a ridurre ulteriormente il loro debito nei confronti di altri Paesi del mondo'... Sembra proprio strano dover correre in aiuto di un paradiso fiscale con prestiti e condoni, anche perché non pare che finora Antigua e Barbuda abbiano perso del tutto le caratteristiche di un paradiso, nonostante gli sforzi dell'Ocse".
(www.osservatoriosullalegalita.org, 27 settembre 2005).


"'Nessun uomo è un'isola, eccetto Silvio' ha titolato il Guardian il 5 dicembre scorso. Infatti pare che da pochi mesi Silvio (da intendersi come Berlusconi) sia anche un'isola, che si chiama appunto 'Silvio Bay'... Si tratta solo di una piccola isola caraibica sotto la giurisdizione del Belize, noto paradiso fiscale e societario".


(www.osservatoriosullalegalita.org 1 gennaio 2005). da Carta Canta

 

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I misteri di una telofanata  di mariopinzauti

In un primo momento è stata definita “cordiale” ,poi “affettuosa.”. I giudizi, riferiti alla telefonata di venerdi sera tra Obama e Berlusconi vengono da amici e famigli del nostro Presidente del Consiglio. Amici e famigli del Presidente eletto degli Stati Uniti invece per ora tacciono. Perché? Elementi sicuri per dare una risposta precisa per ora mancano, abbondano però indizi che rendono a dir poco misteriosa la vicenda. Per tutta la giornata di venerdi Berlusconi ha atteso, si può dire, con la bava alla bocca, una chiamata di Obama. E non senza ragione. La sera prima , a Mosca, aveva fatto quell’apprezzamento sul colore della pelle del vincitore delle elezioni Usa, l’aveva ripetuto la mattina stessa di venerdi in una conferenza stampa a Bruxelles. Aveva dunque buoni motivi per ritenere non casuale che Obama avesse già chiamato i principali statisti europei-da Sarkozy alla Merkel-per ringraziarli dei loro messaggi di congratulazioni ma ancora non si fosse messo in contatto con lui. Ricordando anche le sue dichiarazioni di sperticata ammirazione per Bush espresse fino a pochi giorni prima il Cavaliere ha probabilmente avvertito allora il morso del dubbio, ha temuto di essere oggetto di un’umiliante anche se non immeritata esclusione. Fatto sta che, secondo notizie riportate sabato dai giornali, o direttamente o attraverso qualcuno dei suoi ,ha preso a tempestare di sollecitazioni l’ambasciatore italiano a Washington e l’italo-americana Nancy Pelosi,che è speaker (presidente) del Congresso degli Stati Uniti, invitandoli a intercedere presso il forse incacchiato, Barack Obama, il quale,mentre le intercessioni erano in atto,acuiva i tormenti di Silvio chiamando per telefono il presidente egiziano,quello pachistano ,il sovrano saudita e forse,secondo indiscrezioni non confermate,i capitani reggenti di San Marino. Solo alle 22, dopo che, sempre secondo fonti giornalistiche, la carovana dei supplici si era ingrossata,Barack Obama si convinceva a mettersi in contatto con Berlusconi .Avveniva così la telefonata forse cordiale,forse affettuosa,forse un poco o tanto estorta.

continua su politicablog.info

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Imbecille sarà lei di Leonardo Coen

Imbecille. Dal dizionario Devoto-Oli: “Persona di scarsa intelligenza e con poco buon senso o dal comportamento stupido”.
Infatti. Obama ha telefonato ai leader europei per ringraziarli dei loro messaggi di felicitazione.
Non ha chiamato Berlusconi. Per il suo comportamento imbecille, presumo. Mi sia consentito l’uso di questa parola, come del resto ha fatto il nostro esimio presidente del Consiglio nei nostri confronti. In un film, qualcuno dava dell’imbecille a Totò e lui gli ribatteva: “Eh no, caro signore, l’imbecille sarà lei!”.
Devo dire che oggi provo ancora più sconcerto e vergogna. Sarà faticoso spiegare ai colleghi stranieri che metà degli italiani si è indignata (l’altra metà, purtroppo, continua a pensare che B. è il nuovo uomo del destino).
Non c’è limite al peggio. O meglio: il peggio non ha proprio alcun limite, la cafonaggine politica trova persino - vedi il Giornale - strenui difensori.
Poi, ma soltanto alle 22 e 10 di questo interminabile (per B.) venerdì 7 novembre, finalmente Obama si fa vivo. Le formalità di rito sono salve. Tuttavia, il cospicuo ritardo rispetto ai colloqui telefonici con gli altri leader del G8 è diplomaticamente significativo. Obama ha avuto rispetto per l’alleata Italia, ma ha fatto patire al suo premier una lunga punitiva attesa, e questo, nel codice delle relazioni internazionali, è un segnale ben preciso: con lui la politica delle pacche sulle spalle e degli atteggiamenti goliardici non funziona, anzi, non è affatto gradita.
Persino in Russia, e nonostante l’ostentata amicizia con Putin, è stato steso un velo pietoso sulla gaffe berlusconiana.
Ieri il pur buon quotidiano moscovita Kommersant aveva la prima pagina occupata quasi per intero da Medvedev (che aveva parlato per 85 minuti davanti all’Assemblea Federale). La notizia della vittoria di Obama era relegata in un minuscolo talloncino. Pessimo giornalismo e prova provata di asservimento al regime. Figuriamoci rovinare l’affollata visita italiana al Cremlino, le firme di ben tredici intese nel campo dell’economia, della cultura e delle adozioni, con l’ennesima berlusconata.
Infatti, solo in Russia - guarda caso - i quotidiani non hanno parlato della gaffe di Berlusconi. Interfax, l’agenzia di stampa meno cremliniana, ha atteso più di 24 ore prima di raccontare l’episodio - riferendosi però alle polemiche successive.
Forse una spiegazione c’è. In Russia razzismo e xenofobia sono una realtà con cui si deve fare i conti. Ricordo che a Mosca il 4 novembre i neonazisti hanno manifestato nella centralissima Novij Arbat (la polizia ne ha fermati 400).
La Russia post-comunista è animata da virulenti movimenti di estrema destra che raggruppano un largo spettro ideologico: alcuni fanno riferimento al nazismo, altri al fascismo o al nazional-bolscevismo, e ancora skinheads, controcultura giovanile, correnti neopagane e ariane. Lungi dall’essere arcaica, l’estrema destra russa rivela indirettamente i profondi sconvolgimenti con cui ha a che fare il Paese da due decenni, a partire dalla necessità di riformare una nuova identità collettiva.mcontinua su Blog Trotter di Leonardo Coen

 

Caso Obama-Berlusconi, Italia ancora una volta zimbello del mondo di Renato Scattarella

Criteche da tutto il mondo per lo sproloquio del Premier

Ancora una volta ne combina una delle sue, ma questa volta non suscita più simpatia il nostro premier, soprattutto perché le sue battutine stile primo novecento non sortiscono più l’effetto desiderato. Già perché l’opinione pubblica si sta rendendo conto che con l’avvento al potere di Obama la nostra leadership appare vecchia e figlia del secolo scorso.

La battuta dell’abbronzatura è vecchia come mio nonno, se non di più, perché si usava molto nell’Italia dei primi del Novecento, quando ai tempi dei primi governi Giolitti eravamo impegnati nella conquista dell’Africa e sui quotidiani nostrani si faceva ironia sul colore della pelle dei conquistati.

Il “negretto” in questione però si dà il caso sia l’uomo che si appresta a divenire il più potente e influente del mondo e il nostro premier invece sembra essere ancora una volta il leader della Repubblica delle Banane. Eh si, la definizione che diede Scalfari del nostro paese ai tempi del Berlusconi II, sembra quanto mai azzeccata oggi che siamo nel “Tardo Impero Berlusconiano”.

Mi piace definirlo un “Tardo Impero” perché mi ricorda quando gli imperatori romani costruivano edifici sempre più grandi e magnificenti, usavano un linguaggio aggressivo e si mostravano nel loro aspetto muscolare (pensiamo alle statue macroscopiche i cui resti sono ancora presenti sul colle del campidoglio e sono il rifugio ideale dei gatti romani), mentre in tutto il mondo la storia prendeva una piega diversa e inaspettata. Ebbene in Italia sembra si sia arrivati a questo finale!

Per tornare alla desolante e poco divertente battuta di Mosca, sui siti e sui giornali di tutto il mondo non si fa che parlarne in termini negativi, c’è chi parla di gaffe infelice ma c’è anche chi la definisce una battuta razzista. Fatto sta che il caso diplomatico è bello che scoppiato e la replica di Berlusconi oggi in conferenza stampa a Bruxelles è come peggiorativa della situazione.

Rispondendo ad una critica di un giornalista americano di Bloomberg, Berlusconi si infastidisce e se ne va replicando al reporter che è un imbecille come gli altri. Non risparmia neanche la “rossa” giornalista del tg3 rea di aver ricordato che c’è imbarazzo nella maggioranza e cosa più grave Obama sembrerebbe non aver gradito la battutina “carina” fatta al fianco di Medvedev in quel di Mosca.

Intanto sul sito dell’autorevole NYTimes non si contano le mail di americani indignati per la triste battuta del nostro premier, sembrerebbe si sia arrivati già a 1.200 e la conferenza stampa di Mosca è l’evento più ripreso degli ultimi giorni da tutti network del mondo.

Dalle parti della maggioranza c’è sconcerto, la solidarietà del Pdl stavolta non c’è stata e pare che Fini sia molto contrariato per la figuraccia planetaria.

L’opposizione ovviamente si scaglia contro il premier, Walter Veltroni a caldo aveva giudicato quella frase una vergogna: "Colpisce gravemente la dignità del nostro Paese". Dario Franceschini, vice segretario del Pd, ha dichiarato: "Chiediamo ai presidenti delle Camere, ai ministri e agli esponenti del governo di dire parole di dissociazione. Facciano sentire la loro voce per dire che sono sbagliati questi toni, gli insulti e il turpiloquio".

Cesa dell’Udc rincara la dose, sottolineando la figuraccia dell’Italia di fronte al mondo e la grave irresponsabilità di Berlusconi.

Un focolaio di polemiche che colpisce non poco la credibilità del nostro paese e indebolisce i rapporti da sempre ottimi con gli Usa. La testimonianza è la mancata telefonata di Obama, che subito dopo l’elezione ha telefonato a tutti i leaders europei tranne che al nostro.

Speriamo che Berlusconi non dica che Obama non ha ragione di essere“incavolato nero”!

continua su Agor@ magazine

 

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Boiate Planetarie Nulla è impossibile di Marco Travaglio

“In America – dice Obama – nulla è impossibile”. Ma anche l’Italia non scherza, visto il benvenuto che gli han dato Gasparri (“ha vinto Al Qaeda”) e Al Tappone (“Obama è abbronzato”). La boiata razzista s’inserisce in una tradizione che l’ha reso celebre nel mondo, perché è fuori dai patrii confini che dà il meglio. Le corna a Caceres, in Spagna. L’atterraggio in Estonia (“Bella, l’Estuania”). Le molestie a un’operaia della Merloni in Russia (“voglio baciare la lavoratrice più bella”, con Putin che osservava gelido l’amico Silvio intento ad arrampicarsi sulla giunonica ragazza in fuga). Il ricordo dell’11 settembre (“voglio ricordare l’attacco del comunismo alle due torri”). Gliinsulti al mondo islamico (“Dobbiamo esser consapevoli della superiorità della nostra civiltà su quella islamica, ferma a 1400 anni fa)”. Le ganassate da latrin lover col danese Rasmussen (“E’ più bello di Cacciari, lo presenterò a Veronica”) e col tedesco Schroeder (“Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh”). Il “kapò nazista” al socialista tedesco Schulz. La mania di regalare orologi a chiunque, anche durante il G8. E poi i tentativi di rimediare alle gaffes, raddoppiandole. Come quando rivelò di aver “dovuto riesumare le mie doti di play boy e fare la corte alla presidente Tarija Halonen per portare da Helsinki a Parma l’agenzia alimentare europea”. La Finlandia protestò, e lui esibì una foto della Halonen: “Ma vi pare che io mi metta a far la corte a una così?”. Pezo el tacon del buso. Ora si spera che non incontri mai Mandela: “Ohè, Nelson, troppe lampade eh?”.

continua su Itaca News

 

Old Brianza Berlusconi uno e due di Andrea Fabozzi

Silvio Berlusconi editore ha pubblicato la traduzione italiana di un romanzo di Philip Roth nel quale un professore americano perdeva il posto e la reputazione per una battuta razziale, per altro inconsapevole, riferita a un suo alunno. E' quello che accade nella realtà nel consesso civile americano, ed europeo. Poi c'è Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. Qui da noi. Dove siamo al punto che una frase come «Obama è bello, giovane e abbronzato» altrove semplicemente inascoltabile è diventata oggetto di dibattito. Onorevoli e senatori e ministri si sono impegnati a spiegare che si trattava certamente di parole «affettuose». Un «complimento». Va bene.

Se è così la Casa bianca risponderà presto che Silvio Berlusconi è un rotondo e minuscolo vecchio. E che La Russa che lo ha tanto difeso è un tipo grottesco che fa paura se lo incontri di notte. Senza neanche l'elemento razziale, non sarebbero anche questi complimenti affettuosi?

Siamo ancora il paese di faccetta nera e non possiamo che sdegnarci ogni volta, soprattutto questa volta. Ma scommetteremmo che se Silvio Berlusconi sarà travolto dal discredito mondiale, non perderà per queste sue parole nemmeno un punto nella classifica di gradimento in Italia. L'Italia che è accusata esplicitamente di razzismo dall'Europa per il modo in cui tratta gli immigrati e i cittadini rom. L'Italia che immagina classi separate e - è successo - autobus separati.

L'Italia dove il governo di Silvio Berlusconi dovrebbe fermare gli omicidi razzisti che si moltiplicano, bloccare la violenza neofascista che monta, anche fare smettere quelli che gridano buu allo stadio. Ma è il presidente del Consiglio che fa buu in conferenza stampa.

La disarmante violenza di un uomo che dovrebbe ritirarsi nel suo castello in Brianza a fare quelle battute che non gli consentirebbero nemmeno più in Virginia, passata la vergogna, ci ricorda qual è il paese dove ci tocca vivere.

Uno come lui dovrebbe fiutare tabacco, piantare cotone in Sardegna e non cactus e bere pessimo whisky. In un altro secolo. Ma si sa che beve poco ed è il più votato dagli italiani. Probabilmente non legge i libri che pubblica ma certo ispira i film di Natale che produce. Tutti grandissimi successi. Come Tartufon

continua su Itaca News

Schiaffo di Obama a Berlusconi Chiama 9 leader mondiali e non lui

 

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Ecco come Berlusconi non sconterà i suoi misfatti
 
  
REPORT - SISTEMA GIUDIZIARIO A MISURA DI BERLUSCONI - 1/2
 
  
REPORT - SISTEMA GIUDIZIARIO A MISURA DI BERLUSCONI - 2/2
 

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In nome della Loggia P2 di Red

I "cattivi maestri" quando meno te lo aspetti tornano e lanciano messaggi forti e criptici. Licio Gelli a 89 anni suonati, si scopre conduttore e ideatore di un programma, che andrà in onda su Odeon Tv (ospiti tra gli altri, il senatore a vita Giulio Andreotti, l'intellettuale di destra Marcello Veneziani e il deputato-ideologo di forza Italia, Marcello Dell'Utri), che vuole rifare la storia sua e dell'Italia, sotto la lente deformante della sua loggia segreta P2. Il Venerabile maestro nella presentazione del programma ha dispensato anche molti giudizi e suggerimenti soprattutto al suo discepolo, quel Silvio Berlusconi, tessera 1816, che sicuramente è stato più bravo del maestro stesso, tanto da diventare l'uomo più ricco e potente d'Italia.
E' il Cavaliere (che con disappunto una volta si rammaricò di non essere mai arrivato al grado di "maestro"), stando al messaggio neppure tanto criptico di Gelli, l'unico in grado di portare a compimento il suo antidemocratico e anticostituzionale disegno politico racchiuso nel "Piano di rinascita democratica".

Va qui ricordato un passaggio della relazione che nei primi anni Ottanta fu redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi:

"L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...]

La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici. Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale.

È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento.".

A seguito di quell'inchiesta molti personaggi, soprattutto nelle forze armate, furono poi perseguiti. Molti altri, invece, trovarono il modo per far calare un oblio storico sulla loro appartenenza, tanto da ritrovarceli oggi in posti di potere politico, economico, finanziario e negli apparati più sensibili dello stato.

Nella sua conferenza stampa Gelli è stato molto lucido su tutti gli argomenti più spinosi:

"Per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, l'unico che può andare avanti è Berlusconi", ha detto Licio Gelli. "Avevo molta fiducia in Fini" - ha poi aggiunto - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante (ex-segretario storico del MSI-AN, di cui Fini fu ritenuto il delfino): oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po' di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha".

Gelli poi rimarca le influenze del suo Piano nella politica attuale: "Tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae.. Non condivido il Governo Berlusconi - si è lamentato - perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato".

Il Maestro venerabile della P2 si è, quindi, detto perplesso sul LodoAlfano: "L'immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai". Gelli ha poi affermato che "i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica". Altra profezia gelliana che la dice lunga sul senso della sua operazione mediatica!

Gelli ha poi voluto rendere onore a Marcello Dell'Utri "è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso... C'è una sentenza che Dell'Utri si trascina e che sarà tirata fuori al momento opportuno perche' tutto e' guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza...Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno... La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi".

Come dire al governo: "andate avanti sulla controriforma del sistema giudiziario. Io sono con voi"!  '"In Italia - ha poi sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere...La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni". Altro messaggio criptico, che poi suona come un "avviso ai naviganti", a coloro che detengono il potere: "Archivi completi non né ho mai conosciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere''.

Anche sugli studenti in rivolta, Gelli ha una sua visione e si schiera col governo: "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di... il maestro unico è molto importante perché, quando c'era, conosceva l'alunno, e poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito. Bisognerebbe ripristinare il rispetto del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore è stato malmenato e ha dovuto abbandonare la cattedra". Quanto alle manifestazioni studentesche, "non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli - Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia e dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perché così non crescono educati".

Musica d'oro per le orecchie della destra al governo!

Infine sul fronte terrorismo, Gelli sostiene che "se tornassero le BR ci sarebbero ancora più stragi: il terreno e' molto fertile perché le BR potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c'è nel Paese".

Parole che si affiancano alle allusioni di un altro protagonista di quel periodo oscuro e tormentato degli anni Settanta, primi Ottanta, Francesco Cossiga, ex-capo dello stato, ex- presidente del consiglio, ma soprattutto ministro dell'interno nel ‘78 durante il "caso Moro" (che ci facevano alcuni autorevoli piduisti nel "Comitato di crisi" al Viminale  e nei servizi segreti durante il rapimento del leader democristiano?).

La loggia P2 non esiste più, i suoi adepti si sono spalmati nella diaspora, a seguito della legge che ne proibiva l'esistenza, ma il sistema di relazioni e di potere è ancora lì, intoccabile e determinato a far precipitare il nostro paese in una china autoritaria e illiberale.

Le parole del 'Venerabile' fanno esplodere l'indignazione a sinistra: "Trovo sconcertante che un personaggio come Licio Gelli diventi una sorta di star televisiva e che una rete privata presenti in pompa magna un tal avvenimento", attacca Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato. Le fa eco Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv, secondo cui "non c'è da stupirsi per le parole di Licio Gelli sulla possibilità che Berlusconi porti avanti il suo piano di rinascita democratica, è dall'inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi". Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, definisce "inquietante che vada in onda l'autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica", e avverte: "Dopo i suggerimenti di Cossiga su come condizionare il movimento degli studenti e le dichiarazioni di Gelli dobbiamo essere ancora più avvertiti e vigilanti sui rischi che corre la nostra democrazia".

Per Sergio Flamigni, l'ex senatore del Pci che ha dedicato la sua vita ai 'misteri d'Italia', le lodi a Berlusconi e Dell'Utri rappresentano "la P2 che continua", mentre il ministro ombra dell'Interno Marco Minniti chiama in causa direttamente il premier: "Oggi che è lo stesso Gelli ad indicarlo come il perfetto erede del suo piano di Rinascita, il presidente del Consiglio non ha nulla da dire?". In attesa della risposta di Berlusconi, Dell'Utri è laconico: "Non ho alcun rapporto con Gelli, non ci ho mai parlato - ha detto ai cronisti - Gelli può dire quello che vuole".

Minniti, come il senatore Pd Vincenzo Vita, attacca la nuova trasmissione di Odeon Tv chiedendo che non sia messa in onda: "La conduzione di una trasmissione televisiva - accusa Vita - è verosimilmente illegale essendo stata messa fuori legge a suo tempo la P2. C'è quindi da sperare che già nelle prossime ore l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga seccamente su tale caso". E "indignazione" esprime la Federazione nazionale della stampa: "Si tratta di un personaggio che è stato al centro di torbide manovre politico-affaristiche che hanno inquinato il Paese nei decenni scorsi il fatto che conduca un programma dall'evocativo titolo 'Venerabile Italia' lo consideriamo un vero e proprio insulto alla storia di questa nostra nazione ed un affronto gravissimo al mondo dell'informazione". Per il capogruppo dell'Udc in commissione di Vigilanza Rai, Roberto Rao, "i cattivi maestri come Gelli non dovrebbero trovare spazio in televisione".

Il segretario Anm Giuseppe Cascini smentisce invece Gelli riguardo alla magistratura: "Noi siamo a favore delle sanzioni ai magistrati che violano le regole e gli obblighi - dice Cascini - tant'è vero che abbiamo cacciato i magistrati iscritti alla P2...". continua su Aprileonline

 

Il caso Gelli-Odeon Tv: più inquietante di quello che appare di Roberto Calabrò

La notizia è di quelle da far tremare le vene e i polsi: Licio Gelli, il “venerabile maestro” della loggia massonica deviata P2, l’uomo più potente d’Italia, il personaggio coinvolto in tutte le trame oscure del nostro Paese, sarà il protagonista di una trasmissione televisiva sull’emittente privata Odeon Tv.
Il programma, dal titolo emblematico di “Venerabile Italia”, vedrà Gelli raccontare la sua visione della storia d’Italia in otto puntate. La prima delle quali è prevista per lunedì prossimo.
Come se non bastasse, durante la conferenza stampa di presentazione del programma, il “venerabile maestro” ha ribadito la bontà del suo piano eversivo e affermato, in tutta tranquillità, che Berlusconi – già affiliato alla loggia massonica, tessera n. 1816 - è l’uomo adatto per portare a compimento il famoso “piano di rinascita democratica”.
Ovvero l’instaurazione di una dittatura “soft” nel nostro Paese attraverso gli organismi previsti dalla Costituzione. Non olio di ricino e manganello, metodi ormai superati, bensì tramite strumenti ben più raffinati.
Un piano, quello di Gelli, che secondo molti è già in atto da tempo, almeno da vent’anni. E che proprio con la “discesa in campo” di Berlusconi sta trovando compimento, con la complicità o l’acquiescenza di ampi strati dell’opposizione e di ambienti economico-finanziari vicini al centro-sinistra.
A una lettura attenta, molti punti sono stati già realizzati: dal controllo dell’informazione al bipolarismo, passando per la rottura dell’unità sindacale.
Altri sono in itinere, guarda caso su proposta del governo Berlusconi: norme più stringenti sulla libertà di stampa, riforma del sistema giudiziario con la separazione delle carriere dei magistrati, modifiche costituzionali per ottenere un governo più forte, riforma del Csm.
Ora, che il Paese sia guidato da un ex-affiliato a una loggia massonica deviata il cui obiettivo era il sovvertimento delle regole democratiche dello Stato dovrebbe già metterci in allarme.
Che poi il capo di di quell’organizzazione eversiva – che invece di stare nelle patrie galere, gode incredibilmente di libertà e impunità - lo abbia pubblicamente incoronato come suo successore, è ancora più inquietante.
Assai significativo è anche il silenzio del Governo, da cui ci saremmo attesi una presa di distanza anche “pro forma”, e delle più alte cariche dello Stato, a partire dai presidenti di Camera e Senato.
La vicenda è più grave di quanto non sembri. Il Paese è sfilacciato, le istituzioni democratiche vivono forse il momento più delicato dalla nascita della Repubblica, il Governo sta andando avanti come un caterpillar sulle questioni che riguardano settori strategici della vita civile e sociale.
In questo quadro, e in assenza di un’opposizione parlamentare agguerrita e di un’opposizione reale sul territorio, una svolta antidemocratica – realizzata però attraverso strumenti formalmente legali, come sottolineava Gelli nei primi passaggi del “Piano di Rinascita Democratica” – non è un’ipotesi così lontana dal reale.
Ci attendiamo dal PD e dalle forze della sinistra extraparlamentare un’attenzione particolare su questo argomento. A partire dalla richiesta ad Odeon Tv di non mandare in onda il ciclo di trasmissioni firmate da Gelli.
A noi cittadini spetta il compito di vigilare sulla tenuta delle nostre istituzioni e denunciare ogni tentativo di repressione (peraltro già in atto, come dimostrano i fatti di Piazza Navona) e di inquinamento della vita civile e democratica del Paese. continua su Roberto Calabrò

 

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Annozero Marco Travaglio - Scusate la parolaccia - 30/10/08
 

Gli editti del premier contro la Rai ansiogena di Filippo Ceccarelli

E´ già la terza volta, negli ultimi giorni di inquietudini finanziarie e paure di piazza, che il presidente Berlusconi se ne esce con questa storia della tv, specie pubblica, che diffonde «ansia», «panico», «sfiducia» e «pessimismo».
Sulla base di quanto accadde nell´aprile del 2002 con il cosiddetto «editto bulgaro» (contro Biagi, Santoro e Luttazzi), si è in qualche modo autorizzati a prevedere prossimi siluramenti in ambito Rai. Ma su un altro piano, anche dopo aver fatto secco qualche direttore di rete o di tg, resterebbe aperto il problema di quale televisione potrebbe oggi pienamente rassicurare gli italiani convincendoli ad abbandonarsi alle provvide cure del grande protettore che dispensa loro pace, autorità, sicurezza, armonia; e in più, magari, anche divertimento, allegria, voglia di spendere e fastidio per quei perdigiorno e facinorosi che fanno scioperi e manifestazioni.
Non che a Silvio Berlusconi manchi il genio per inaugurare in quattro e quattr´otto una linea televisiva d´intrattenimento per così dire anestetico. Il punto, semmai, è che nella sua vita il Cavaliere l´ha già fatto, inventando praticamente dal nulla la tv commerciale, e facendo pure i miliardi. Ha raccontato Confalonieri: «Dava suggerimenti agli autori, ai registi, agli attori; creava i format, i titoli dei programma, gli slogan, le promozioni». Avesse avuto un accenno di tette, scrisse a suo tempo Biagi, Berlusconi avrebbe fatto anche l´annunciatrice. In compenso, sempre rispetto all´anatomia femminile, è impensabile che non abbia messo bocca sul casting delle prime e assai vistose ragazzone svampite di Drive in, non a caso cannibalicamente designate come «ragazze fast-food».
Impensabile che il presidente del Consiglio si rimetta a disegnare palinsesti. O che abbia ancora voglia di ordinare, come sempre consapevole della potenza arcaica dei circenses: «Signor regista, per favore, quando inquadra i giocatori del Milan indugi sui più o alti e sui più belli». Come pure, sulla scorta della sua esperienza di cantante confidenziale: «E per le donne, mi raccomando, voglio immagini belle, intense, che facciano sognare. Voglio una lunga serie di baci». Altro che l´ennesimo crollo della Borsa o quelli che si prendono a bastonate in strada per la riforma Gelmini.
Sennonché il sommo protettore del paesaggio televisivo, il tutore della realtà e delle sue possibili rappresentazioni, l´ideologo del marketing e della pubblicità, il messia del dominio spettacolare che ha cambiato l´arte di governo in Italia, insomma Berlusconi, è anche un illusionista, un seduttore e un imbonitore. Le antiche parti e tecniche dei teatrini ambulanti che Guy Debord, il profeta de La società dello spettacolo, ha posto a fondamento dell´odierno potere, si adattano infatti assai bene al premier e ai dispositivi che più di ogni altro egli riesce a innescare e a farsi tornare utili in termini di sovranità.
Dalla calza primigenia, cioè dalla benda di seta posta sull´obiettivo della telecamera per rendere l´immagine più magica, morbida e sognante nella sua prima apparizione politica, alla scrivania di ciliegio del contratto con gli italiani del 2001, dall´immagine dell´ «Esercito del Bene» a quella del «Buon Padre di Famiglia», ecco, è per questa via che si accede al Sancta Sanctorum dell´immaginario berlusconiano, che nell´era dell´immagine è fatto specialmente di premesse, segni, simboli, visioni e poi anche di ritmi, colori, rumori, spazi, emozioni, luoghi, volti, corpi: da Emilio Fede, per intendersi, a Mara Carfagna passando per Dell´Utri, Bondi, Apicella e per tutta la sacra famiglia di Arcore, Macherio e La Certosa con le sue regali attrazioni anch´esse parte dell´armamentario.
Ma è precisamente qui che si fa anche delicata la faccenda della tv che trasmette angoscia (e perciò sfiducia) o che invece diffonde serenità (e quindi consenso). Questione delicata, cruciale e per certi versi addirittura un po´ misteriosa, essendo certe cose decisive proprio perché non si dicono, ma si mettono in pratica senza alcun tipo di annuncio, e invece il Cavaliere le dice, le annuncia e anzi continua a teorizzare il tele-minculpop, sia pure alla rovescia, promettendo rosee nuvolette di cloroformio sul piccolo schermo.
C´è ormai su questo aspetto del comando berlusconiano una cospicua e controversa letteratura che attinge sì alla politica, ma anche alla psicologia, alla letteratura, all´antropologia, forse anche alla fisica e persino alla chimica. Difficile qui anche solo azzardare una decente sintesi. Ma per tornare a terra, e quindi alla tv ansiogena e a quella sedativa, varrà giusto la pena di segnalare che un momento interessantissimo, autentica pietra miliare di questa dinamica si ebbe a Genova, durante il turbolento G8 del luglio 2001.
Berlusconi ha tutta l´aria di esserne rimasto scottato. Mai come in quell´occasione l´energia dell´addolcimento visivo e ottimistico gli prese la mano. Nulla fu trascurato per fare bella figura: lussi, regali, menu, decorazioni, statue, fioriere e ordinanze contro i panni stesi. Fu pure camuffato, in stile genericamente rinascimentale, un intero palazzo, «Io lo dico sempre: la fiction è meglio della realtà» si lasciò scappare il Cavaliere durante un sopralluogo. Giunse addirittura a far cucire con il nylon dei succosi limoni su certe piante fuori del Palazzo Ducale. Poi, a due passi da quell´Eden fasullo, accadde quel che si sa. C´era la tv e tutti, ma tutti tutti, videro fuoco, fiamme, sangue, poliziotti che bastonavano i manifestanti, anche quelli con i bambini in braccio. Proprio durante un tg dal Quirinale si attaccarono al telefono, e Berlusconi ancora se lo ricorda. Era quella un´ansia diffusa molto umana, e un po´ anche provvidenziale.  continua su libertàgiustizia

 

+ i sondaggi vanno giù, + mi prendo la tv di Giuseppe Giulietti

Per settimane e settimane i tg, pubblici e privati, ci hanno inondato di sondaggi che segnalavano la irresistibile fuga di Silvio Berlusconi. La luna di miele sembrava non finire mai. Il presidente pareva destinato a sfondare il muro del cento per cento, stabilendo un record bulgaro, per citare una nazione a lui tanto cara. Le ultime giornate, invece, sono state cariche di amarezza per il vecchio Silvio. Qualche onda anomala,una marea di persone al circo Massimo,sono bastate a invertire  la tendenza, a dimostrazione che il malessere sociale e le aspettative deluse non si possono acquistare a colpi di spot, né si possono fermare minacciando il ricorso alla celere:.Sulla Repubblica di oggi Ilvo Diamanti,con la consueta chiarezza,segnala la grande rilevanza che gli italiani assegnano al tema della scuola pubblica. La metà della popolazione sta con gli studenti,Questo movimento attraversa l’Italia,entra nelle famiglie,supera le tradizionali divisioni di schieramento ,si fonda su esigenze reali. Finalmente il tema della sicurezza comincia a essere declinato anche nei termini della sicurezza sociale intesa come diritto alla scuola,alla salute,ad un lavoro dignitoso. Proprio per questo Berlusconi  e ii suoi  hanno manifestato una rabbia così scomposta,.Non hanno cercato di capire le ragioni profonde di questa ondata,ma hanno scelto la via breve e consueta dello spot:”sono facinorosi,sono estremisti,sono comunisti”: questa consolidata tecnica mediatica e politica comincia,tuttavia,a mostrare le prime crepe. Noi ci riferiamo solo alle grandi manifestazioni di questi giorni,ma anche ad un sondaggio curato da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera e che,per la prima volta,segnala un decremento del 18 per cento dei consensi al governo e a Berlusconi,Dal momento che gli stessi sondaggi venivano presi per oro colato quando segnalavano il volo di Berlusconi,sarà il caso di prenderli altrettanto seriamente in questa occasione. Comunque si giri la frittata,non vi è dubbio che lo sposo abbia cominciato a deludere la signora Italia.Solo il tempo e l’intelligenza delle opposizioni ci dirà se questa tendenza sarà confermata. Nel frattempo Berlusconi si prepara a ricostruire il polo Raiset, suo autentico punto di forza per imporre l’agenda politica e mediatica e per prolungare una luna di miele artificiale. Non a caso,in queste ore,ha già borbottato che ,dopo la manifestazione del PD,sarà più difficile rispettare  gli accordi in materia di vigilanza e sugli assetti futuri della Rai. In altre parole il presidente del consiglio nonché proprietario di Mediaset vorrebbe scegliere persone di sua fiducia anche nell’ambito delle opposizioni.,possibilmente persone che abbiano già dato prova di girarsi altrove quando saranno compilate le nuove liste di proscrizione e quando sarà messo il silenziatore a quelle trasmissioni che,per usare la sua espressione,”generano ansia”.Il controllo quasi integrale delle tv sarà il prossimo sicuro obiettivo che re Silvio detterà alle sue truppe  d’assalto. Le autorità di garanzia non potranno continuare a far finta di non vedere. A questo proposito ci piacerebbe sapere quali decisioni siano state assunte in materia di pluralismo informativo dopo i clamorosi dati forniti dalla stessa autorità.
In ogni caso ci sembra quanto mai opportuna una immediata riunione di tutte le opposizioni per stabilire,anche in questa materia,una comune strategia  da portare avanti e non    solo nella sede della commissione di vigilanza,ma anche in tutte le possibili sedi internazionali e nazionali.
L’impegno per la salvaguardia dei valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione non prevede una divisione tra moderati e radicali,ma più semplicemente una divisione tra quanti credono ancora in una società aperta e plurale e quanti credono che una democrazia moderna  non abbia bisogno di un Parlamento,ma di un consiglio di amministrazione. continua su Articolo 21

 

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Sta preparando l'assalto finale... di Giuseppe Giulietti

Per una volta nella vita,sia pure a malincuore,mi tocca rendere pubblica lode a Silvio Berlusconi.
Sino ad oggi, infatti, lo avevamo dileggiato chiamandolo il re della rettifica e della smentita,ma in queste ore ci ha smentito tutti, non rettificando una delle affermazioni più sconcertanti e inquietanti che gli sia mai capitato di rilasciare. Forse ha fatto bene,dal momento che i giornali di oggi, salvo pochissime e consuete eccezioni,non hanno ritenuto di occuparsene. Veniamo ai fatti :sabato mattina,sulla prima pagina del Corriere della Sera, Francesco Verderami, un giornalista sempre ben informato, ha raccontato di un incontro tra Berlusconi e alcuni imprenditori italiani. Nel corso della simpatica riunione re Silvio avrebbe invitato i facoltosi amici a smetterla di spendere soldi per acquisire spot dalla Rai,almeno sino a quando il servizio pubblico dovesse continuare a mandare in onda trasmissioni che danno l’ansia. Iin un paese normale sarebbe scoppiato il putiferio. Qui da noi si registrano le reazioni del senatore Zanda,  di Articolo 21, dell’Usigrai e di pochissimi altri. Non casualmente il presidente, sino ad oggi,non ha ritenuto di smentire,del resto le stesse parole le aveva già utilizzate in altre occasioni. Durante la crisi delle borse aveva invitato gli italiani ad acquistare azioni Mediaset,cosa ritenuta normale dai cosiddetti opinionisti liberali. In altra occasione aveva arringato i direttori perché i TG pubblici :“trasmettono ansia”. Sarà bene ricordare che per Berlusconi la parola ansia è associata a tutte le trasmissioni,ormai pochissime,che ancora danno spazio al malessere sociale o,addirittura,si permettono di dare la parola a genitori,insegnanti studenti. Non casualmente i suoi picciotti hanno già cominciato a chiedere provvedimenti esemplari contro Fabio Fazio,contro Santoro e Travaglio,contro Blob,contro Lucarelli che continua a rompere le scatole con questa storia della mafia,per non parlare poi delle inchieste della Gabanelli…..Non contento Berlusconi ha fatto sapere che anche alcuni giornali stanno dando troppo spazio agli studenti,creando ansia. Quando il presidente comincia a ripetere in modo ossessivo un concetto,palesemente falso,significa che sta preparando l’assalto finale. Così accadde per l’editto bulgaro,cosi accadrà per la rai.Nell’articolo del Corriere,tuttavia,non c’è solo la minaccia verso le trasmissioni sgradite,ma addirittura la minaccia delle sanzioni economiche.Il proprietario di Mediaset invita alcuni investitori a levare i soldi dalla Rai sino a quando non sarà ridotta o indotta a più miti consigli. Nel frattempo gli investitori potranno sempre acquistare azioni Mediaset,dal momento che lo stesso presidente le ha indicate come le più sicure sul mercato. Nelle stesse ore il fido Gasparri,tra una minaccia e l’altra rivolta a Santoro,ha trovato il tempo di minacciare lo sciopero del canone. Lo ha fatto mentre persino l’autorità di garanzia delle comunicazioni denunciava lo strapotere del governo nelle reti pubbliche e private. La mancata smentita di Berlusconi è la più clamorosa conferma del disegno prossimo venturo. L’intenzione dichiarata e strillata è quella di annullare anche le ultime diversità editoriali sopravvissute.
Alle opposizioni spetta il compito di promuovere un’azione comune,in Europa e in Italia,per denunciare quanto sta accadendo, per altro in aperto contrasto con gli stessi principi comunitari.
Nelle prossime ore Articolo 21 chiederà a tutte le forze politiche e associative di sollecitare l’intervento di tutte le autorità istituzionali e di garanzia. Sono in discussione, non solo i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione,ma persino i più elementari principi che regolano il libero mercato. Le autorità di sistema, a cominciare dall’antitrust(presieduta da Antonio Catricalà già segretario generale a Palazzo Chigi durante il precedente governo Berlusconi),non possono fingere di chiamarsi Pasquale ,per usare una celebre espressione di Totò, o trincerarsi dietro formalismi o cavilli. La stessa Corte Costituzionale deve vigilare sul principio di rispetto della autonomia della Rai dagli esecutivi,principio che dovrebbe essere considerato ancora più inviolabile quando il presidente del consiglio è anche il quasi monopolista del settore.
Sono queste le ragioni che dovrebbero indurre tutta l’opposizione,e non solo l’ opposizione,a non cedere sulla commissione di vigilanza,a sostenere la candidatura di Leoluca Orlando,ad esprimere una squadra per il prossimo consiglio della rai autorevole,compatta,lontana da ogni forma di subalternità e di consociativismo politico o affaristico.
Ugualmente bisognerà trovare il modo di riportare il tema della libertà e del’ autonomia della comunicazione al centro della agenda politica e culturale.
Berlusconi tenterà di espellere quello che non gli piace. promuoverà una campagna di oscuramento e di diffamazione contro ogni forma di onda anomala. Non bisogna rassegnarsi. Guai a considerare normali le minacce di queste ore! Guai a lasciar passare,senza una adeguata reazione, vicende come quelle descritte dal Corriere. Guai a fingere di non sentire l’assordante silenzio delle autorità di garanzia.
Per queste ragioni abbiamo chiesto all’avvocato Domenico D’Amati di intraprendere tutte le azioni possibili a tutela della legalità e dell’interesse generale.
Nel frattempo sarà bene cominciare a preparare la grande manifestazione per la qualità e la dignità di chi produce e di chi riceve la comunicazione, proposta da Flavio Lotti,coordinatore della Tavola  della Pace, e da tante associazioni del volontariato laico e cristiano,che dovrebbe essere convocata per il prossimo 10 dicembre a Roma.
Noi ci saremo e lavoreremo perchè quella piazza e quella giornata diventino davvero una nuova grande piazza(come è accaduto ieri al circo Massimo) dell’ unità e della libertà. continua su Articolo 21

 

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Il Disegno è semplice e comincia a diventare visibile:
1) Abolire il Parlamento e 2) Staccare l’Italia dall’Europa.
Tutto ciò dimostra che il programma P2 in parte è già stato realizzato, in parte è rivisitato per aggiornare e modernizzare. I reduci della P2 stanno dicendo, senza più nascondersi dietro finte istituzioni: si può fare di più, molto di più. Stiamo parlando del Regime impiantato, in modo ormai molto saldo, in Italia, da Silvio Berlusconi. Vediamo prima i fatti compiuti.
La Magistratura è sotto schiaffo. Pende su di essa una riforma-muserola. E’ circondata da leggi e “Lodi” che impediscono (verso alcune persone) l’azione penale. E ogni dichiarazione di magistrati, per quanto garantista dalla Costituzione, viene denunciata come ribellismo e attacco alla politica.
La Forza Armate hanno un ruolo nuovo, mai avuto nel Paese. Pattugliare l’Italia con armi da guerra in cerca di zingari. Per compensare questa funzione umiliante, alcuni generali parleranno nelle scuole italiane per la gloria del 4 novembre. E’ la data di una antica vittoria contro un Paese che fa parte, con noi, della Comunità Europea. Ma tutto serve per cancellare la Resistenza.
I media sono sotto sequestro. Persino i sondaggi favorevoli al candidato presidenziale Obama, considerato per prudenza “non amico” di Berlusconi (perché avversario di Bush) vengono taciuti o sminuiti nei telegiornali italiani. In questi giorni, riferendosi ai media italiani, il “Financial Times” ha detto “consenso bulgaro”.
Una ventata di razzismo ha invaso le polizie locali e le ronde leghiste assecondate da un governo che promuove la segregazione della scuola e la caccia ai bambini Rom. Inoltre, d’ora in poi in Italia, il medico che cura un clandestino lo deve subito denunciare e consegnare alla polizia.
Tutto ciò è già fatto.
Adesso è urgente rendere il Parlamento inerte, umiliato, senza lavoro, inutile, in modo da farne sempre più oggetto di sfiducia e dileggio dei cittadini.
Quanto al distacco dall’Europa, comincia adesso la parte finale, col pretesto del “Pacchetto Ambiente”: isolare l’Italia affinché l’Europa smetta di garantire ciò che resta della libertà di opposizione in questo Paese.

continua su Micromega

 

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Passaparola Informazione Nordcoreana
 

Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria

Liberation, 14.10.08, Intervista a Massimo Cacciari di  Eric Joszef

Eletto esattamente sei mesi fa con circa il 47% dei voti, Silvio Berlusconi vola nei sondaggi. Malgrado la crisi economica, il Presidente del Consiglio italiano, settantaduenne, oggi ha il consenso, secondo i sondaggi, di due italiani su tre. Filosofo, sindaco di Venezia e libero opinionista della sinistra riformatrice italiana, Massimo Cacciari analizza questa popolarità.

Come spiegare un tale stato di grazia ?

I fattori sono evidentemente multipli, ma principalmente c’è la colossale delusione provocata dal governo uscente di Romano Prodi indebolito dai continui litigi all’interno della maggioranza di sinistra. Per conseguenza, questa situazione ha favorito Berlusconi che, per la prima volta, e diversamente dalle sue precedenti esperienze di governo nel 1994 e nel 2001, è uscito dalle elezioni di aprile 2008 con una solida maggioranza. Oggi non ha bisogno di fare una mediazione politica con i suoi alleati. E’ solo al comando, il capo indiscusso. In questo contesto, è bastato che abbia risolto, almeno provvisoriamente, qualche problema come quello della spazzatura di Napoli per volare nei sondaggi. Silvio Berlusconi è molto bravo a vendere aria. Il saper comunicare resta un fatto essanziale della politica. Mentre oggi può giocare da solo, sfrutta al massimo questa situazione, visto che, tra l’altro, possiede una buona parte dei canali d’informazione. Sull’immigrazione, la sua maggioranza moltiplica i discorsi, ma in realtà gli sbarchi di clandestini aumentano. Per la sicurezza, ha spettacolosamente piazzato 3000 soldati nelle strade (una goccia d’acqua se paragonati ai 400.000 membri delle forze dell’ordine), ma pagati con il budget della polizia. Berlusconi proclama che il federalismo fiscale che ha appena adottato, darà ai comuni più soldi, ma in realtà i tagli dei budget sono stati terribile per le municipalità. A Venezia, ci mancano 5 milioni di euro.

Perchè la crescita zero non intacca la sua popolarità ?

L’Italia è in preda ad una crisi reale. Siamo in una situazione di prepanico. Storicamente, quando la classe media ha paura, vota per le destre. E in più Silvio Berlusconi è stato abile. In campagna elettorale non ha promesso dei miracoli. Al contrario, ha esagerato la crisi parlando di situazione analoga al 1929 e si è presentato come il più adatto ad affrontare la tempesta. L’altro elemento importante è stata l’inesistenza di un’opposizione di sinistra. I responsabili della sinistra non hanno imparato niente durante in Governo di Romano Prodi. Si sono attaccati mutualmente al posto di trovare dei punti in comune per riformare il paese. Hanno una responsabilità storica. Dopo le elezioni di aprile, al posto di riorganizzarsi e di gestire la situazione, il Partito Democratico si è oscurato nella sindrome della sconfitta e non ha più fatto alcun progetto. E’ il regno della polemica, mentre l’opposizione dovrebbe presentare le sue contro proposte sull’immigrazione, la sicurezza o l’economia. Questo corrisponde anche alla crisi ideologica che sta colpendo la sinistra europea in generale.

Il berlusconismo prima esaltava l’individualismo, adesso reclama l’ordine. Perchè?

Con la crisi economica, la destra ha proposto una politica più realista e più moralista. Berlusconi e i suoi collaboratori difendono l’esatto contrario di quello che difendevano dieci anni fa. A quell’epoca erano liberali, oggi parlano di sicurezza, di difesa dei risparmiatori e dei lavoratori o ancora della nazione.

La popolarità di Silvio Berlusconi potrà resistere sul lungo periodo?

Dopo sei mesi di spot pubblicitari, i veri problemi stanno arrivando. L’evoluzione dipenderà in parte dalla capacità a reagire dell’opposizione. Ma di fronte ai pachidermi della sinistra, la destra è strutturalmente più adattabile. C’è un rischio di ritorno al nazionalismo estremo, o peggio alla xenofobia. Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha mai negato che loro sopportano difficilmente l’Europa. All’interno della destra italiana, ci sono anche dei politici eurofobi e micronazionalisti come quelli della Lega Nord che strumentalizzano la situazione. Ma, nella maggioranza, altri partiti politici sanno che la situazione è delicata e che è pericoloso cercare dei capri espiatori. Malgrado i recenti episodi di violenza xenofoba, non c’è pericolo di razzismo in Italia, semplicemente perchè non c’è una base intellettuale e culturale per questo. Rimane comunque che, in una situazione di crisi e d’insicurezza, la tentazione di attribuire la responsabilità dei propri problemi agli altri è sempre molto forte.

tradotto e continua su Che dicono di noi... Cosa ne pensano all´estero?

 

 
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StellaE tu lo sai che sei un bel ciccino beddissimissimo vero?Linguacciae quand'è che si va a zonzo da queste parti qui da me?eh,eh,eh,Rosa rossa 

Ciao ciccino beddo e quando trovi quacosaLinguacciascrivimi sti Computerportatili sono un portento ovunqueAnimoticonunLabbra rosse<<<--Gabrybabelle-->>>
Aug. 11